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Ricorso inammissibile: quando è solo una ripetizione

La Corte di Cassazione dichiara un ricorso inammissibile per un caso di truffa, poiché i motivi presentati dall’imputato erano una semplice ripetizione di quelli già esaminati e respinti dalla Corte d’Appello. La decisione sottolinea che l’appello non può limitarsi a riproporre le stesse censure senza una critica specifica alla sentenza impugnata, confermando la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 333 Anno 2026
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Pubblicato il 27 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso inammissibile per truffa: la Cassazione fa chiarezza

Quando un ricorso in Cassazione si limita a ripetere le stesse argomentazioni già respinte in appello, il suo destino è segnato: l’inammissibilità. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce questo principio fondamentale, offrendo spunti preziosi sulla specificità dei motivi di ricorso. Il caso analizzato riguarda una condanna per truffa ex art. 640 c.p., dove il ricorso inammissibile presentato dalla difesa è stato giudicato una mera riproposizione delle doglianze precedenti.

I Fatti del Caso

Il procedimento nasce da una condanna per il reato di truffa. L’imputato era stato ritenuto responsabile di aver ingannato una persona offesa, inducendola a versare una somma di denaro su una carta prepagata. Le prove a suo carico erano significative: la chiara riconducibilità a lui sia dell’utenza telefonica usata per le trattative, sia della carta prepagata su cui erano state accreditate le somme.

Nonostante la condanna in primo grado e la conferma da parte della Corte d’Appello, l’imputato ha deciso di presentare ricorso per Cassazione, lamentando principalmente due aspetti: un vizio nella motivazione della sentenza di condanna e una violazione di legge riguardo alla sussistenza degli ‘artifici e raggiri’, elementi essenziali del reato di truffa.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. I giudici hanno stabilito che i motivi presentati non costituivano una critica argomentata e specifica alla sentenza della Corte d’Appello, ma si risolvevano in una ‘pedissequa reiterazione’ di quanto già esposto e respinto nel precedente grado di giudizio. In sostanza, l’appello è stato considerato apparente e non specifico, venendo meno alla sua funzione tipica.

Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende.

Le Motivazioni del Ricorso Inammissibile

La Corte ha fornito motivazioni chiare e dettagliate per la sua decisione. In primo luogo, ha ribadito che il giudizio di Cassazione non è una terza istanza di merito. Non è possibile, in questa sede, sollecitare una nuova valutazione delle prove o contestare la persuasività e l’adeguatezza della motivazione del giudice di merito, a meno che questa non sia manifestamente illogica, contraddittoria o del tutto assente.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello aveva esaminato in modo approfondito le prove (pagine 2 e 3 della sentenza impugnata), dimostrando la riconducibilità dell’utenza telefonica e della carta prepagata all’imputato. Il ricorso, invece di contestare specifici passaggi logici della sentenza, si limitava a riproporre le stesse difese, senza spiegare perché il ragionamento dei giudici d’appello fosse errato. Questo rende il ricorso inammissibile per mancanza di specificità.

Anche il secondo motivo, relativo alla presunta violazione di legge sulla sussistenza degli artifici e raggiri, è stato giudicato meramente riproduttivo e, quindi, inammissibile. La Corte ha sottolineato come i giudici di merito avessero già vagliato e disatteso tali censure con argomenti giuridici corretti.

Conclusioni

Questa ordinanza è un monito importante: il ricorso per Cassazione deve essere un atto di critica puntuale e argomentata contro la decisione impugnata, non una semplice riproposizione di difese già sconfitte. L’effetto di un ricorso generico o ripetitivo è la sua declaratoria di inammissibilità, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria. Per avere successo, è essenziale individuare vizi specifici nella sentenza di secondo grado – come la mancanza di motivazione o una sua palese illogicità – e non sperare in una terza valutazione del materiale probatorio, che è preclusa alla Suprema Corte.

Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché i motivi presentati erano una ‘pedissequa reiterazione’, ovvero una semplice ripetizione, delle argomentazioni già dedotte in appello e puntualmente respinte dalla Corte di merito, risultando così privi della necessaria specificità.

Quali sono i limiti del controllo della Corte di Cassazione sulla motivazione di una sentenza?
La Corte di Cassazione non può riesaminare le prove o valutare la persuasività della decisione. Il suo controllo sulla motivazione è limitato a verificare che non sia mancante, manifestamente illogica o contraddittoria su aspetti essenziali del processo.

Quali sono state le conseguenze per il ricorrente?
A seguito della dichiarazione di inammissibilità del ricorso, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di 3.000 euro in favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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