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Diritto Tributario

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Dazio antidumping: responsabilità dell’importatore
La sentenza Cass. Civ., Sez. 5, n. 34581 del 30/12/2019 analizza la responsabilità dell'importatore nel pagamento del dazio antidumping. Una società aveva importato merce dalla Cina, dichiarata con un certo codice doganale. L'Agenzia delle Dogane, dopo un'analisi, ha riclassificato la merce, applicando un pesante dazio antidumping supplementare. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la valutazione sulla natura della merce è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità e che l'importatore è il debitore principale dell'obbligazione doganale, in solido con il suo rappresentante indiretto, senza che la buona fede possa esimerlo dal pagamento.
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Responsabilità rappresentante indiretto: la Cassazione
Con la sentenza n. 34580 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. V, ha ribadito la piena responsabilità del rappresentante indiretto per maggiori dazi e sanzioni doganali. Il caso riguardava un'errata classificazione di merce importata, soggetta a dazio antidumping. La Corte ha stabilito che la presentazione della dichiarazione doganale fonda la responsabilità solidale del rappresentante, a prescindere dalla sua effettiva conoscenza dell'irregolarità, sottolineando un preciso dovere di diligenza e controllo.
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Giudicato esterno blocca il ricorso dell’Agenzia
La sentenza Cass. Civ., Sez. 5, n. 34582 del 30/12/2019 analizza il caso di un ricorso dell'Amministrazione finanziaria contro un Ente locale per un rimborso IVA. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, non entrando nel merito della questione, ma accogliendo l'eccezione di giudicato esterno sollevata dall'Ente. Era infatti già presente una decisione definitiva tra le stesse parti su una questione identica, sebbene relativa a un'annualità fiscale diversa. La Corte ha stabilito che l'efficacia del giudicato esterno impedisce di rimettere in discussione la stessa questione di fatto e di diritto.
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Agevolazioni prima casa: la data di fine lavori
Con la sentenza n. 34573 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. V, ha stabilito un principio cruciale per le agevolazioni prima casa. Il caso riguardava la revoca del beneficio IVA al 4% a una contribuente per non aver ultimato i lavori entro tre anni. La Corte ha chiarito che il termine di decadenza per l'accertamento fiscale non decorre dalla data dell'atto di acquisto, ma dalla data di effettiva ultimazione dei lavori, attestata formalmente (es. con la dichiarazione per l'accatastamento). La prova di tale ultimazione spetta al contribuente.
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Rimborso IVA: decisivo il giudicato interno
Con la sentenza n. 34578 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. 5, ha rigettato il ricorso di una società di riscossione per il rimborso dell'IVA. La richiesta, basata su una precedente condanna a rimborsare l'imposta a terzi, è stata respinta a causa del formarsi di un giudicato interno. La Corte ha stabilito che la mancata impugnazione specifica, nel merito, della questione relativa all'esistenza di un 'provvedimento coattivo' ha reso la decisione del giudice precedente definitiva e non più riesaminabile.
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Cumulo TOSAP Imposta Pubblicità: la Cassazione chiarisce
Con la sentenza n. 34574 del 30/12/2019, la Corte di Cassazione, Sezione Tributaria, ha stabilito che l'applicazione dell'imposta sulla pubblicità non esclude il pagamento della TOSAP. Il caso riguardava una società di pubblicità che contestava avvisi di accertamento per la TOSAP, sostenendo di dover pagare solo l'imposta pubblicitaria. La Corte ha cassato la decisione di merito, affermando la piena legittimità del cumulo TOSAP Imposta Pubblicità, poiché le due imposte hanno presupposti diversi: la diffusione di un messaggio pubblicitario per la prima, e la sottrazione di suolo pubblico all'uso collettivo per la seconda, come previsto dall'art. 9, comma 7, D.Lgs. 507/1993.
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Giudicato favorevole coobbligato: estensione effetti
Con la sentenza n. 34576 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. 5, ha stabilito che il giudicato favorevole ottenuto da un coobbligato in solido (i venditori) si estende anche all'altro coobbligato (l'acquirente) che non ha partecipato al giudizio, se la decisione si fonda su ragioni oggettive, come un vizio di motivazione dell'atto impositivo, e non su motivi personali. La Corte ha quindi annullato l'avviso di accertamento notificato alla società acquirente.
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Esenzione COSAP: serve il richiamo esplicito
La Cass. Civ., Sez. 5, n. 34575 del 30/12/2019 chiarisce i requisiti per l'applicazione dell'esenzione COSAP. Una società pubblicitaria si è vista negare il rimborso del canone per impianti di piccole dimensioni poiché la delibera comunale specifica per la pubblicità non richiamava espressamente la norma di esenzione prevista dal regolamento generale. La Corte ha stabilito che le norme di esenzione, avendo natura derogatoria, devono essere esplicitamente recepite e non possono considerarsi incluse in un rinvio generico alle norme sulla determinazione e riscossione del canone.
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Scudo Fiscale: Limiti per IVA e Prova Contraria
La Cassazione Civile, Sez. V, con sentenza n. 34577 del 30/12/2019, ha chiarito i limiti applicativi dello "scudo fiscale". La Corte ha stabilito che l'adesione allo scudo fiscale non preclude automaticamente gli accertamenti tributari, specialmente se basati su movimenti bancari. L'onere di provare la correlazione tra le somme rimpatriate e i redditi accertati spetta al contribuente. Inoltre, la sentenza ha sancito la totale inapplicabilità della preclusione agli accertamenti in materia di IVA, in conformità con il diritto dell'Unione Europea.
