La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto di un'istanza di affidamento in prova per un condannato a tre anni e undici mesi. La decisione si basa sulla valutazione negativa della personalità del soggetto, caratterizzata da una lunga storia criminale, assenza di stabilità lavorativa e, soprattutto, dalla mancanza di un percorso di revisione critica dei reati commessi. Secondo la Corte, per concedere l'affidamento in prova, non basta l'assenza di nuovi reati, ma sono necessari elementi positivi che dimostrino un reale cambiamento e un avvio verso la risocializzazione.
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