Un erede, rimasto a vivere nella casa familiare dopo la morte del padre, rinunciava all'eredità oltre tre mesi dopo. La Cassazione ha confermato che tale comportamento integra un'accettazione tacita eredità. Secondo l'art. 485 c.c., il chiamato all'eredità che è nel possesso di beni ereditari deve fare l'inventario entro tre mesi, altrimenti è considerato erede puro e semplice. Di conseguenza, la sua successiva rinuncia è stata ritenuta inefficace. La Corte ha stabilito che la valutazione del possesso è una questione di fatto, non riesaminabile in sede di legittimità, e ha respinto il ricorso dell'erede, condannandolo al pagamento delle spese.
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