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Acquisto A Non Domino

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48 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Risoluzione del contratto di leasing: auto sequestrata e rinvio
Un utilizzatore stipula un contratto di leasing per un'auto di lusso, ma il veicolo viene sequestrato perché acquistato da un venditore non proprietario. L'utilizzatore avvia una causa chiedendo la risoluzione del contratto di leasing per evizione. La Corte d'appello rigetta la domanda ritenendo che la questione fosse già coperta da un precedente giudicato. L'utilizzatore ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, rilevando la pendenza di un altro ricorso connesso relativo alla revocazione della prima sentenza, non decide nel merito ma dispone il rinvio a nuovo ruolo della causa per valutare la riunione dei due procedimenti.
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Acquisto a non domino: il Picasso rubato torna al proprietario
L'Erede del Proprietario Originario ha rivendicato la proprietà di un disegno di Pablo Picasso, sottrattole nel 1984. Gli Acquirenti sostenevano di aver acquistato l'opera in buona fede da un collezionista per novantamila euro, invocando la regola del possesso vale titolo. I giudici di merito hanno accolto la domanda di rivendicazione, escludendo la buona fede degli acquirenti a causa della totale mancanza di una certificazione sull'origine del quadro. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione, rigettando il ricorso. La Suprema Corte ha chiarito che l'acquisto a non domino non può perfezionarsi in assenza di buona fede, la quale viene meno quando l'acquirente omette di verificare la provenienza di un'opera d'arte di enorme valore. Di conseguenza, l'opera deve essere restituita alla legittima proprietaria.
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Accessione nel possesso: quando l’acquisto errato diventa valido
I Precedenti Proprietari di un terreno hanno citato in giudizio gli Acquirenti, sostenendo che il loro acquisto fosse nullo perché avvenuto da un venditore non proprietario (acquisto a non domino). Gli Acquirenti hanno chiesto invece che venisse accertata l'usucapione del fondo. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dei giudici di merito, dichiarando inammissibile il ricorso dei Precedenti Proprietari. La Corte ha chiarito che, ai fini dell'accessione nel possesso, l'acquisto da un non proprietario costituisce comunque un titolo astrattamente idoneo a unire il possesso dell'acquirente a quello del venditore. Poiché la somma dei due periodi superava i venti anni, gli Acquirenti hanno legittimamente usucapito il terreno, a nulla rilevando lo stato di parziale abbandono rilevato dal consulente tecnico.
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Simulazione del contratto: perde l’immobile chi è in mala fede
Un acquirente ha promosso un'azione di rivendica per ottenere il rilascio di un immobile occupato da un terzo. I giudici di merito hanno accertato che l'immobile proveniva da una catena di trasferimenti originata da una vendita fittizia, colpita da una sentenza che ne dichiarava la simulazione del contratto. L'acquirente è stato ritenuto in mala fede al momento del suo acquisto, rendendogli opponibile la simulazione. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell'acquirente. La simulazione assoluta è infatti opponibile ai terzi acquirenti che abbiano agito in mala fede, a prescindere dalla priorità delle trascrizioni nei registri immobiliari. L'acquirente ha perso la causa ed è stato condannato per responsabilità aggravata.
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Usucapione abbreviata: il sottotetto condominiale diventa privato
Un condomino ha citato in giudizio i proprietari dell'ultimo piano di un edificio per far dichiarare la natura condominiale del sottotetto. I convenuti hanno resistito sostenendo di aver acquistato la proprietà esclusiva del locale. La Corte d'Appello ha dato loro ragione, riconoscendo l'avvenuta usucapione abbreviata del bene. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, rigettando il ricorso dell'erede del condomino. I giudici hanno stabilito che i proprietari potevano sommare il proprio possesso a quello dei precedenti venditori (accessione del possesso), poiché il sottotetto era esplicitamente menzionato nei rispettivi atti di acquisto e aveva perso ogni funzione comune fin dal 1988, anno di smantellamento dell'impianto di riscaldamento centralizzato. Di conseguenza, il locale appartiene in via esclusiva ai proprietari dell'ultimo piano.
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Usucapione abbreviata: vince il proprietario contro i compratori
Il caso nasce dalla contestazione sulla proprietà di un terreno. Il Proprietario Originario ha rivendicato il bene acquistato tramite donazione. I Compratori, che avevano acquistato il terreno da un soggetto non proprietario, hanno richiesto il riconoscimento della proprietà per usucapione abbreviata. La Corte d'Appello ha accolto la loro richiesta sommando il loro possesso a quello della precedente venditrice. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del Proprietario Originario. I giudici hanno stabilito che, per usucapire in dieci anni sommando il possesso del precedente proprietario, il tempo necessario deve decorrere obbligatoriamente dalla data di trascrizione del titolo d'acquisto del venditore originario. La sentenza è stata cassata con rinvio.
