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Abuso Del Diritto

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377 provvedimenti applicano questo termine

Provvedimenti

Merger Leveraged Buy Out: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito la legittimità di un'operazione di merger leveraged buy out (MLBO) precedentemente contestata dall'Agenzia delle Entrate come abuso del diritto. Il caso riguardava una società energetica acquisita tramite una newco indebitata, poi fusa nella società target. La Corte ha chiarito che l'operazione non è elusiva se produce un effettivo 'change of control', ovvero un mutamento sostanziale nell'assetto di controllo, anche qualora i soci originari rimangano nella compagine. La presenza di un nuovo socio con una quota maggioritaria (50%) è stata considerata una valida ragione economica che giustifica la struttura dell'operazione, escludendone la natura puramente fiscale.
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Plusvalenza non realizzata: abuso del diritto fiscale
Una società immobiliare in liquidazione ha ceduto le quote di un'altra società ai propri soci a un prezzo notevolmente inferiore al valore reale. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione, identificandola come una forma di distribuzione di utili mascherata, e quindi una plusvalenza non realizzata tassabile. La Corte di Cassazione, accogliendo il ricorso dell'Agenzia, ha stabilito che i giudici di merito non hanno correttamente valutato l'intera operazione alla luce della sua finalità antielusiva, sottolineando che la cessione a prezzo vile a soggetti correlati costituisce un forte indizio di abuso del diritto.
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Recesso ad nutum: quando non è abuso del diritto
Una società immobiliare si opponeva alla restituzione di un finanziamento ricevuto in base a un contratto preliminare, dopo che la controparte aveva esercitato il diritto di recesso ad nutum. La Cassazione ha confermato la legittimità del recesso, escludendo l'abuso del diritto, poiché motivato dalla sopravvenienza di un sequestro preventivo sui beni della società venditrice, un fatto che giustificava la tutela degli interessi della parte acquirente.
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Abuso del diritto: quando il ricorso è inammissibile
Una società operante nel settore della vigilanza privata ha venduto un marchio a un prezzo notevolmente inferiore al suo valore di acquisto, generando una minusvalenza. L'Amministrazione Finanziaria ha contestato l'operazione come un caso di abuso del diritto. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso della società inammissibile, sottolineando che il suo ruolo non è rivalutare i fatti, ma verificare la corretta applicazione della legge. La Corte ha inoltre confermato che l'abuso del diritto può essere provato anche tramite presunzioni.
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Merger Leveraged Buy Out: non è abuso del diritto
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 16567/2025, ha stabilito un importante principio in materia di Merger Leveraged Buy Out (MLBO). Un'operazione di acquisizione societaria con indebitamento, seguita da fusione, non costituisce abuso del diritto se, nonostante la permanenza dei vecchi soci, si verifica una modifica sostanziale dell'assetto di controllo (c.d. 'change of control'). Nel caso di specie, l'ingresso di un nuovo socio con il 50% del capitale, a fronte dei vecchi soci che hanno ridotto la loro quota dal 50% al 25% ciascuno, è stato ritenuto un mutamento rilevante che giustifica l'operazione e la conseguente deducibilità degli interessi passivi.
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Assegnazione beni ai soci: la Cassazione chiarisce
Una società immobiliare ha ceduto una partecipazione societaria ai propri soci per un valore irrisorio rispetto a quello reale, precedentemente rivalutato. L'Agenzia delle Entrate ha contestato l'operazione, ritenendola un caso di assegnazione beni ai soci finalizzata a sottrarre materia imponibile. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la cessione di beni a soci a un prezzo non di mercato configura una plusvalenza tassabile ai sensi dell'art. 86 del TUIR, una norma con chiara finalità antielusiva. La successiva eliminazione contabile della rivalutazione è stata considerata irrilevante ai fini della valutazione dell'abuso.
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Plusvalenza non realizzata: abuso del diritto
Una società immobiliare cede le quote di una partecipata ai propri soci a un prezzo notevolmente inferiore al valore reale, generando una plusvalenza non realizzata. L'Agenzia delle Entrate contesta l'operazione come abuso del diritto, richiedendo l'applicazione di una ritenuta fiscale. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso dell'Agenzia, stabilendo che la corte d'appello non ha adeguatamente valutato gli indizi di elusione fiscale e rinviando la causa per un nuovo esame basato sui principi anti-abuso.
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Merger Leveraged Buy Out: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione stabilisce che un'operazione di Merger Leveraged Buy Out non costituisce abuso del diritto se, pur generando un vantaggio fiscale, è inserita in un più ampio progetto di ristrutturazione societaria che determina un reale e significativo 'change of control'. Nel caso specifico, l'ingresso di un nuovo socio con una quota del 50% e la conseguente riduzione delle quote dei soci originari dal 50% al 25% ciascuno, ha integrato una valida ragione economica extra-fiscale, rendendo l'operazione legittima.
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Merger Leveraged Buy Out: quando è legittimo?
