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Accertamenti Dattiloscopici

5 provvedimenti applicano questo termine

Definizione

L'insieme delle operazioni tecniche per individuare, rilevare e confrontare le impronte digitali al fine di identificare una persona.

Norme più ricorrenti in questi provvedimenti

Provvedimenti

Applicazione della recidiva tra reati passati e condanna
L'imputato ha impugnato la sentenza della Corte di Appello contestando l'applicazione della recidiva nel calcolo della pena inflitta. La difesa sosteneva che i giudici avessero motivato la decisione in modo illogico e avessero travisato le prove processuali sulla reale pericolosità del soggetto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso del tutto inammissibile. Il Collegio ha confermato la corretta valutazione della maggiore pericolosità dell'imputato basata su precedenti specifici per furto, su plurime condanne pregresse, su frequenti spostamenti sul territorio accertati tramite rilievi delle impronte e sulla professionalità criminale emersa dalle modalità esecutive del fatto. L'imputato perde il ricorso e deve pagare le spese processuali insieme a tremila euro alla Cassa delle Ammende.
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Ricorso per cassazione inammissibile: le prove non si ridiscutono
L'Imputato è stato condannato per rapina e altri reati. La Corte d'appello ha confermato la responsabilità basandosi sulla testimonianza della vittima, sui tabulati telefonici, sul tracciamento della targa dell'auto e sulle impronte digitali trovate a bordo. L'Imputato ha proposto ricorso sostenendo che gli indizi fossero insufficienti e chiedendo una nuova valutazione dei fatti. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso per cassazione inammissibile. I giudici hanno chiarito che la Cassazione non può rivalutare le prove o sostituire la propria ricostruzione dei fatti a quella logica del giudice di merito. Di conseguenza, l'Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di tremila euro alla Cassa delle ammende.
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Resistenza a pubblico ufficiale: no ai dati, sì alla condanna
Un cittadino ha impugnato la condanna per i reati di lesioni e resistenza a pubblico ufficiale. L'imputato si era opposto con violenza alla richiesta dei Carabinieri di fornire i propri dati anagrafici, spintonando i militari, ferendo un appuntato e rifiutando i rilievi delle impronte digitali. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del cittadino. I giudici hanno confermato la piena consapevolezza dell'uomo riguardo alla legittimità della richiesta delle forze dell'ordine. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del processo e di tremila euro a favore della Cassa delle ammende.
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Impronta su auto rubata: condanna valida senza perizia formale
Un uomo viene condannato per ricettazione di un'auto rubata grazie a un'impronta trovata sul veicolo. La difesa contesta la validità dell'impronta digitale, sostenendo che le procedure di garanzia non sono state rispettate. La Corte di Cassazione respinge il ricorso e conferma la condanna. I giudici stabiliscono un principio importante: il prelievo di impronte è un'attività materiale e urgente che non richiede le complesse formalità previste per gli accertamenti tecnici irripetibili. La testimonianza dell'agente che ha eseguito il rilievo e la comparazione è sufficiente a fondare la prova. La condanna diventa quindi definitiva.
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Ricorso inammissibile: quando è generico e ripetitivo
Un soggetto, condannato per false dichiarazioni a un pubblico ufficiale, ha presentato ricorso in Cassazione chiedendo il riconoscimento della particolare tenuità del fatto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile perché i motivi erano una mera ripetizione di quelli già respinti in appello, senza una critica specifica alla sentenza impugnata. La decisione si fonda anche sulla condotta dell'imputato, che aveva ammesso la propria identità solo dopo gli accertamenti dattiloscopici.
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