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Deducibilità Costi Lavoro Interinale: Azienda Vince, Fisco Paga

La Corte di Cassazione ha chiarito la questione sulla deducibilità costi lavoro interinale. Un’azienda aveva chiesto un rimborso IRES, sostenendo che l’IRAP pagata sui costi dei lavoratori somministrati fosse deducibile. L’Agenzia delle Entrate si era opposta. La Corte ha dato ragione all’azienda, stabilendo che i costi per il lavoro interinale rientrano a pieno titolo nelle ‘spese per il personale’. Di conseguenza, l’IRAP versata su tali costi può essere dedotta dalla base imponibile IRES. La sentenza conferma un’interpretazione sostanziale del costo del lavoro, a prescindere dalla forma contrattuale. L’azienda ha quindi vinto la causa e ottenuto il diritto al rimborso.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 5 Num. 10104 Anno 2023
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Pubblicato il 6 maggio 2026 in Giurisprudenza Tributaria

Lavoro Interinale: i costi sono deducibili ai fini IRES?

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha messo un punto fermo su una questione molto dibattuta: la deducibilità costi lavoro interinale. La sentenza chiarisce che le spese sostenute da un’azienda per i lavoratori in somministrazione devono essere considerate a tutti gli effetti ‘costi per il personale’. Questo principio ha conseguenze dirette e positive per le imprese, in particolare sulla possibilità di dedurre la relativa quota di IRAP dall’imponibile IRES. La decisione si basa su un’interpretazione che favorisce la sostanza economica rispetto alla forma contrattuale, un concetto fondamentale nel diritto tributario moderno.

Il caso: una richiesta di rimborso IRES

La vicenda nasce da una richiesta molto specifica. Un’azienda aveva presentato un’istanza di rimborso per l’IRES versata. Secondo i suoi calcoli, aveva diritto a recuperare una somma significativa. Il motivo era legato al calcolo dell’IRAP, l’imposta regionale sulle attività produttive. L’azienda sosteneva di non aver potuto dedurre integralmente l’IRAP pagata sui costi del personale, perché tra questi costi rientravano anche quelli per i lavoratori interinali. L’Agenzia delle Entrate, però, non era d’accordo. L’ufficio finanziario ha respinto la richiesta, generando un silenzio-rifiuto. Di fronte a questo diniego, l’azienda ha deciso di avviare una causa per vedere riconosciuto il proprio diritto.

La questione: cosa si intende per ‘spese per il personale’?

Il cuore del problema era puramente interpretativo. La legge permette di dedurre dall’IRES una parte dell’IRAP relativa alle ‘spese per il personale dipendente e assimilato’. L’Agenzia delle Entrate sosteneva una visione restrittiva. Secondo il Fisco, questa definizione includeva solo i lavoratori assunti direttamente con un contratto di lavoro dipendente. Escludeva, quindi, i lavoratori forniti da agenzie interinali. L’azienda, al contrario, promuoveva una visione più ampia e sostanziale. Argomentava che, dal punto di vista economico, il costo sostenuto per un lavoratore interinale è a tutti gli effetti un costo per il lavoro, indipendentemente dal contratto che lo lega formalmente all’agenzia fornitrice.

La deducibilità costi lavoro interinale secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente la tesi dell’azienda. I giudici hanno stabilito che la norma sulla deducibilità costi lavoro interinale deve essere interpretata in senso ampio. La legge non fa distinzioni basate sulla tipologia di contratto. Ciò che conta è la natura della spesa. Se un’azienda sostiene un costo per avere a disposizione una prestazione lavorativa, quel costo è una spesa per il personale. Questa interpretazione si fonda sul principio della prevalenza della sostanza sulla forma. In pratica, il giudice guarda a cosa serve realmente quella spesa, non solo a come è formalmente classificata in bilancio. Di conseguenza, anche i costi per il lavoro somministrato rientrano nella base di calcolo per la deduzione IRAP dall’IRES.

Le motivazioni: un’interpretazione sostanziale

La Corte ha motivato la sua decisione spiegando che l’obiettivo della norma è alleggerire il carico fiscale sulle imprese per la componente del costo del lavoro. Escludere il lavoro interinale creerebbe una disparità di trattamento ingiustificata. L’azienda utilizzatrice è il soggetto che effettivamente sopporta il costo del lavoratore e ne organizza l’attività. Pertanto, è logico che possa beneficiare della relativa deduzione. La sentenza sottolinea che, se il legislatore avesse voluto escludere specifiche forme contrattuali, lo avrebbe dovuto indicare espressamente. In assenza di una tale esclusione, vale un’interpretazione estensiva che include tutte le forme di lavoro che contribuiscono alla produzione aziendale.

Le conclusioni: l’Azienda vince, l’Agenzia delle Entrate paga

L’esito finale è chiaro e favorevole al contribuente. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell’Agenzia delle Entrate. Questo significa che la sentenza precedente, che dava ragione all’azienda, è diventata definitiva. In termini pratici, l’azienda ha ottenuto il diritto al rimborso IRES che aveva richiesto. L’Agenzia delle Entrate è stata inoltre condannata a pagare le spese legali del processo. Questa ordinanza rappresenta un precedente importante per tutte le imprese che utilizzano lavoratori in somministrazione, confermando la piena deducibilità costi lavoro interinale ai fini delle imposte sui redditi.

I costi per i lavoratori somministrati sono deducibili dalle tasse sui redditi?
Sì, secondo la Cassazione, i costi per il lavoro interinale o somministrato sono considerati ‘spese per il personale’. Pertanto, l’IRAP pagata su tali costi è deducibile dalla base imponibile IRES.

Cosa significa che l’IRAP pagata sui costi del personale è deducibile dall’IRES?
Significa che una parte dell’imposta regionale (IRAP) pagata sui salari e sui costi del personale può essere sottratta dal reddito su cui si calcola l’imposta nazionale sulle società (IRES), riducendo così il carico fiscale complessivo dell’azienda.

Se l’Agenzia delle Entrate nega un rimborso, cosa si può fare?
Se l’Agenzia delle Entrate respinge un’istanza di rimborso, il contribuente può impugnare il diniego (anche se manifestato tramite silenzio-rifiuto) davanti alla Corte di Giustizia Tributaria competente per avviare un contenzioso.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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