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Valore in dogana delle royalties: dazi dovuti senza controllo

L’Ufficio Doganale ha rettificato il valore delle merci importate da una Società Importatrice, ritenendo che i diritti di licenza (royalties) pagati ai titolari dei marchi dovessero essere inclusi nel calcolo dei dazi. La Commissione Tributaria Regionale aveva dato ragione alla società, escludendo tali importi perché mancava un controllo gestionale diretto sul produttore terzo. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso dell’Ufficio Doganale. I giudici hanno chiarito che, per determinare il corretto valore in dogana delle royalties, non serve un controllo societario o gestionale assoluto. È sufficiente che il titolare del marchio eserciti un potere di orientamento o di controllo sulla qualità e sulla filiera produttiva, rendendo il pagamento delle royalties una condizione implicita di vendita. La causa è stata quindi rinviata per un nuovo esame.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 16147 Anno 2023
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Pubblicato il 14 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Il calcolo del valore in dogana delle royalties sulle merci importate

L’importazione di merci con marchi famosi comporta spesso il pagamento di diritti di licenza ai proprietari dei marchi stessi. Una questione molto dibattuta riguarda l’obbligo di includere questi pagamenti nel calcolo delle tasse doganali. La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema delicato, stabilendo regole precise per definire il corretto valore in dogana delle royalties. La vicenda nasce dalla contestazione mossa dall’Ufficio Doganale a una Società Importatrice. Quest’ultima non aveva inserito l’importo delle royalties nel valore dichiarato delle merci importate, riducendo così i dazi dovuti.

Quando i diritti di licenza incidono sui dazi doganali

Secondo le regole europee, il valore delle merci ai fini doganali deve riflettere il loro reale valore economico. Questo valore include il prezzo pagato per l’acquisto e i corrispettivi per i diritti di licenza, a patto che il compratore sia tenuto a pagarli come condizione di vendita. Nel caso specifico, la Società Importatrice sosteneva che i pagamenti per i marchi non influenzassero il rapporto con i produttori esteri. I giudici di secondo grado avevano inizialmente accolto questa tesi, ritenendo che il controllo di qualità esercitato dal titolare del marchio non bastasse a configurare una condizione di vendita. L’Ufficio Doganale ha quindi proposto ricorso, contestando l’errata interpretazione delle norme comunitarie da parte dei giudici di merito.

Il concetto di controllo sulla filiera produttiva

La distinzione tra un semplice controllo di qualità e un vero potere di orientamento rappresenta il nucleo della controversia. La normativa doganale non richiede che il titolare del marchio possieda quote societarie del produttore o che eserciti una direzione gestionale diretta. Al contrario, la giurisprudenza europea e nazionale valorizza l’esistenza di un controllo di fatto. Se il licenziante può imporre standard produttivi, scegliere i materiali o limitare i canali di distribuzione, egli esercita un’influenza determinante. In una simile situazione, il produttore non può vendere i beni senza il consenso del titolare del marchio. Di conseguenza, il pagamento delle royalties diventa un elemento essenziale e inscindibile della transazione commerciale complessiva.

Le motivazioni della decisione sul valore in dogana delle royalties

Le motivazioni della decisione sul valore in dogana delle royalties si fondano su un’analisi approfondita del potere di controllo. La Suprema Corte ha evidenziato che la Commissione Tributaria Regionale ha applicato in modo troppo restrittivo i criteri europei. I giudici di legittimità hanno ricordato che il controllo finalizzato alla tutela dell’immagine del marchio costituisce una prova del potere di orientamento. Questo potere influisce direttamente sull’attività del produttore e conforma la produzione stessa. Non è necessario dimostrare un controllo societario formale. Basta verificare se il licenziante ha la facoltà di esigere standard qualitativi elevati e di ispezionare la filiera. Tali elementi dimostrano che l’importazione dei beni è subordinata al versamento dei diritti di licenza.

Le conclusioni sul caso e il rinvio al giudice di merito

Le conclusioni sul caso e il rinvio al giudice di merito confermano la vittoria dell’Ufficio Doganale in questa fase del giudizio. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’amministrazione finanziaria e ha cassato la sentenza impugnata. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Lombardia. Questo giudice dovrà riesaminare tutti i contratti di licenza applicando i principi stabiliti dalla Cassazione. Sarà necessario accertare se i poteri riconosciuti ai titolari dei marchi integrino quel controllo indiretto capace di influenzare l’intera produzione. Se questo controllo verrà confermato, il valore delle royalties dovrà essere interamente sommato al valore doganale delle merci, con il conseguente ricalcolo dei dazi dovuti.

Quando le royalties devono essere incluse nel valore in dogana delle merci?
Le royalties vanno incluse quando il loro pagamento costituisce una condizione di vendita delle merci importate e si riferisce direttamente a tali beni.

Cosa si intende per potere di controllo del titolare del marchio?
Si tratta della capacità di influenzare o orientare l’attività del produttore, ad esempio imponendo standard di qualità, materiali o limiti di vendita.

È necessario un legame societario tra licenziante e produttore per applicare i dazi sulle royalties?
No, non serve alcun legame societario diretto, essendo sufficiente un controllo di fatto o un potere di orientamento indiretto sulla produzione.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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