\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Royalties nel valore doganale: Fisco vince anche se pagate a terzi

La Corte di Cassazione ha stabilito che le somme pagate a titolo di royalties devono essere incluse nel valore doganale della merce importata, anche se il beneficiario è un soggetto terzo rispetto al venditore. La Corte ha chiarito che l’inclusione è obbligatoria quando il pagamento delle royalties costituisce una ‘condizione di vendita’ di fatto. Questo avviene se il titolare del marchio esercita un controllo, anche indiretto, sulla produzione o sulla commercializzazione dei beni. Di conseguenza, l’Agenzia delle Dogane ha vinto la causa, vedendo riconosciuto il suo diritto di recuperare maggiori dazi e IVA basati su un valore imponibile più alto, che comprende appunto le royalties.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 13338 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 11 maggio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Royalties e valore doganale: una questione di controllo

Un recente intervento della Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale per le aziende che importano merci su licenza: l’inclusione delle royalties nel valore doganale. La sentenza analizza il caso in cui i corrispettivi per l’uso del marchio vengono pagati a un soggetto diverso dal fornitore estero dei beni. La Corte stabilisce un principio basato sulla sostanza economica dell’operazione, superando la semplice distinzione formale tra i contratti.

La vicenda: importazione di merci e licenze di marchio

Una società italiana importava prodotti fabbricati all’estero. Per poter apporre su questi prodotti marchi molto noti, l’azienda pagava delle royalties direttamente ai titolari dei marchi, che erano soggetti giuridicamente distinti dai produttori/venditori della merce. L’Agenzia delle Dogane, durante un controllo, ha contestato questa pratica. Secondo l’Ufficio, le royalties pagate dovevano essere aggiunte al prezzo dei beni per calcolare il corretto valore in dogana. Di conseguenza, l’Agenzia ha emesso avvisi di rettifica per recuperare maggiori dazi e IVA non versati.

Il nodo giuridico: quando le royalties sono ‘condizione di vendita’?

La questione centrale ruota attorno al concetto di ‘condizione di vendita’. Le normative doganali, sia quelle applicabili all’epoca dei fatti (Codice Doganale Comunitario) sia quelle attuali, prevedono che le royalties vadano aggiunte al valore di transazione se il loro pagamento è una condizione per la vendita delle merci importate. L’azienda importatrice sosteneva che tale condizione non esistesse, poiché i venditori dei beni erano totalmente estranei ai titolari dei marchi a cui venivano pagate le royalties. In pratica, secondo la difesa, esistevano due rapporti separati: uno di compravendita con il fornitore e uno di licenza con il titolare del marchio.

L’inclusione delle royalties nel valore doganale secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha ribaltato questa visione formalistica. I giudici hanno specificato che la ‘condizione di vendita’ non deve essere necessariamente esplicita nel contratto di acquisto della merce. Essa può essere implicita e derivare dalla struttura complessiva dell’operazione commerciale. Il fattore determinante è il controllo che il titolare del marchio (il licenziante) esercita, direttamente o indirettamente, sul produttore dei beni. Se il licenziante ha il potere di orientare la produzione, scegliere i fornitori, approvare i campioni o imporre standard qualitativi, allora il pagamento delle royalties diventa un elemento inscindibile dall’acquisto della merce.

Le motivazioni: il controllo del licenziante è decisivo

La sentenza ha analizzato nel dettaglio i contratti di licenza. Da questi emergeva che i titolari dei marchi avevano ampi poteri di ispezione, controllo sulla contabilità, approvazione dei prodotti prima della distribuzione e persino il diritto di ritirare la merce non conforme. In alcuni casi, il produttore doveva firmare un accordo diretto con il licenziante, impegnandosi a rispettare precise condizioni. Questa fitta rete di obblighi dimostra, secondo la Corte, che il produttore non avrebbe potuto vendere la merce all’importatore senza il consenso e il controllo del licenziante. Di conseguenza, il pagamento delle royalties non è un costo accessorio, ma una parte essenziale del valore economico del bene importato. L’inclusione delle royalties nel valore doganale è quindi corretta.

Le conclusioni: l’Agenzia delle Dogane vince il ricorso

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Agenzia delle Dogane. Ha annullato la sentenza precedente e ha affermato il principio secondo cui il valore doganale deve riflettere il reale valore economico della merce. Questo include tutti i pagamenti che l’acquirente deve effettuare per ottenere i beni, anche se versati a soggetti terzi, qualora questi pagamenti siano una condizione sostanziale della vendita. La vittoria dell’Agenzia conferma che un’analisi basata sulla sostanza dei rapporti commerciali prevale sugli aspetti puramente formali.

Devo sempre aggiungere le royalties che pago al valore doganale delle merci che importo?
Sì, se il pagamento delle royalties è una condizione per la vendita delle merci. Secondo la Cassazione, questo avviene anche se paghi le royalties a un’azienda diversa dal venditore, qualora questa eserciti un controllo sulla produzione.

Cosa si intende per ‘controllo’ del titolare del marchio sulla produzione?
Si intende un potere, di diritto o di fatto, di orientare l’attività del produttore. Ad esempio, approvare i campioni, imporre standard di qualità, ispezionare gli stabilimenti o limitare a chi il produttore può vendere.

Il mio contratto di acquisto non menziona le royalties. Devo includerle lo stesso nel valore doganale?
Sì, è possibile. La Corte ha chiarito che la ‘condizione di vendita’ può essere implicita e non deve essere scritta nel contratto di acquisto. Ciò che conta è il legame sostanziale tra l’acquisto della merce e il pagamento della licenza.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati