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Opzione regime IVA ordinario: i fatti battono i moduli vuoti

Una società di giochi riceveva una cartella di pagamento per l’IVA del 2014, calcolata dall’Agenzia delle Entrate con il regime forfettario. La società sosteneva invece di aver scelto l’opzione regime IVA ordinario. I giudici di secondo grado davano ragione al Fisco perché la società non aveva compilato il quadro VO della dichiarazione dei redditi. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso della società. I giudici hanno stabilito che l’opzione regime IVA ordinario può essere esercitata anche attraverso comportamenti concludenti, come la concreta tenuta delle scritture contabili e i pagamenti effettuati. La sentenza è stata annullata con rinvio per verificare se la condotta della società dimostrasse nei fatti la scelta del regime ordinario.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 18768 Anno 2026
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

L’opzione regime IVA ordinario si può applicare anche senza moduli

Molti contribuenti pensano che per scegliere un regime fiscale sia sempre necessaria una comunicazione scritta e formale. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’opzione regime IVA ordinario può essere esercitata anche attraverso i comportamenti concludenti (azioni pratiche che dimostrano una chiara volontà). Questo principio tutela le imprese che applicano correttamente le regole contabili ma dimenticano di compilare un modulo specifico nella dichiarazione dei redditi. La sostanza della condotta aziendale prevale quindi sulle mere dimenticanze burocratiche.

Il caso della società di giochi e la contestazione del Fisco

Una società attiva nel settore dei giochi riceveva una cartella di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate. L’ufficio finanziario richiedeva il pagamento dell’IVA per l’anno d’imposta 2014 calcolata secondo il regime forfettario (un metodo di calcolo semplificato basato su percentuali fisse). L’amministrazione finanziaria sosteneva che la società non avesse comunicato formalmente la scelta del regime ordinario. I giudici tributari di secondo grado davano ragione al Fisco. Secondo i giudici regionali, la mancata compilazione del quadro VO all’interno della dichiarazione dei redditi impediva l’applicazione del regime ordinario. La società decideva quindi di proporre ricorso davanti alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni e dimostrare la correttezza del proprio operato.

Come funziona l’opzione regime IVA ordinario senza formalità

La legge tributaria prevede che i comportamenti concreti del contribuente prevalgano sulle dimenticanze formali. L’opzione regime IVA ordinario rappresenta una facoltà sempre concessa al contribuente, anche quando l’attività svolta sarebbe teoricamente soggetta a un regime forfettario. La scelta del regime ordinario si desume dalla concreta tenuta delle scritture contabili, dalla fatturazione e dai versamenti periodici dell’imposta. Questi elementi pratici costituiscono prove sufficienti della volontà del contribuente. L’omessa comunicazione formale tramite il quadro VO costituisce una semplice violazione formale che non cancella il diritto di applicare il regime fiscale effettivamente utilizzato nei fatti quotidiani dell’impresa.

Le motivazioni della Cassazione sul valore dei comportamenti concludenti

I giudici di legittimità hanno spiegato che il regime forfettario e il regime ordinario dell’IVA sono autonomi. Il contribuente può sempre scegliere il regime ordinario. Questa scelta può essere desunta da comportamenti concludenti, cioè dalla condotta reale del contribuente. La Corte di Cassazione ha rilevato che i giudici di secondo grado hanno sbagliato a considerare decisiva la sola mancanza della dichiarazione formale. I giudici regionali avrebbero dovuto verificare se la società avesse effettivamente tenuto la contabilità ordinaria e operato di conseguenza. La mancata verifica di questi elementi di fatto rende la sentenza precedente viziata e incompleta sotto il profilo logico e giuridico.

Le conclusioni sul rinvio della causa ai giudici tributari

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della società e ha annullato la sentenza della Commissione tributaria regionale della Calabria. La causa è stata rinviata alla Corte di giustizia tributaria di secondo grado della Calabria in una diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà esaminare nuovamente il caso e verificare se la condotta concreta della società dimostrasse l’effettivo esercizio dell’opzione regime IVA ordinario. Il giudice di rinvio dovrà inoltre decidere sulle spese del giudizio di legittimità. Questa decisione rappresenta un importante precedente per tutte le imprese che rischiano sanzioni solo per errori formali nella compilazione dei quadri della dichiarazione dei redditi.

Cosa succede se si dimentica di compilare il quadro VO per il regime IVA ordinario?
La scelta del regime ordinario resta valida se il contribuente ha tenuto la contabilità e pagato le tasse secondo le regole di quel regime.

Cosa si intende per comportamento concludente in ambito fiscale?
Si tratta delle azioni concrete del contribuente, come la tenuta dei registri contabili e i pagamenti effettuati, che dimostrano la scelta di un regime.

Chi deve dimostrare l’applicazione del regime IVA ordinario?
Il contribuente deve dimostrare di aver effettivamente applicato il regime ordinario attraverso i propri registri contabili e le fatture emesse.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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