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Mancata dichiarazione di denaro: la sentenza
Una cittadina ucraina è stata sanzionata per aver tentato di esportare 100.000 euro senza la prescritta dichiarazione doganale. In appello, ha invocato lo stato di necessità a causa della guerra, l'ignoranza della legge e la barriera linguistica. La Corte d'Appello ha respinto il ricorso, confermando la sanzione. I giudici hanno stabilito che lo stato di necessità non era applicabile in Italia e che l'ignoranza della legge era inescusabile, data l'ingente somma e la presenza di avvisi multilingue alla frontiera. La corte ha ritenuto corretta la procedura e congrua la sanzione per la mancata dichiarazione di denaro.
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Prescrizione crediti fiscali: quando si interrompe?
Un contribuente si opponeva a un'iscrizione ipotecaria sostenendo l'avvenuta prescrizione crediti fiscali. Il Tribunale ha respinto il ricorso, stabilendo che diverse intimazioni di pagamento e un pignoramento presso terzi, ritualmente notificati, avevano efficacemente interrotto il decorso del termine di prescrizione, mantenendo così valido il debito.
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Iscrizione a ruolo appello: errore e inammissibilità
Un contribuente appella una decisione relativa alla prescrizione di un debito tributario. Tuttavia, a causa del mancato pagamento del contributo unificato, il tentativo di iscrizione a ruolo appello fallisce. La Corte d'Appello dichiara l'impugnazione improcedibile, affermando che l'errore è imputabile esclusivamente all'appellante, nonostante la cancelleria abbia comunicato tardivamente il rifiuto.
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Ripetizione Addizionale Energia: come riaverla
Una società ha citato in giudizio il proprio fornitore di energia per ottenere la restituzione dell'addizionale provinciale sull'accisa elettrica, sostenendone l'incompatibilità con il diritto dell'Unione Europea. Il Tribunale di Verona, richiamando una pronuncia della Corte Costituzionale, ha confermato l'illegittimità dell'addizionale per mancanza di una finalità specifica richiesta dalle direttive UE. Ha quindi respinto le difese del fornitore, inclusa l'eccezione di prescrizione, e lo ha condannato alla restituzione integrale della somma richiesta (€17.724,89) oltre interessi. La sentenza chiarisce il diritto del consumatore a richiedere la ripetizione addizionale energia direttamente al fornitore.
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Annullamento debito: il silenzio vale come assenso
Una sentenza della Corte d'Appello chiarisce il meccanismo di annullamento del debito tramite silenzio assenso. Se l'Agente della Riscossione non trasmette l'istanza di sgravio del contribuente all'ente creditore entro i termini, e quest'ultimo non risponde entro 220 giorni, il debito si considera annullato di diritto. La Corte ha respinto l'appello dell'Agente, confermando che l'intimazione di pagamento è il primo atto impugnabile in assenza di prova della notifica della cartella originaria.
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Prescrizione crediti erariali: 5 anni sono il limite
La Corte di Appello ha annullato un'intimazione di pagamento, confermando la prescrizione dei crediti erariali sottostanti. La sentenza stabilisce che il termine di prescrizione è di cinque anni dalla notifica della cartella di pagamento originale. Se l'ente di riscossione non agisce entro questo lasso di tempo, il debito si estingue, e le successive intimazioni sono nulle, anche se la prima non è stata impugnata.
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Difetto di giurisdizione: opposizione a pignoramento
Un contribuente si oppone a un pignoramento di stipendio per un debito di oltre 500.000 euro, eccependo la prescrizione. Il Tribunale di Milano dichiara la propria carenza di giurisdizione, affermando che le questioni sull'esistenza del debito tributario sono di competenza del giudice tributario. La sentenza affronta anche la carenza di legittimazione passiva dell'agente di riscossione per crediti previdenziali e l'estinzione parziale del processo per un vizio di notifica.
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Amministratore di una società di capitali e incompatibilità
Sussiste l’assoluta incompatibilità tra la qualità di lavoratore dipendente di una società di capitali e la carica di presidenza del consiglio di amministrazione o di amministratore unico della stessa, in quanto il cumulo nella stessa persona dei poteri di rappresentanza dell’ente sociale, di direzione, di controllo e di disciplina rende impossibile quella diversificazione delle parti del rapporto di lavoro e delle relative distinte attribuzioni che è necessaria perché sia riscontrabile l’essenziale ed indefettibile elemento della subordinazione, con conseguente indeducibilità dal reddito della società del relativo costo da lavoro dipendente.
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Confisca per equivalente nei confronti del legale rappresentante
Se è indubbio che la confisca possa essere disposta anche nei confronti di un soggetto che non ha conseguito alcun profitto e che, perciò, possa portare a un depauperamento netto del patrimonio di tale soggetto, nondimeno la stessa è pacificamente subordinata all'impossibilità di operare una confisca diretta nei confronti della società.
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Responsabilità commercialista: quando l’errore non paga
Una sentenza del Tribunale di Torino analizza la responsabilità del commercialista per il tardivo deposito di un ricorso tributario. Il Giudice ha escluso il diritto al risarcimento del cliente, poiché una Consulenza Tecnica d'Ufficio (CTU) ha accertato che il ricorso era comunque infondato e sarebbe stato respinto. L'errore del professionista (il ritardo) non è stato considerato la causa del danno, in quanto il pregiudizio economico sarebbe sorto ugualmente a causa dell'infondatezza dell'impugnazione.
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Responsabilità dei soci per il debito tributario della società estinta
Responsabilità dei soci limitatamente responsabili per il debito tributario della società estintasi per cancellazione dal registro delle imprese: la verifica del presupposto dell’avvenuta riscossione in base al bilancio finale di liquidazione, concernendo un elemento che deve essere dedotto nella fase di accertamento da indirizzarsi direttamente nei confronti dei soci, non può avere ingresso nel giudizio di impugnazione introdotto dalla società avverso l’avviso di accertamento ad essa originariamente notificato.
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