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Azione di rivendicazione: l’erede batte la falsa usucapione
Un'erede ha promosso un'azione di rivendicazione per recuperare un terreno venduto illegittimamente a terzi da un parente e dal coniuge di quest'ultimo. I venditori avevano dichiarato falsamente nell'atto notarile di aver usucapito il bene, senza però alcun accertamento giudiziale. La Corte d'Appello ha accolto la domanda dell'erede, ritenendo valido l'atto di divisione del 1957 come prova della proprietà nei confronti dei familiari e dei loro aventi causa. La Corte di Cassazione ha confermato questa decisione, dichiarando inammissibili i ricorsi dei terzi acquirenti e della moglie del venditore. La Suprema Corte ha chiarito che chi acquista da chi dichiara un'usucapione non accertata si assume il rischio di un acquisto da un non proprietario, e che l'atto divisorio fa piena prova tra i condividenti e i loro eredi.
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Acquisto di beni culturali: l’esperto perde i reperti contesi
Un noto gallerista d'arte ha acquistato ventuno manufatti tessili precolombiani di inestimabile valore storico, successivamente sequestrati e consegnati ai consolati di Perù e Cile. Il commerciante ha avviato un'azione legale per rivendicarne la proprietà e chiedere il risarcimento dei danni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso del gallerista, confermando che l'acquisto di beni culturali di provenienza illecita o non tracciata non può beneficiare della tutela del possesso in buona fede. Essendo l'acquirente uno dei massimi esperti del settore, egli avrebbe dovuto verificare con estrema diligenza la tracciabilità e le autorizzazioni all'esportazione dei reperti. Di conseguenza, la mancanza di prova di un acquisto legittimo esclude il diritto alla restituzione e al risarcimento.
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Acquisto a non domino: perché il mercante d’arte perde i quadri
Una società specializzata nel commercio d'arte acquista sei dipinti di pregio dall'erede di un conte. Successivamente, un'accademia d'arte ne rivendica la proprietà, avendoli ricevuti in eredità dal conte stesso. La società richiede l'accertamento della proprietà basandosi sulla regola dell'acquisto a non domino. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso della società. I giudici confermano che la società, in quanto operatore professionale del settore, non poteva ignorare che i dipinti appartenessero all'accademia, poiché erano stati esposti in una mostra pubblica con relativo catalogo. Manca quindi il requisito fondamentale della buona fede, escludendo l'applicazione della tutela per l'acquisto a non domino. La società perde la causa e deve pagare le spese processuali.
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Leasing e Acquisto a Non Domino: Auto Sequestrata, Paga la Finanziaria
Un utente stipula un contratto di leasing per un'auto di lusso, ma il veicolo viene sequestrato perché il venditore non era il vero proprietario. La Corte di Cassazione interviene sul tema del leasing e acquisto a non domino, stabilendo un principio fondamentale: se il bene è un veicolo registrato al Pubblico Registro Automobilistico (P.R.A.), spetta alla società di leasing l'onere di verificare la legittima proprietà del venditore. La finanziaria non può scaricare questa responsabilità sull'utilizzatore. La Corte ha annullato la precedente decisione che, basandosi sull'erronea convinzione che l'auto non fosse immatricolata, aveva ingiustamente addossato le conseguenze negative all'utente.
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Mancata formazione del giudicato: leasing salvo dopo inammissibilità
Un utilizzatore stipula un contratto di leasing per un'auto di lusso, che viene poi sequestrata perché il venditore non ne era il legittimo proprietario. Nascono due cause parallele. In una di queste, la Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile. La Corte d'Appello, nel secondo giudizio, interpreta erroneamente questa decisione, ritenendo che la questione fosse ormai decisa e coperta da 'giudicato'. La Cassazione interviene nuovamente e chiarisce un principio fondamentale: una pronuncia di inammissibilità è una decisione di rito e non di merito. Questo comporta la mancata formazione del giudicato sulla sostanza della controversia. La sentenza d'appello viene quindi annullata, e la causa dovrà essere riesaminata.
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Principio di Accessione: Vendi un piano, non l’intero edificio
Una società acquista un immobile scoprendo solo dopo che il venditore non era proprietario di tutte le porzioni vendute. La società chiede quindi di essere riconosciuta proprietaria per usucapione. Un creditore ipotecario si oppone, sostenendo che il venditore avesse acquisito l'intero edificio, inclusi i piani superiori non menzionati nei suoi atti, in base al **principio di accessione**. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che la vendita di una porzione di un edificio (es. i piani inferiori) non trasferisce automaticamente la proprietà dei piani superiori. La Corte ha quindi dato ragione alla società acquirente, confermando che il **principio di accessione** non si applica in modo automatico nelle vendite parziali di immobili.
