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Ricorso inammissibile: la Cassazione e i motivi generici

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile avverso una condanna per appropriazione indebita. La decisione si fonda sulla constatazione che l’appellante si è limitato a riproporre le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello, senza formulare una critica specifica e argomentata alla sentenza impugnata. Di conseguenza, il ricorso è stato considerato generico e l’imputato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40125 Anno 2025
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Pubblicato il 1 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso Inammissibile: Perché la Cassazione Può Respingere un Appello

Quando si arriva all’ultimo grado di giudizio, la Corte di Cassazione, è fondamentale comprendere che non si tratta di un terzo processo sul merito dei fatti. La Corte valuta la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione delle sentenze precedenti. Un ricorso inammissibile è l’esito che si verifica quando l’atto di impugnazione non rispetta i rigidi requisiti procedurali. Una recente ordinanza ci offre un chiaro esempio di come la genericità e la ripetitività dei motivi portino inevitabilmente a questa conclusione.

Il Caso in Esame: Un Appello per Appropriazione Indebita

Il caso trae origine da un ricorso presentato alla Corte di Cassazione da un soggetto condannato in secondo grado dalla Corte d’Appello di Torino per il reato di appropriazione indebita, previsto dall’art. 646 del codice penale. L’imputato, attraverso il proprio legale, lamentava un presunto vizio di motivazione nella sentenza di condanna, cercando di ribaltare la decisione sfavorevole.

L’obiettivo del ricorso era quello di sottoporre alla Suprema Corte le ragioni per cui la sentenza d’appello sarebbe stata, a dire del ricorrente, viziata da errori logici e giuridici. Tuttavia, l’esito non è stato quello sperato.

Il Principio del Ricorso Inammissibile per Genericità

La Corte di Cassazione ha analizzato attentamente i motivi presentati dal ricorrente e ha concluso che essi non erano idonei a superare il vaglio di ammissibilità. La ragione è semplice ma cruciale nel diritto processuale: il ricorso non introduceva alcuna critica nuova, specifica e argomentata contro la decisione della Corte d’Appello. Al contrario, si limitava a una “pedissequa reiterazione” delle stesse argomentazioni già discusse e puntualmente respinte nel giudizio precedente.

La Decisione della Corte di Cassazione

In sostanza, il ricorso è stato giudicato come meramente apparente. Gli Ermellini hanno sottolineato che la funzione tipica dell’impugnazione non è quella di riproporre all’infinito le stesse tesi, ma quella di evidenziare specifici errori (di diritto o di logica) commessi dal giudice del grado inferiore. Quando un ricorso omette di assolvere a questa funzione, diventa uno strumento dilatorio e non un mezzo per ottenere giustizia. Di conseguenza, è stato dichiarato inammissibile.

Le Motivazioni della Corte

La motivazione della Suprema Corte si fonda su un principio consolidato: il ricorso per cassazione deve essere specifico. Non basta affermare che la sentenza sia sbagliata; è necessario spiegare in modo dettagliato perché lo è, confrontandosi direttamente con le argomentazioni contenute nel provvedimento impugnato. Nel caso di specie, la Corte d’Appello aveva fornito una motivazione ampia e diffusa (citando le pagine da 3 a 6 della sentenza) per giustificare la colpevolezza dell’imputato sia sotto il profilo materiale che soggettivo. Il ricorso, non affrontando specificamente tali argomentazioni, ha dimostrato la sua totale genericità. La Corte di Cassazione ha quindi rilevato che non vi era alcuna illogicità, tanto meno manifesta, nel ragionamento dei giudici di merito, rendendo l’impugnazione priva di fondamento procedurale.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche

La decisione ha due conseguenze pratiche immediate per il ricorrente. La prima è che la condanna della Corte d’Appello diventa definitiva. La seconda è di natura economica: a causa dell’inammissibilità del ricorso, il soggetto è stato condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve a scoraggiare la presentazione di ricorsi palesemente infondati o dilatori, che sovraccaricano il sistema giudiziario. Per gli avvocati e i loro assistiti, questa ordinanza ribadisce l’importanza di redigere atti di impugnazione che non si limitino a ripetere vecchie difese, ma che costruiscano una critica mirata e tecnicamente ineccepibile della sentenza che si intende contestare.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando non presenta motivi specifici di critica alla sentenza impugnata, ma si limita a ripetere argomenti già esaminati e respinti nel precedente grado di giudizio, risultando così generico e meramente apparente.

Cosa significa che i motivi di ricorso sono una “pedissequa reiterazione” di quelli d’appello?
Significa che l’atto di ricorso ripropone esattamente gli stessi argomenti già presentati alla Corte d’Appello, senza sviluppare una critica argomentata e specifica contro le ragioni esposte nella sentenza di secondo grado.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile?
La parte che ha proposto il ricorso viene condannata al pagamento delle spese processuali e, come in questo caso, al versamento di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende per aver adito la Corte con un ricorso privo dei requisiti di legge.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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