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Inammissibilità ricorso cassazione: motivi generici

La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità del ricorso cassazione presentato da un imputato per tentato furto pluriaggravato. I motivi del ricorso sono stati ritenuti generici, aspecifici e non correlati alle motivazioni della sentenza impugnata, portando alla condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15337 Anno 2024
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Pubblicato il 4 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso Cassazione: La Rilevanza dei Motivi Specifici

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale del diritto processuale penale: la specificità dei motivi di ricorso. Quando le ragioni dell’impugnazione sono formulate in modo vago, si incorre in una dichiarazione di inammissibilità del ricorso cassazione. Questa decisione sottolinea l’importanza per la difesa di articolare censure precise e direttamente collegate alla motivazione del provvedimento impugnato, pena l’impossibilità per il giudice di legittimità di esaminare il caso nel merito.

I Fatti del Processo

Il caso trae origine da una condanna per il reato di tentato furto pluriaggravato. L’imputato, dopo la conferma della condanna in secondo grado da parte della Corte di Appello, ha proposto ricorso per cassazione. La difesa ha articolato il ricorso su tre distinti motivi, contestando la violazione di norme processuali, la mancata concessione di una circostanza attenuante e l’eccessività della pena inflitta.

L’Analisi della Cassazione e l’Inammissibilità del Ricorso

La Corte Suprema ha esaminato ciascuno dei motivi presentati, concludendo per la loro manifesta infondatezza a causa della loro genericità e aspecificità. Vediamo nel dettaglio le valutazioni della Corte.

Primo Motivo: Genericità della Censura Processuale

Il ricorrente lamentava una violazione di norme processuali e un vizio di motivazione. Tuttavia, la Cassazione ha ritenuto questo motivo del tutto generico. La difesa non ha indicato in modo preciso quali fossero gli elementi della motivazione della sentenza di appello da censurare, né ha specificato le ragioni della presunta illogicità. In pratica, il ricorso si è limitato a una critica astratta, senza fornire al giudice gli strumenti per individuare il punto della decisione da sottoporre a sindacato. Questo viola i requisiti prescritti dall’art. 581 del codice di procedura penale.

Secondo Motivo: Aspecificità sulla Mancata Attenuante

Il secondo motivo riguardava la mancata concessione della circostanza attenuante del danno di particolare tenuità (art. 62 n. 4 c.p.). Anche in questo caso, la Corte ha rilevato l’aspecificità della doglianza. La Corte di Appello aveva chiaramente spiegato che l’obiettivo del furto non era un singolo oggetto di scarso valore (una plafoniera), ma un ingente quantitativo di materiale elettrico. Pertanto, il danno non poteva essere considerato irrisorio. Il ricorso non si è confrontato con questa specifica motivazione, ignorandola e proponendo una critica che non teneva conto delle ragioni esposte nel provvedimento impugnato.

Terzo Motivo: Indeterminatezza sulla Quantificazione della Pena

Infine, la difesa contestava l’eccessività della pena. La Cassazione ha bollato anche questo motivo come generico, poiché il ricorrente non ha spiegato perché la sanzione dovesse ritenersi non congrua. La Corte ha evidenziato che i giudici di merito avevano già effettuato un giudizio di comparazione tra aggravanti e recidiva, elidendone gli effetti, e che la pena finale era prossima al minimo edittale. Mancava, quindi, una critica argomentata che giustificasse una diversa valutazione.

Le Motivazioni della Decisione

La decisione della Corte si fonda su un principio cardine del giudizio di legittimità: i motivi di ricorso per cassazione non sono ammissibili solo quando sono intrinsecamente indeterminati, ma anche quando manca una necessaria correlazione con le ragioni che sorreggono il provvedimento impugnato. Citando una precedente sentenza delle Sezioni Unite (n. 8825/2016), la Corte ha ribadito che l’atto di impugnazione non può ignorare la motivazione della decisione che contesta. Deve, al contrario, instaurare un dialogo critico con essa, evidenziandone le specifiche lacune o errori di diritto. In assenza di questo confronto, il ricorso si trasforma in un mero dissenso generico, non idoneo ad attivare il sindacato di legittimità.

Conclusioni

L’ordinanza in esame rappresenta un importante monito per gli operatori del diritto. La preparazione di un ricorso per cassazione richiede un’analisi approfondita e mirata della sentenza impugnata. Non è sufficiente esprimere un generico disaccordo con la decisione, ma è indispensabile articolare censure precise, specifiche e direttamente pertinenti alle argomentazioni del giudice di merito. La mancata osservanza di questi requisiti di specificità conduce inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, rendendo vana l’intera attività difensiva.

Quando un motivo di ricorso per cassazione è considerato generico?
Un motivo di ricorso è considerato generico quando è privo dei requisiti di specificità richiesti dalla legge (art. 581 c.p.p.), ovvero quando non indica chiaramente gli elementi che sono alla base della censura e non consente al giudice di individuare i rilievi mossi alla decisione impugnata.

Perché è necessaria la correlazione tra i motivi di ricorso e la sentenza impugnata?
È necessaria perché l’atto di impugnazione non può ignorare le ragioni esposte nel provvedimento che si contesta. Il ricorso deve instaurare un confronto critico con la motivazione della sentenza, evidenziandone gli errori, altrimenti si risolve in un generico dissenso inammissibile.

Quali sono le conseguenze della dichiarazione di inammissibilità del ricorso in Cassazione?
La dichiarazione di inammissibilità comporta che il ricorso non venga esaminato nel merito. Di conseguenza, la sentenza impugnata diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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