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Ricorso inammissibile: quando l’appello è generico

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per false dichiarazioni a pubblico ufficiale (art. 495 c.p.). La decisione si fonda sulla genericità e aspecificità dei motivi di appello, i quali non erano adeguatamente correlati alle motivazioni della sentenza impugnata, violando così i requisiti formali previsti dall’art. 581 del codice di procedura penale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15348 Anno 2024
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Pubblicato il 4 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: La Cassazione e l’Obbligo di Specificità dei Motivi

L’ordinanza n. 15348/2024 della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sui requisiti di ammissibilità dei ricorsi, sottolineando come la genericità delle censure porti inevitabilmente a una declaratoria di ricorso inammissibile. Questo principio, basato sull’art. 581 del codice di procedura penale, impone all’appellante un onere di critica specifica e puntuale nei confronti della sentenza impugnata.

I Fatti del Caso: Dalla Condanna al Ricorso in Cassazione

Il caso trae origine dalla condanna di un imputato per il reato di false dichiarazioni a un pubblico ufficiale sulle proprie qualità personali, previsto dall’art. 495 del codice penale. La condanna, emessa dal Tribunale di primo grado, era stata confermata dalla Corte di Appello. L’imputato ha quindi proposto ricorso in Cassazione, articolando tre motivi principali: la richiesta di riqualificare il fatto in un reato meno grave (art. 496 c.p.), la contestazione sulla mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e, infine, il diniego della sospensione condizionale della pena.

L’Analisi della Corte: Perché il Ricorso è Inammissibile?

La Suprema Corte ha respinto l’intero ricorso, dichiarandolo inammissibile per ragioni procedurali che ne hanno precluso l’esame nel merito. La decisione si fonda su un principio cardine del diritto processuale penale: la necessità di una correlazione diretta e critica tra i motivi di impugnazione e le argomentazioni della decisione contestata.

La Genericità dei Motivi come Causa di un Ricorso Inammissibile

Il primo e il terzo motivo di ricorso sono stati giudicati ‘aspecifici’. La Corte ha evidenziato come l’imputato si sia limitato a presentare un ‘proprio approccio critico’ senza, tuttavia, esplicitare il ragionamento specifico per cui le conclusioni della Corte d’Appello sarebbero state errate. Un ricorso, per essere ammissibile, non può ignorare le ragioni della sentenza impugnata ma deve, al contrario, confrontarsi con esse, smontandole punto per punto.

In particolare, riguardo al diniego della sospensione condizionale, i Giudici di legittimità hanno notato che la Corte territoriale aveva fornito una motivazione ‘ampia e circostanziata’, che le argomentazioni ‘parziali’ del ricorrente non erano riuscite a scalfire.

La Mancanza dei Requisiti Prescritti dalla Legge

Anche il secondo motivo, relativo all’art. 131-bis c.p., è stato ritenuto generico e indeterminato. La Corte ha rilevato la violazione dell’art. 581, comma 1, lett. c) c.p.p., poiché l’atto non indicava gli elementi specifici a sostegno della censura. Questo ha impedito al giudice dell’impugnazione di individuare i rilievi mossi e di esercitare il proprio sindacato. Peraltro, la Corte ha sottolineato che tale genericità affliggeva il motivo sin dal grado di appello, determinandone una ‘inammissibilità originaria’.

le motivazioni

Le motivazioni della Corte si radicano in un consolidato orientamento giurisprudenziale, richiamando una pronuncia delle Sezioni Unite (sent. Galtelli, n. 8825/2017). Secondo tale principio, i motivi di ricorso sono inammissibili non solo quando sono intrinsecamente indeterminati, ma anche quando manca la necessaria correlazione con le ragioni del provvedimento impugnato. L’atto di impugnazione deve dialogare criticamente con la sentenza, non limitarsi a riproporre le proprie tesi in modo astratto. La Corte ha ribadito che il ricorrente non aveva contrastato l’esegesi corretta fornita dai giudici di merito sulla distinzione tra i reati di cui agli artt. 495 e 496 c.p., rendendo il suo motivo privo di fondamento critico.

le conclusioni

In conclusione, la declaratoria di inammissibilità del ricorso ha comportato la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa decisione serve da monito sulla fondamentale importanza di redigere atti di impugnazione specifici, pertinenti e criticamente argomentati. Un ricorso generico non solo è destinato al fallimento, ma espone anche a sanzioni pecuniarie, confermando che l’accesso alla giustizia richiede il rigoroso rispetto delle sue regole procedurali.

Perché un ricorso in Cassazione può essere dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando manca dei requisiti formali prescritti dalla legge. Come nel caso di specie, ciò avviene se i motivi sono ‘aspecifici’, cioè generici e non si confrontano criticamente con il ragionamento della sentenza impugnata, violando l’art. 581 c.p.p.

Cosa significa che un motivo di ricorso è ‘aspecifico’?
Significa che la critica mossa alla sentenza è formulata in modo vago, senza indicare puntualmente gli errori logico-giuridici del giudice e senza spiegare in dettaglio perché il suo ragionamento dovrebbe essere disatteso. In pratica, è una contestazione generica anziché una critica mirata.

Quale conseguenza comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso?
La dichiarazione di inammissibilità impedisce alla Corte di esaminare il merito della questione. Inoltre, come stabilito nel provvedimento, comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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