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Accertamento Tecnico Preventivo (Atp)

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91 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Poteri amministratore società: limiti e terzi
La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società di costruzioni, confermando che i limiti ai poteri dell'amministratore di una società, derivanti da statuto o delibere, non sono opponibili ai terzi contraenti in buona fede. Il caso riguardava un contratto d'appalto per lavori edili in cui si contestava che l'amministratore della società committente avesse superato il tetto di spesa autorizzato. La Corte ha ribadito che, secondo l'art. 2384 c.c., tali limiti non inficiano la validità del contratto verso l'esterno, a meno che il terzo non abbia agito intenzionalmente a danno della società.
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Liquidazione spese legali: Cassazione e minimi tariffari
La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di merito che aveva disposto una liquidazione delle spese legali inferiore ai minimi tariffari in una causa previdenziale. Il provvedimento chiarisce che il giudice non può liquidare un importo onnicomprensivo per diverse fasi processuali, come l'accertamento tecnico preventivo e il giudizio di opposizione, e deve rispettare i parametri minimi stabiliti dal D.M. 55/2014, calcolando il valore della causa sulla base di dieci annualità della prestazione richiesta. La Corte ha rinviato il caso al Tribunale per una corretta rideterminazione delle spese.
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Difetti estetici: la garanzia decennale non opera
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 23440/2025, chiarisce che i difetti estetici di un immobile, come il deterioramento di un rivestimento esterno, non costituiscono 'gravi difetti' ai sensi dell'art. 1669 c.c. se non compromettono la funzionalità o la stabilità dell'edificio. Di conseguenza, la garanzia decennale del costruttore non è applicabile e non si può ricorrere automaticamente alla responsabilità generale per fatto illecito (art. 2043 c.c.) per vizi minori se non sussistono i presupposti autonomi.
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Inadempimento grave e risoluzione del contratto
Una sentenza del Tribunale di Venezia ha dichiarato la risoluzione di un contratto d'appalto per inadempimento grave da parte dell'impresa esecutrice. A seguito della posa di una pavimentazione risultata doppiamente difettosa, prima in magnesite e poi in resina, il giudice ha condannato l'appaltatore a risarcire integralmente i committenti, coprendo i costi per il rifacimento dell'opera, le spese peritali e quelle legali.
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Prescrizione vizi immobile: quando l’azione scade
Una sentenza della Corte d'Appello di Bari analizza un caso di compravendita immobiliare con gravi difetti costruttivi. La Corte riforma parzialmente la decisione di primo grado, dichiarando la prescrizione dei vizi dell'immobile per gran parte delle richieste, in quanto l'azione legale è stata intrapresa tardivamente rispetto alla scoperta dei problemi. Viene confermata la responsabilità solo per i vizi acustici, con una significativa riduzione del risarcimento e l'esclusione di responsabilità per uno dei professionisti coinvolti.
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Opposizione accertamento tecnico preventivo: il caso
Una cittadina ha proposto opposizione ad un accertamento tecnico preventivo (ATP), lamentando sia una valutazione peritale incompleta sia un successivo aggravamento delle sue condizioni di salute. Il Tribunale ha rigettato il ricorso. La motivazione principale risiede nel fatto che la limitazione dell'indagine peritale era stata richiesta proprio dal legale della ricorrente. Inoltre, una successiva perizia sull'aggravamento ha concluso che l'intervento chirurgico subito aveva migliorato la condizione preesistente, non integrando i requisiti per l'handicap grave. Le spese legali sono state compensate tra le parti.
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Risoluzione contratto appalto: grave inadempimento
Un committente ottiene la risoluzione contratto appalto per grave inadempimento di un'impresa edile che aveva abbandonato il cantiere. Il Tribunale ha condannato l'impresa alla restituzione delle somme versate, al netto del valore dei lavori eseguiti, e al risarcimento dei danni per le spese peritali sostenute.
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Valore probatorio modulo CAI: la guida completa
Una recente sentenza del Tribunale di Torino ribalta una decisione di primo grado, attribuendo pieno valore probatorio al modulo CAI firmato da entrambi i conducenti in un sinistro stradale. Il Tribunale ha interpretato la dichiarazione di uno dei conducenti di aver "urtato" l'altro veicolo come un'implicita assunzione di responsabilità, invertendo così l'onere della prova a carico dell'assicurazione. La sentenza ha quindi condannato la compagnia assicurativa e il responsabile al risarcimento integrale del danno, comprensivo di interessi, rivalutazione e spese legali sostenute nelle varie fasi del lungo contenzioso, sottolineando che il modulo CAI, se non contestato con prove concrete, è un elemento decisivo per l'accertamento delle responsabilità.
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Assegno di invalidità: perché il 60% non è sufficiente
Il Tribunale di Napoli ha rigettato la richiesta di una cittadina per l'ottenimento dell'assegno di invalidità. Nonostante le patologie riscontrate, tra cui un disturbo bipolare, la Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) ha quantificato l'invalidità al 60%, una percentuale inferiore alla soglia minima di legge (74%) necessaria per accedere al beneficio. La sentenza sottolinea il valore probatorio della CTU quando basata su un rigoroso criterio medico-legale.
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Gravi difetti immobile: condanna del costruttore
Un acquirente cita in giudizio l'impresa costruttrice per gravi difetti dell'immobile, come umidità e scarso isolamento. Il Tribunale, basandosi sulla perizia tecnica, accoglie la domanda di risarcimento per i costi di ripristino ma rigetta la richiesta per deprezzamento dell'immobile, ritenendo i lavori proposti risolutivi. Rigettate anche le domande per maggiori costi energetici e per la mancata consegna dei certificati per tardività e carenza di prova.
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Spese di lite: chi paga dopo una transazione?
Un caso di responsabilità medica si conclude con una transazione parziale tra l'attore e alcune strutture sanitarie. La causa prosegue contro l'unico convenuto non transigente al solo fine di regolare le spese di lite. Il Tribunale, applicando il principio della soccombenza virtuale, stabilisce che la domanda originaria contro tale convenuto sarebbe stata infondata. Di conseguenza, l'attore viene condannato a pagare le spese di lite alla parte con cui non ha raggiunto un accordo.
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