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Ricettazione di tessera sanitaria: reato anche se scaduta

L’Imputato è stato condannato per il reato di ricettazione di tessera sanitaria pur trattandosi di un documento scaduto. La difesa sosteneva la mancanza di reato, argomentando che una tessera priva di validità temporale non possiede alcun valore economico né utilità pratica. La Corte di Cassazione ha rigettato la tesi difensiva. I Giudici hanno chiarito che il profitto del reato non deve essere necessariamente patrimoniale. Un documento scaduto conserva una sua utilità, in quanto permette l’identificazione della persona o l’accesso illecito a prestazioni. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha condannato l’Imputato al pagamento delle spese e al versamento di tremila euro alla Cassa delle Ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17227 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

La ricettazione di tessera sanitaria e il valore dei documenti

L’Imputato è stato trovato in possesso di un documento identificativo appartenente a un’altra persona. Nello specifico, il documento era scaduto da tempo. La difesa ha sostenuto che il fatto non potesse costituire reato. Secondo l’impostazione difensiva, un documento privo di validità temporale non ha alcun valore di mercato. Di conseguenza, l’imputato non avrebbe potuto ricavare alcun guadagno economico dal suo possesso. La questione centrale affrontata dai giudici riguarda la configurabilità della ricettazione di tessera sanitaria anche in caso di intervenuta scadenza del documento stesso.

I Giudici di merito hanno dichiarato la responsabilità penale del soggetto. La Corte di Cassazione ha analizzato attentamente la struttura del reato per verificare la correttezza della condanna. La legge punisce chi riceve o acquista cose provenienti da un delitto per procurarsi un profitto. Tuttavia, la nozione di profitto non si limita al solo guadagno di denaro. Il concetto di utilità comprende anche vantaggi personali, pratici o d’uso. Ricevere un documento altrui, anche se scaduto, permette comunque di ottenere benefici specifici. Per questo motivo, la condotta rientra pienamente nella figura di reato contestata.

L’utilità non patrimoniale e l’uso dei documenti scaduti

La tessera del servizio sanitario nazionale svolge diverse funzioni all’interno dell’ordinamento. La sua funzione principale riguarda l’accesso alle prestazioni sanitarie e ai servizi farmaceutici. Tuttavia, il documento viene comunemente utilizzato anche per scopi identificativi informali. Una persona può mostrare il tesserino per attestare le proprie generalità o per mostrare il codice fiscale. La scadenza del documento non annulla del tutto la sua utilità pratica nella vita quotidiana.

Il possesso non autorizzato di una tessera altrui consente di sfruttare l’identità riportata sul tesserino. L’utilizzatore può cercare di ottenere prestazioni sanitarie inducendo in errore gli operatori. In alternativa, il soggetto può esibire il tesserino per nascondere la propria reale identità di fronte a terzi. Queste possibilità conferiscono al documento un valore d’uso concreto. La legge penale protegge il patrimonio ma mira anche a impedire la circolazione di beni provenienti da reato. Qualsiasi utilità tratta dal bene soddisfa il requisito del profitto richiesto dalla norma.

Le motivazioni sulla ricettazione di tessera sanitaria

Le motivazioni dei Giudici di legittimità si basano su un’interpretazione consolidata della norma penale. La Corte ha confermato la decisione dei gradi precedenti integrando la struttura argomentativa. Il reato non richiede una valutazione strettamente commerciale o di mercato del bene ricettato. L’elemento oggettivo del reato sussiste quando il bene posseduto risulta idoneo a produrre un beneficio qualsiasi per il possessore illecito.

Nello specifico della ricettazione di tessera sanitaria, la data di scadenza stampata sul supporto plastico non elimina l’idoneità dell’oggetto a generare un profitto illecito. Tale profitto può avere natura totalmente non patrimoniale. La tessera permette di richiedere servizi, di identificarsi impropriamente o di fruire di agevolazioni. I Giudici hanno ribadito che la contestazione fonda sulla idoneità potenziale del bene a soddisfare un interesse dell’agente. Di conseguenza, le doglianze presentate dalla difesa sono state giudicate manifestamente infondate.

Le conclusioni sull’inammissibilità della richiesta

Le conclusioni della Corte di Cassazione hanno portato al rigetto integrale delle richieste dell’Imputato. I Giudici hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso a causa della manifesta infondatezza delle argomentazioni proposte. La reiterazione dei motivi già respinti in appello ha evidenziato una colpa nella proposizione dell’impugnazione straordinaria.

L’esito del giudizio comporta conseguenze pecuniarie dirette per la parte ricorrente. L’Imputato vede confermata in via definitiva la responsabilità penale per il reato contestato. Inoltre, la Corte ha condannato l’Imputato al pagamento di tutte le spese processuali sostenute per il giudizio. A causa dell’inammissibilità del ricorso, i Giudici hanno stabilito l’obbligo di versare una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. La decisione consolida l’orientamento secondo cui il valore di un documento prescinde dalla sua validità formale.

Una tessera sanitaria scaduta conserva un valore rilevante per la legge penale
Sì, la tessera sanitaria scaduta consente comunque l’identificazione o l’accesso a determinate prestazioni, generando un profitto illecito.

Il reato di ricettazione richiede necessariamente un guadagno economico
No, il profitto nel reato di ricettazione comprende qualsiasi tipo di utilità o vantaggio, anche di natura personale e non patrimoniale.

Quali sanzioni comporta la dichiarazione di inammissibilità del ricorso
La parte che propone un ricorso inammissibile viene condannata al pagamento delle spese del processo e a una sanzione economica a favore della Cassa delle Ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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