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Acquisto per abuso edilizio: il Comune vince, il rogito è nullo
La Corte di Cassazione ha confermato la decisione a favore di un Comune contro una società che occupava un terreno. In origine, la precedente proprietaria aveva commesso abusi edilizi e non aveva rispettato l'ordine di demolizione. Di conseguenza, la legge ha attivato l'acquisizione per abuso edilizio, trasferendo automaticamente la proprietà al Comune. Anni dopo, la vecchia proprietaria ha venduto il terreno, ormai non più suo, alla nuova società. La Corte ha stabilito che questa vendita è nulla. Il Comune è il legittimo proprietario e la società acquirente occupa l'immobile senza alcun diritto, dovendo quindi rilasciarlo. La richiesta di usucapione è stata respinta perché basata su un possesso illegittimo e troppo breve.
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Acquisto a non domino: riceve un terreno in dono ma deve restituirlo
Una donna riceve in donazione un terreno da un uomo. I legittimi proprietari, che avevano già una causa in corso contro il donante, ottengono una sentenza per riavere l'immobile e agiscono contro la donna. Quest'ultima si oppone, sostenendo che la sentenza non sia valida nei suoi confronti. La Corte di Cassazione ha respinto definitivamente il suo ricorso. Il caso ruota attorno al concetto di **acquisto a non domino**, ovvero l'aver ricevuto un bene da chi non era il vero proprietario. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile per gravi vizi procedurali, condannando la donna a restituire il terreno e a pagare le spese legali.
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Usucapione Decennale: Salvi i Terzi se il Primo non Paga
Una complessa vicenda immobiliare vede i venditori originari agire in giudizio per riavere i propri immobili, il cui trasferimento era stato ordinato da un giudice a condizione del pagamento del saldo prezzo, mai avvenuto. Nel frattempo, i primi acquirenti avevano venduto gli appartamenti a terzi. La Cassazione ha stabilito che i terzi acquirenti sono diventati legittimi proprietari per **usucapione decennale**. Avendo acquistato in buona fede, con un titolo astrattamente idoneo e posseduto gli immobili per oltre dieci anni, il loro diritto prevale. Il mancato pagamento del prezzo da parte dei primi acquirenti non invalida automaticamente i trasferimenti successivi, ma porta alla risoluzione del primo rapporto, senza pregiudicare i diritti acquisiti dai terzi.
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Usucapione abbreviata: il titolo astrattamente idoneo
La Corte di Cassazione analizza il caso di una disputa sulla proprietà di un lastrico solare, chiarendo i requisiti per l'usucapione abbreviata. La sentenza sottolinea che la mancanza di titolarità del bene in capo all'alienante non invalida il 'titolo astrattamente idoneo' necessario per l'acquisto a non domino, ma ne costituisce il presupposto. La Corte accoglie il ricorso, cassando la decisione d'appello e rinviando per un nuovo esame basato sulla corretta interpretazione dell'art. 1159 c.c.
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Probatio diabolica: prova attenuata in rivendicazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso contro una sentenza di accoglimento di un'azione di rivendicazione immobiliare. Il caso chiarisce che la cosiddetta probatio diabolica, ovvero l'onere della prova in capo a chi rivendica la proprietà, può essere attenuata quando il bene conteso proviene da un comune atto di divisione tra i danti causa delle parti, poiché tale atto implica un reciproco riconoscimento della proprietà.
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Usucapione bene proprio: la Cassazione rinvia il caso
L'ordinanza interlocutoria della Corte di Cassazione affronta il tema dell'usucapione bene proprio. Dei proprietari, dopo aver acquistato regolarmente un immobile, hanno cercato di ottenerne la dichiarazione di acquisto per usucapione per difendersi da un pignoramento. Le corti inferiori hanno rigettato la domanda, sostenendo che non si può usucapire un bene di cui si è già proprietari. La Cassazione, riconoscendo la rilevanza della questione, ha sospeso la decisione in attesa di un'altra pronuncia su un caso analogo.
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Buona fede acquisto azioni: la Cassazione chiarisce
La Corte di Cassazione interviene su un complesso caso di privatizzazione societaria. La sentenza analizza i requisiti per l'acquisto di azioni da un non proprietario, focalizzandosi sul concetto di buona fede. Viene chiarito che la controllata di una società non può invocare la buona fede se era a conoscenza dei vizi del contratto originario. Tuttavia, per un successivo acquirente, la mera notizia di un contenzioso pendente non basta a escludere la buona fede. Infine, la Corte stabilisce che i dividendi non sono frutti civili e la loro restituzione segue regole specifiche.
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Acquisto a non domino: trascrizione non sana il vizio
La Corte di Cassazione chiarisce che in un conflitto tra un acquirente dal vero proprietario e un successivo acquirente da chi non è più proprietario (acquisto a non domino), le regole sulla trascrizione non si applicano. La trascrizione non può sanare il difetto del titolo. La Corte ha dato ragione al primo acquirente, il cui diritto derivava da una sentenza di trasferimento ex art. 2932 c.c. passata in giudicato, anche se il bene era stato nel frattempo venduto a un terzo che aveva trascritto il proprio acquisto.
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