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Valore in dogana delle merci: royalties incluse anche con terzi

L’Agenzia delle Dogane ha rettificato il valore doganale dichiarato da una società importatrice di modellini, includendovi le royalties versate al titolare del marchio. La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del recupero d’imposta. I giudici hanno stabilito che i diritti di licenza costituiscono una condizione di vendita implicita quando il licenziante esercita penetranti poteri di controllo sulla produzione, anche se affidata a un produttore terzo. Di conseguenza, tali importi devono integrare il valore in dogana delle merci. La Suprema Corte ha rigettato i motivi principali della società importatrice, accogliendo unicamente la doglianza relativa all’errata quantificazione delle spese di lite del grado precedente, che sono state rideterminate al ribasso.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 20453 Anno 2026
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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

L’importazione di merci e il valore in dogana delle merci

La determinazione dei dazi doganali rappresenta un aspetto cruciale per le imprese che importano prodotti da paesi extra-europei. L’amministrazione finanziaria calcola i dazi applicando una percentuale sul valore in dogana delle merci. Questo valore non corrisponde sempre al semplice prezzo di acquisto indicato nella fattura commerciale del fornitore estero. Spesso, infatti, l’importatore deve sommare al prezzo di transazione altri elementi di costo strettamente collegati alla produzione o alla vendita dei beni. Tra questi elementi spiccano i diritti di licenza, comunemente chiamati royalties, che l’importatore versa al titolare di un marchio registrato. La corretta quantificazione di questa base imponibile evita pesanti sanzioni e rettifiche da parte delle autorità doganali.

Quando le royalties diventano condizione di vendita

La normativa doganale europea stabilisce che le royalties devono essere incluse nel valore imponibile se il loro pagamento costituisce una condizione di vendita delle merci stesse. Questo significa che l’importatore non avrebbe potuto acquistare i beni senza pagare i relativi diritti di licenza. La giurisprudenza ha chiarito che questa condizione può essere esplicita, ossia chiaramente scritta nei contratti, oppure implicita. Per verificare l’esistenza di una condizione implicita, i giudici non si limitano a leggere il singolo contratto di compravendita. Essi esaminano l’intera rete di accordi commerciali tra il licenziante, l’importatore e il produttore estero. Se emerge che la vendita non si sarebbe perfezionata senza il pagamento dei diritti sul marchio, l’importo delle royalties deve confluire nel calcolo doganale.

Il controllo del licenziante sulla produzione

Un elemento decisivo per stabilire il legame tra royalties e importazione è il livello di controllo esercitato dal titolare del marchio. Se il licenziante possiede poteri di intervento molto forti sulla filiera produttiva, la royalty non è un semplice costo accessorio. Il controllo si manifesta attraverso clausole contrattuali specifiche. Ad esempio, il titolare del marchio può riservarsi il diritto di approvare preventivamente i produttori terzi scelti dall’importatore. Può anche effettuare ispezioni fisiche nei luoghi di fabbricazione, controllare i campioni di produzione e ordinare l’immediata interruzione della produzione in caso di non conformità. Questi poteri superano la semplice verifica della qualità del prodotto e configurano un vero potere di direzione e costrizione.

Le motivazioni della sentenza sul valore in dogana delle merci

La Suprema Corte ha confermato la legittimità del recupero d’imposta operato dall’Agenzia delle Dogane nei confronti della società importatrice. I giudici hanno evidenziato che il contratto di licenza attribuiva al titolare del marchio poteri estremamente penetranti. Il licenziante poteva ispezionare i registri contabili dell’importatore e accedere liberamente ai locali di progettazione e distribuzione. Inoltre, l’importatore poteva affidare la produzione solo a soggetti preventivamente approvati per iscritto dal titolare del marchio. La Corte ha stabilito che tali prerogative dimostrano l’esistenza di un vincolo indissolubile tra la fabbricazione dei modellini e il pagamento delle royalties. Di conseguenza, l’assolvimento dei diritti di licenza rappresentava una condizione essenziale per l’importazione, giustificando l’integrazione del valore in dogana delle merci. La difesa della società, basata sull’assenza di un legame societario diretto con il produttore estero, è stata ritenuta del tutto irrilevante.

Le conclusioni sul caso specifico

La decisione della Cassazione consolida l’orientamento favorevole all’inclusione dei costi immateriali nella base imponibile doganale in presenza di forti poteri di controllo. La società importatrice ha perso la battaglia principale relativa al pagamento dei dazi doganali e dell’imposta sul valore aggiunto calcolata sulle royalties. Tuttavia, la Suprema Corte ha accolto l’ultimo motivo di ricorso relativo alla quantificazione delle spese processuali del grado precedente. I giudici di legittimità hanno riscontrato una violazione dei parametri ministeriali per la liquidazione dei compensi professionali, riducendo l’importo dovuto dalla società all’amministrazione doganale per il giudizio di appello. La sentenza è stata quindi cassata limitatamente a questo profilo finanziario secondario, confermando invece l’intero impianto dell’accertamento tributario originario.

Quando si devono includere le royalties nel valore doganale?
Le royalties si includono quando il loro pagamento costituisce una condizione di vendita delle merci importate, anche se tale condizione è solo implicita nel contratto.

Cosa si intende per controllo del licenziante sulla produzione?
Si tratta del potere del titolare del marchio di approvare preventivamente i produttori, ispezionare i luoghi di fabbricazione e interrompere la produzione in caso di violazioni.

La mancanza di un legame societario tra produttore e licenziante esclude l’inclusione delle royalties?
No, la mancanza di un collegamento societario diretto non esclude l’inclusione delle royalties se il licenziante esercita comunque un controllo di fatto sulla filiera produttiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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