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Accertamento Parziale

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52 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Recupero aiuti di stato: sì all’accertamento plurimo
La Corte di Cassazione ha stabilito che l'obbligo di recupero degli aiuti di Stato, imposto dal diritto dell'Unione Europea, prevale sul principio nazionale che vieta gli accertamenti fiscali ripetuti per la stessa annualità. Nel caso specifico, un'azienda aveva beneficiato di un'agevolazione IRAP superando la soglia 'de minimis'. L'Agenzia delle Entrate aveva prima emesso un accertamento parziale e poi un secondo per recuperare l'intero importo. La Corte ha ritenuto legittimo il secondo accertamento, disapplicando la norma interna (art. 41-bis, d.p.r. 600/1973) per garantire l'effettività del diritto comunitario e ripristinare la concorrenza.
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Operazioni inesistenti: prova e motivazione dell’atto
Una società ha impugnato un avviso di accertamento per operazioni inesistenti (sovrafatturazione), lamentando vizi di motivazione e carenza di prove. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso della società, chiarendo che per le operazioni inesistenti l'Amministrazione Finanziaria può basarsi su presunzioni, come fatture alterate, e che un avviso non deve necessariamente allegare atti esterni se ne riproduce il contenuto essenziale. La Corte ha però accolto il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, annullando la sentenza di merito per motivazione apparente su altre fatture contestate.
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Accertamento studi di settore: quando è legittimo?
Una società ha impugnato un avviso di accertamento fiscale basato su studi di settore e su irregolarità riscontrate durante una verifica della Guardia di Finanza. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, stabilendo un principio fondamentale: l'accertamento basato su studi di settore è pienamente legittimo, anche in assenza di un preventivo contraddittorio, qualora non si fondi esclusivamente su di essi ma anche su altri elementi concreti, come irregolarità contabili e l'impiego di lavoratori non dichiarati. La Corte ha chiarito che tali elementi sono sufficienti a minare l'attendibilità della contabilità aziendale, giustificando così l'uso di metodi di accertamento presuntivi.
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Accertamento studi di settore: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un accertamento fiscale basato su studi di settore nei confronti di una società in contabilità ordinaria. La decisione si fonda sul fatto che l'accertamento non si basava esclusivamente sugli studi di settore, ma anche su altre irregolarità contabili e sulla presenza di lavoratori non dichiarati, emerse durante una verifica della Guardia di Finanza. Secondo la Corte, in questi casi, non è obbligatorio il contraddittorio preventivo, che è invece richiesto solo quando l'accertamento si fonda unicamente sui risultati degli studi di settore. La regolarità formale delle scritture contabili, quindi, non è sufficiente a precludere questo tipo di accertamento se altri elementi ne minano la credibilità.
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Motivazione per relationem: quando è valida la sentenza?
Una contribuente impugna un accertamento fiscale, sostenendo la nullità della sentenza d'appello per 'motivazione per relationem', ovvero perché si limitava a richiamare la decisione di primo grado. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, chiarendo che tale tecnica è valida se il giudice d'appello non si limita a una mera adesione ma esprime anche una valutazione autonoma e indipendente sui motivi di gravame, come avvenuto nel caso specifico. La Corte ha quindi confermato la legittimità dell'accertamento basato su presunzioni gravi, precise e concordanti.
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Presunzione distribuzione utili in società ristrette
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 7899/2025, si è pronunciata su un caso di accertamento IRPEF a carico di un socio di una società a ristretta base societaria. La Corte ha confermato la legittimità della presunzione di distribuzione degli utili extracontabili ai soci, chiarendo che la ristrettezza della compagine sociale è di per sé un elemento sufficiente a fondare l'accertamento. Ha inoltre ribadito i presupposti per il raddoppio dei termini di accertamento in presenza di reati tributari. Infine, ha accolto il ricorso del contribuente limitatamente all'applicazione delle sanzioni, cassando la sentenza con rinvio per l'applicazione del principio del 'favor rei', in virtù di una normativa sanzionatoria più favorevole sopravvenuta.
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Accertamento parziale: via libera a nuove verifiche fiscali
La Corte di Cassazione chiarisce che, a seguito di un accertamento parziale definito con adesione, l'Amministrazione Finanziaria può legittimamente emettere un ulteriore avviso di accertamento per lo stesso periodo d'imposta, senza la necessità di scoprire nuovi elementi. La sentenza sottolinea la differenza normativa tra la definizione di un accertamento generale e quella di un accertamento parziale, affermando che solo nel primo caso l'azione successiva è vincolata alla sopravvenuta conoscenza di nuovi fatti. Questa pronuncia ribalta la decisione di merito che aveva erroneamente annullato il secondo atto impositivo.
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Accertamento parziale: la Cassazione fa chiarezza
La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza, ha confermato la legittimità di un avviso di accertamento emesso nei confronti di una socia di società a ristretta base partecipativa. La Corte ha distinto l'accertamento parziale dall'accertamento integrativo, specificando che il primo non necessita della sopravvenuta conoscenza di nuovi elementi per essere valido. Inoltre, ha ribadito che per vincere la presunzione di distribuzione di utili extrabilancio, non è sufficiente per il socio dimostrare la propria estraneità alla gestione, ma occorre provare che gli utili non sono stati distribuiti.
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Accertamento successivo: limiti e presupposti
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza in esame, ha rigettato il ricorso dell'Agenzia delle Entrate, stabilendo un principio fondamentale in materia di accertamento successivo. La Corte ha chiarito che un secondo accertamento, successivo a uno parziale, non può basarsi su elementi e documenti già in possesso dell'ufficio al momento del primo atto. Deve invece fondarsi su elementi nuovi, emersi successivamente. Questa regola tutela il diritto del contribuente a una difesa unitaria e completa, impedendo all'amministrazione finanziaria di procedere con accertamenti frammentati o "a singhiozzo".
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Accertamento induttivo: legittimo con prove presuntive
La Corte di Cassazione si è pronunciata sulla legittimità di un accertamento induttivo basato su documentazione extracontabile e movimentazioni bancarie non registrate. Nonostante la contabilità del contribuente fosse formalmente regolare, la Corte ha ritenuto valido l'operato dell'amministrazione finanziaria, fondato su presunzioni gravi, precise e concordanti di maggiori ricavi. L'ordinanza chiarisce i presupposti per l'utilizzo di questo strumento, la validità dell'accertamento parziale e i criteri per la determinazione della percentuale di ricarico, rigettando integralmente il ricorso del contribuente.
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Accertamento analitico-induttivo: quando è valido?
La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un accertamento analitico-induttivo a carico di un'impresa, anche in presenza di una contabilità formalmente regolare. La decisione si fonda sulla presenza di documentazione extracontabile (block notes) e ingenti movimentazioni bancarie non registrate, considerate presunzioni gravi, precise e concordanti di maggiori ricavi. La Corte ha stabilito che tali elementi sono sufficienti a rendere inattendibile la contabilità ufficiale e a giustificare la ricostruzione induttiva del reddito.
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Società schermo: quando i costi non sono deducibili
Un professionista ha utilizzato una società da lui controllata come 'società schermo' per dedurre costi altrimenti non ammessi. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione. Dopo una lunga vicenda giudiziaria, la Corte di Cassazione ha confermato l'indeducibilità dei costi, stabilendo che la società, priva di reale autonomia e con il professionista come unico cliente, rappresentava un'operazione elusiva basata sul principio della sostanza sulla forma.
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