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Royalties nel valore doganale: fisco batte importatore

L’Amministrazione Doganale ha rettificato il valore delle merci importate da una società, includendovi le royalties pagate ai titolari dei marchi. La Corte di secondo grado aveva annullato l’atto, ritenendo che mancasse la prova di un controllo del licenziante sul produttore. La Cassazione ha accolto il ricorso dell’Amministrazione, stabilendo che, per l’inclusione delle royalties nel valore doganale, non è più necessario dimostrare un rapporto di controllo tra licenziante e produttore. È sufficiente che il pagamento dei diritti di licenza costituisca una condizione di vendita, ovvero che le merci non possano essere acquistate senza tale versamento. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 21395 Anno 2026
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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Royalties nel valore doganale: la svolta della Cassazione

L’Amministrazione Doganale e le imprese importatrici si scontrano spesso sulla corretta determinazione delle tasse sui beni provenienti dall’estero. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza sull’inclusione delle royalties nel valore doganale delle merci importate. I giudici hanno stabilito una regola fondamentale che semplifica le attività di accertamento del fisco. Non serve più dimostrare un controllo diretto del titolare del marchio sul produttore estero per tassare i diritti di licenza. Questa decisione modifica l’approccio interpretativo precedente e impone nuove verifiche contrattuali per tutte le aziende che importano prodotti con marchi celebri.

Il caso dell’importazione dei capi d’abbigliamento

Una società italiana importava capi di abbigliamento contrassegnati da marchi famosi. Per poter utilizzare questi marchi, la società pagava dei diritti di licenza ai rispettivi titolari. L’Amministrazione Doganale ha emesso un avviso di rettifica per recuperare maggiori imposte. L’ufficio ha inserito l’importo di questi pagamenti direttamente nel valore dei beni dichiarati alla dogana. La società ha impugnato l’atto davanti ai giudici tributari. La commissione tributaria di secondo grado ha dato ragione all’importatore. Secondo quel giudice, l’amministrazione non aveva provato l’esistenza di un legame di controllo, di diritto o di fatto, tra il titolare del marchio e il produttore della merce. Di conseguenza, le somme pagate per le licenze non potevano aumentare il valore imponibile doganale.

Il nodo del controllo tra licenziante e produttore

Il fulcro della controversia riguarda l’interpretazione delle norme europee sul valore di transazione. In passato, per sommare i diritti di licenza al prezzo delle merci, l’amministrazione doveva dimostrare la presenza contemporanea di più requisiti rigorosi. Tra questi spiccava il controllo del licenziante sul produttore. La normativa doganale dell’Unione Europea ha subito una profonda evoluzione con l’introduzione del nuovo codice doganale. Le nuove disposizioni prevedono che le royalties si considerano pagate come condizione di vendita quando si verifica anche una sola delle condizioni specifiche indicate dalla legge. Tra queste condizioni vi è l’impossibilità di vendere o acquistare le merci senza il preventivo pagamento dei diritti di licenza.

Le motivazioni della sentenza sulle royalties nel valore doganale

Nelle motivazioni della sentenza sulle royalties nel valore doganale, la Suprema Corte evidenzia la discontinuità della disciplina attuale rispetto al passato. I giudici di legittimità spiegano che il legislatore europeo ha voluto ampliare le ipotesi di inclusione dei diritti di licenza nel valore imponibile. L’esistenza di un collegamento o di un controllo tra il titolare del marchio e il produttore della merce non rappresenta più un requisito indispensabile. La nuova disciplina consente di includere le somme nel valore doganale anche se manca un legame diretto tra il venditore e il licenziante. L’elemento determinante è il legame oggettivo tra il pagamento dei diritti e l’acquisto dei beni. Se l’importatore non può ottenere la merce senza pagare la licenza, quel costo fa parte integrante del valore doganale.

Le conclusioni sul caso delle royalties nel valore doganale

Le conclusioni sul caso delle royalties nel valore doganale confermano la piena vittoria dell’Amministrazione Doganale in questa fase del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso pubblico e ha cassato la decisione di secondo grado. I giudici hanno rinviato la causa alla Corte di giustizia tributaria della Liguria in una diversa composizione. Il giudice del rinvio dovrà esaminare nuovamente i contratti di licenza e di fornitura applicando il principio di diritto enunciato. Questo significa che l’importatore rischia di dover pagare le maggiori imposte doganali accertate se emerge che l’acquisto dei capi era subordinato al versamento dei diritti di licenza. Le imprese del settore dovranno valutare con estrema attenzione la struttura dei propri accordi commerciali per evitare pesanti rettifiche doganali.

Quando le royalties devono essere incluse nel valore doganale delle merci?
Le royalties vanno incluse quando il loro pagamento costituisce una condizione per la vendita delle merci, ovvero quando l’importatore non può acquistare i beni senza pagare i diritti di licenza.

È necessario che il titolare del marchio controlli il produttore per applicare la tassa?
No, secondo la Cassazione e le nuove norme europee il rapporto di controllo tra chi concede la licenza e chi produce la merce non è più un requisito indispensabile.

Cosa rischia l’importatore se non dichiara le royalties in dogana?
L’importatore rischia un avviso di rettifica da parte dell’ufficio doganale con il conseguente recupero delle maggiori imposte dovute e l’applicazione di sanzioni.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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