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Valore in dogana e royalties: Brand di lusso perde contro il Fisco

Un’azienda di lusso importava beni da produttori extra-UE, pagando separatamente le royalties per l’uso del marchio a una società collegata. L’Agenzia delle Dogane ha contestato l’esclusione di tali costi dal valore dichiarato, sostenendo che dovessero essere inclusi nel calcolo dei dazi. La Corte di Cassazione ha confermato la posizione del Fisco, stabilendo un principio chiave sul rapporto tra valore in dogana e royalties. I diritti di licenza vanno aggiunti al valore della merce se il titolare del marchio esercita un controllo sul produttore e il loro pagamento costituisce una condizione, anche indiretta, per la vendita dei beni importati. Di conseguenza, l’azienda ha perso la causa.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 15666 Anno 2023
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Pubblicato il 3 giugno 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Royalties e Dazi: Quando il Marchio Aumenta il Valore in Dogana

La corretta determinazione del valore delle merci importate è un passaggio cruciale per ogni azienda che opera a livello internazionale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito un aspetto fondamentale che lega il valore in dogana e royalties, ovvero i pagamenti per l’uso di un marchio. La decisione spiega in quali circostanze questi costi, anche se pagati a un soggetto diverso dal venditore, devono essere inclusi nella base imponibile per il calcolo dei dazi. Questo caso offre spunti importanti per le imprese, specialmente quelle strutturate in gruppi societari complessi.

I Fatti: Un Marchio di Lusso e una Dichiarazione Doganale Contestata

Una nota Azienda di lusso importava in Italia prodotti di alta moda realizzati da fornitori situati fuori dall’Unione Europea. L’Azienda pagava a questi fornitori il prezzo di produzione della merce. Separatamente, versava delle royalties a un’altra società del suo stesso gruppo, con sede in Lussemburgo, che deteneva la proprietà del celebre marchio. Al momento dell’importazione, l’Azienda dichiarava in dogana un valore basato unicamente sul costo di produzione, escludendo l’importo delle royalties. L’Agenzia delle Dogane non ha accettato questa impostazione. Ha emesso un avviso di rettifica, sostenendo che le royalties rappresentavano un costo strettamente legato ai beni importati e dovevano quindi essere aggiunte al valore dichiarato per calcolare i dazi corretti.

Il Principio del Controllo e la Condizione di Vendita

Il cuore del problema legale era stabilire se i pagamenti per l’uso del marchio fossero una componente del valore reale dei beni. L’Azienda sosteneva di no, perché le royalties erano pagate a un soggetto terzo (la società del gruppo) e non al produttore che vendeva la merce. Secondo la normativa doganale europea, però, al prezzo di transazione vanno aggiunti i corrispettivi e i diritti di licenza che l’acquirente è tenuto a pagare come ‘condizione della vendita’ delle merci. La Corte ha dovuto interpretare questa nozione in un contesto trilaterale: l’Importatore (acquirente), il Produttore extra-UE (venditore) e la Società Licenziante (titolare del marchio).

La Relazione tra Valore in Dogana e Royalties secondo la Cassazione

La Cassazione ha stabilito che il legame tra valore in dogana e royalties è inscindibile quando si verificano due condizioni precise. La prima è che il pagamento delle royalties sia una condizione essenziale perché la vendita avvenga. La seconda è che il titolare del marchio eserciti un controllo, diretto o indiretto, sul produttore. In questo caso, la Corte ha ritenuto che entrambe le condizioni fossero soddisfatte. Il produttore non avrebbe venduto i beni griffati all’Importatore se quest’ultimo non avesse avuto il diritto di usare il marchio, diritto ottenuto pagando le royalties alla Società Licenziante.

Le motivazioni: perché il valore in dogana include le royalties

La Corte ha spiegato che il concetto di ‘controllo’ va inteso in senso ampio. Non è necessario un controllo societario diretto; basta un potere di fatto che orienta le scelte del produttore. Nel caso specifico, la Società Licenziante, appartenendo allo stesso gruppo dell’Importatore, aveva il potere di approvare i fornitori, dettare le specifiche tecniche e qualitative dei prodotti e persino influenzare i prezzi. Il produttore, di fatto, agiva quasi come un ‘contoterzista’, un esecutore materiale che non avrebbe potuto operare senza il benestare del titolare del marchio. Di conseguenza, il pagamento delle royalties non era un costo accessorio, ma una parte integrante del valore economico reale del bene ‘griffato’ che entrava nel territorio europeo.

Le conclusioni: la vittoria dell’Agenzia delle Dogane

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Azienda di lusso, confermando la legittimità dell’avviso di rettifica dell’Agenzia delle Dogane. La sentenza ribadisce che il valore dichiarato in dogana deve riflettere la realtà economica dell’operazione. In un’economia globale dove il valore di un prodotto è spesso legato più al marchio che al costo materiale, escludere le royalties porterebbe a una sottovalutazione artificiosa della base imponibile. L’Azienda è stata quindi condannata a pagare i maggiori dazi e le spese processuali. Questo principio rappresenta un monito per tutte le aziende che utilizzano strutture simili: la separazione formale dei pagamenti non è sufficiente a escludere le royalties dal calcolo dei dazi.

Quando le royalties per un marchio devono essere aggiunte al valore doganale dei beni importati?
Le royalties devono essere aggiunte quando sono relative ai beni importati e il loro pagamento è una condizione necessaria per la vendita, anche se vengono versate a un soggetto diverso dal produttore che esercita un controllo su quest’ultimo.

Il fatto che la società che riceve le royalties e quella che importa i beni appartengano allo stesso gruppo ha importanza?
Sì, è un elemento molto importante. L’appartenenza allo stesso gruppo societario è considerata un forte indizio del potere di controllo del titolare del marchio sul produttore, uno dei requisiti chiave per includere le royalties nel valore doganale.

Cosa succede se un’azienda non include le royalties nel valore dichiarato in dogana quando dovrebbe?
L’Agenzia delle Dogane può emettere un avviso di rettifica per recuperare i dazi non pagati. A questi importi si aggiungono di norma sanzioni e interessi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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