L’imposta unica sulle scommesse e i bookmaker esteri
L’applicazione dell’imposta unica sulle scommesse agli operatori esteri che lavorano in Italia senza concessione statale ha generato un lungo contenzioso. Molti operatori stranieri, infatti, ritenevano di non dover pagare le tasse italiane poiché privi di una sede fisica o di una concessione formale nel nostro Paese. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questo tema, stabilendo regole precise sulla responsabilità fiscale dei bookmaker e sulla validità delle sanzioni applicate dal fisco.
Il caso: la contestazione del fisco al Bookmaker Estero
L’Amministrazione Finanziaria ha notificato un avviso di accertamento a un Bookmaker Estero con sede a Malta. L’ufficio contestava il mancato versamento del tributo per l’anno 2010. Il Bookmaker Estero operava in Italia tramite un Centro Trasmissione Dati, ovvero una ricevitoria locale che raccoglieva le giocate per suo conto. La società maltese ha impugnato l’atto sollevando diverse eccezioni. Tra queste, ha lamentato la mancata traduzione in lingua inglese dell’avviso di accertamento e ha sostenuto l’incompatibilità della tassa italiana con le norme dell’Unione Europea sulla libera prestazione dei servizi.
La lingua dell’atto e la comprensione del contribuente
La Cassazione ha respinto l’eccezione relativa alla lingua dell’atto. I giudici hanno chiarito che nessuna norma impone al fisco italiano di tradurre gli avvisi di accertamento nella lingua del destinatario straniero. Si presume infatti che un soggetto che opera sul territorio nazionale sia in grado di comprendere gli atti impositivi. Nel caso specifico, il Bookmaker Estero ha dimostrato di aver compreso perfettamente le contestazioni, avendo presentato difese dettagliate fin dal primo grado di giudizio. Qualsiasi eventuale vizio di forma deve quindi ritenersi sanato dalla piena partecipazione al processo.
Le motivazioni della sentenza sull’imposta unica sulle scommesse
Nelle motivazioni della decisione, i giudici di legittimità hanno analizzato la natura del tributo. Il presupposto dell’imposizione non è la singola giocata, ma l’organizzazione del servizio di gioco sul territorio dello Stato. Sia il bookmaker che la ricevitoria locale partecipano alla realizzazione di questa attività. Per gli anni precedenti al 2011, la Corte Costituzionale ha escluso la responsabilità delle ricevitorie perché queste non potevano rinegoziare le proprie commissioni per trasferire il costo della tassa sul bookmaker. Questa limitazione, tuttavia, non cancella il debito del Bookmaker Estero. Quest’ultimo resta l’obbligato principale e deve versare l’imposta anche se privo di concessione statale. La normativa italiana non è discriminatoria perché si applica in modo identico sia agli operatori nazionali che a quelli stranieri.
Le conclusioni e l’annullamento delle sanzioni
Nelle sue conclusioni, la Suprema Corte ha stabilito un importante distinguo riguardo alle sanzioni applicate dall’Amministrazione Finanziaria. Sebbene il debito d’imposta principale per il 2010 sia stato confermato, i giudici hanno annullato interamente le sanzioni pecuniarie. Fino all’entrata in vigore della legge di stabilità per il 2011, esisteva infatti una situazione di obiettiva incertezza normativa sulla reale portata della legge. Molti operatori non potevano prevedere con certezza di essere soggetti passivi del tributo. Questa incertezza esclude la colpevolezza del contribuente e impedisce l’applicazione delle sanzioni. Il Bookmaker Estero vince quindi parzialmente la causa, ottenendo uno sconto sostanzioso sul totale richiesto dal fisco.
Un bookmaker estero senza concessione deve pagare le tasse in Italia?
Sì, l’imposta unica sulle scommesse è dovuta per tutte le attività di gioco raccolte sul territorio italiano, indipendentemente dalla presenza di una concessione statale o dalla sede estera dell’operatore.
L’avviso di accertamento inviato a una società straniera deve essere tradotto?
No, la legge non prevede l’obbligo di traduzione in lingua straniera degli atti impositivi. Se il destinatario comprende l’atto e si difende in giudizio, ogni eventuale vizio di forma viene sanato.
Perché la Cassazione ha annullato le sanzioni per l’anno 2010?
Le sanzioni sono state annullate perché prima delle modifiche normative del 2011 vi era una grave incertezza sull’applicazione della tassa ai bookmaker esteri, escludendo così la colpa del contribuente.