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Regime PEX e attività commerciale: no alle esenzioni facili

Un’Azienda vende le quote di una società partecipata ottenendo un consistente guadagno e applica lo sconto fiscale previsto dal regime PEX e attività commerciale per non pagare le imposte sulla plusvalenza. L’Amministrazione Finanziaria contesta il beneficio, sostenendo che la società ceduta non svolgesse un’effettiva attività d’impresa nei tre anni precedenti, ma soltanto atti preparatori ed edilizi mai completati. Dopo decisioni contrastanti nei gradi di merito, la Corte di Cassazione accoglie il ricorso del Fisco. I giudici stabiliscono che la semplice stipula di convenzioni o l’ottenimento di licenze non bastano per ottenere l’esenzione. Serve un’attività commerciale concreta e continuativa. La sentenza favorevole all’Azienda viene annullata e la vicenda dovrà essere riesaminata.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 14504 Anno 2022
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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Tributaria

La vendita delle quote e il nodo del regime PEX e attività commerciale

L’applicazione delle agevolazioni fiscali sulle plusvalenze societarie richiede il rispetto rigoroso dei requisiti previsti dalla legge. Una recente vicenda giudiziaria ha visto contrapposte L’Azienda e L’Amministrazione Finanziaria riguardo alla corretta interpretazione delle norme sul regime PEX e attività commerciale. L’Azienda ha ceduto le quote di una società controllata applicando l’esenzione d’imposta dell’ottantaquattro percento prevista per le plusvalenze. Secondo la società venditrice, la partecipata svolgeva piena attività d’impresa. Al contrario, l’ufficio fiscale ha contestato la misura sostenendo l’assenza del presupposto fondamentale della commercialità nel triennio precedente la vendita.

La controversia nasce dalla valutazione dei lavori svolti dalla società ceduta. L’Azienda ha sostenuto che la controllata avesse già avviato la propria gestione economica mediante la firma di convenzioni urbanistiche e la predisposizione di progetti edilizi. Tuttavia, i controlli fiscali hanno evidenziato un quadro differente. La società partecipata si trovava ancora in una fase puramente preparatoria. La costruzione effettiva degli immobili è iniziata soltanto dopo la cessione delle quote ad opera dei nuovi acquirenti.

Il nodo centrale della questione riguarda la distinzione tra fase di avviamento e concreto svolgimento dell’impresa. Le attività preliminari come l’ottenimento di licenze, la ricerca di finanziamenti o gli studi di fattibilità non costituiscono esercizio effettivo di commercio. Tali operazioni preparatorie possono assumere rilevanza fiscale soltanto se ad esse segue una reale attività economica organizzata prima della vendita delle partecipazioni.

Gli atti preparatori non bastano per lo sconto fiscale

La giurisprudenza ha chiarito a più riprese che il beneficio fiscale richiede la presenza di un’organizzazione aziendale già operativa. La semplice gestione di pratiche burocratiche o la ristrutturazione di un immobile non garantiscono l’accesso all’esenzione sulle plusvalenze. Senza la prova di un’attività che genera reddito d’impresa, il Fisco ha il potere di recuperare le imposte non versate.

Nel caso specifico, la società controllata possedeva terreni e progetti, ma non aveva mai completato alcuna struttura prima del passaggio di proprietà. L’assenza di operazioni commerciali dirette ha spinto l’amministrazione a rettificare la dichiarazione dei redditi dell’Azienda, richiedendo il pagamento integrale delle imposte sul guadagno realizzato.

Le motivazioni: i requisiti del regime PEX e attività commerciale

I giudici della Corte di Cassazione hanno accolto le doglianze dell’Amministrazione Finanziaria, censurando la decisione del giudice d’appello per grave carenza di motivazione. La sentenza precedente aveva riconosciuto l’esenzione in modo generico, senza indicare le prove documentali poste a fondamento della scelta.

La Corte ha riaffermato che la nozione di commercialità nell’ambito del regime PEX e attività commerciale richiede un’interpretazione molto rigorosa. L’esenzione non spetta quando l’attività si trova ancora in una fase embrionale. La presenza di autorizzazioni amministrative o di contratti d’appalto non dimostra l’effettiva operatività aziendale. La funzionalità concreta dell’impresa si realizza soltanto con il completamento delle opere e l’effettivo avvio della vendita o della gestione. Inoltre, la legge impone che tale attività commerciale sia stata svolta in modo continuativo per almeno tre anni prima della vendita, elemento del tutto privo di riscontro nella fattispecie analizzata.

Le conclusioni: annullamento della decisione e nuovo giudizio

La vertenza si conclude con la vittoria dell’Amministrazione Finanziaria. La Corte di Cassazione ha annullato la sentenza d’appello favorevole al contribuente e ha disposto il rinvio della causa a una nuova sezione della Commissione Tributaria Regionale. Il nuovo giudice dovrà riesaminare l’intera vicenda applicando i principi di diritto stabiliti e valutando con estremo rigore la documentazione prodotta.

Il verdetto conferma la linea di massima severità in materia di agevolazioni sulle plusvalenze d’impresa. Le società che intendono applicare l’esenzione devono dimostrare in modo inconfutabile l’effettivo esercizio dell’attività commerciale da parte della partecipata. Il semplice compimento di atti preliminari o preparatori espone il contribuente al recupero delle imposte e all’applicazione di pesanti sanzioni.

Quale requisito è fondamentale per ottenere l’esenzione PEX sulla cessione di partecipazioni?
La società partecipata deve aver svolto un’effettiva attività commerciale in modo continuativo per almeno tre anni prima della vendita.

Gli atti preparatori o le licenze edilizie bastano per dimostrare la commercialità?
Gli atti preliminari e le autorizzazioni amministrative non sono sufficienti se non è stata avviata una reale attività economica operativa.

Cosa rischia l’impresa se applica la PEX senza possedere i requisiti previsti?
L’Amministrazione Finanziaria emette un avviso di accertamento per recuperare le imposte non versate sulla plusvalenza, applicando sanzioni e interessi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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