La Corte di Cassazione ha stabilito che un'operazione di Merger Leveraged Buy Out (MLBO) è fiscalmente legittima se determina un effettivo e rilevante cambio di controllo (change of control) nella società target. Anche se i soci originari restano nella compagine, l'ingresso di un nuovo socio con una quota maggioritaria fornisce una valida ragione economica che esclude l'abuso del diritto, giustificando la deducibilità degli interessi passivi derivanti dall'indebitamento per l'acquisizione.
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Abuso del diritto: no a concordati per ritardare il fallimento
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 20182/2025, ha stabilito che la presentazione di una nuova domanda di concordato preventivo, al solo scopo di eludere le conseguenze negative di una precedente procedura destinata all'insuccesso, costituisce un abuso del diritto. La Corte ha rigettato il ricorso di una società, confermando sia la sua dichiarazione di fallimento sia l'estensione dello stesso a un'altra società, riconosciuta come socia di una supersocietà di fatto. La decisione ribadisce che gli strumenti di risoluzione della crisi non possono essere usati in modo strumentale e dilatorio per paralizzare le legittime istanze dei creditori.
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Cessione di quote: no riqualificazione in cessione d’azienda
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza 21123/2025, stabilisce che la cessione di quote totalitarie di una società non può essere riqualificata in una cessione d'azienda ai fini dell'imposta di registro. La decisione si fonda sulla nuova interpretazione dell'art. 20 del d.P.R. 131/1986, che impone di tassare l'atto per la sua natura intrinseca, senza considerare elementi esterni o l'operazione economica complessiva. Pertanto, la maggiore imposta liquidata dall'Agenzia delle Entrate è stata annullata.
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Abuso del diritto: vendita quote per celare cessione
La Cassazione ha confermato la legittimità di un accertamento fiscale per abuso del diritto. L'operazione, che consisteva nella costituzione di una società per acquistare un terreno e nella successiva vendita delle quote societarie, è stata riqualificata come vendita diretta del terreno, in quanto priva di valide ragioni economiche e finalizzata unicamente al risparmio fiscale.
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Riqualificazione atti: no all’imposta di registro
La Corte di Cassazione ha stabilito che la riqualificazione di atti notarili ai fini dell'imposta di registro deve basarsi esclusivamente sul contenuto del singolo atto, non su elementi esterni o sull'operazione economica complessiva. In un caso riguardante un conferimento d'azienda seguito da cessione di quote, l'Agenzia delle Entrate aveva riqualificato l'intera operazione come una cessione d'azienda. La Corte ha annullato tale riqualificazione, affermando che la cessione di quote e la cessione d'azienda hanno effetti giuridici distinti e non possono essere assimilate ai fini fiscali in base al solo art. 20 d.P.R. 131/1986.
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Abuso del diritto: no a interessi chiesti dopo anni
Una società fornitrice, dopo aver tollerato per circa vent'anni i pagamenti in ritardo da parte di un cliente, ha richiesto il pagamento degli interessi commerciali accumulati. La Corte d'Appello di Bari ha qualificato tale comportamento come un abuso del diritto. Secondo i giudici, il prolungato silenzio del creditore ha generato nel debitore un'aspettativa legittima che gli interessi non sarebbero stati richiesti. La richiesta tardiva, che ha fatto lievitare l'importo, è stata considerata contraria al principio di buona fede, portando alla revoca del decreto ingiuntivo e all'annullamento della pretesa creditoria.
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Esenzione IMU Enti: No se l’immobile è in affitto
Con la sentenza n. 34602 del 30/12/2019, la Corte di Cassazione, Sez. V Civile, ha negato l'esenzione IMU a un'Agenzia per l'edilizia popolare. Il caso riguardava la richiesta di rimborso dell'imposta versata per l'anno 2012 su immobili destinati a edilizia sociale. La Corte ha stabilito che l'esenzione IMU per enti non commerciali, prevista dall'art. 7, lett. i) del D.Lgs. 504/1992, richiede un doppio requisito: l'utilizzo diretto dell'immobile da parte dell'ente e la destinazione esclusiva ad attività non lucrative. Poiché l'Agenzia affittava gli immobili a terzi, sebbene a canone calmierato, viene a mancare il requisito dell'utilizzo diretto, rendendo l'imposta dovuta.
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Abuso del diritto: appello infondato e sanzioni
La Corte di Appello di Firenze ha rigettato l'appello di alcuni inquilini morosi, condannandoli per lite temeraria. La sentenza evidenzia come il loro comportamento ostruzionistico durante la mediazione obbligatoria costituisca un chiaro abuso del diritto, finalizzato unicamente a ritardare il processo. La Corte ha confermato la risoluzione del contratto di locazione per grave inadempimento, ritenendo infondate le eccezioni procedurali e quelle relative all'aumento del canone, dimostrando che l'abuso del diritto non trova tutela nell'ordinamento.
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Abuso del diritto: richiesta documenti e condanna
Un cliente ha richiesto documenti a una banca agendo in via monitoria. Il Tribunale ha revocato il decreto ingiuntivo, ravvisando un abuso del diritto. La richiesta era stata inviata a un ufficio incompetente e il cliente, pur informato, non ha corretto l'errore, violando il dovere di buona fede. La condotta è stata sanzionata con la condanna per responsabilità aggravata.
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