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Resistenza a pubblico ufficiale: scappare con forza è reato

Due imputate avevano commesso furti ai danni di passanti durante un affollato mercato rionale, operando insieme a una complice. I carabinieri in borghese avevano notato la condotta e si erano qualificati per bloccarle. Una delle donne si era divincolata con forza, sbracciando energicamente per fuggire prima di essere nuovamente fermata. I giudici di merito hanno condannato entrambe per furto aggravato e una di esse per resistenza a pubblico ufficiale. La difesa ha impugnato la decisione sostenendo l’assenza di lesioni ai militari e criticando il calcolo della recidiva. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi, confermando le condanne e stabilendo che l’uso della forza per sottrarsi alla presa integra la resistenza a pubblico ufficiale, anche senza provocare ferite ai militari.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 47831 Anno 2022
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Pubblicato il 1 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Resistenza a pubblico ufficiale e fuga dalle forze dell’ordine

Il reato di resistenza a pubblico ufficiale scatta anche quando il fermato non ferisce le forze dell’ordine ma impiega forza fisica per divincolarsi e tentare la fuga. La Corte di Cassazione ha affrontato un caso relativo a una serie di furti commessi in un mercato rionale da un gruppo organizzato. Gli agenti di polizia giudiziaria sono intervenuti in borghese per interrompere l’attività illecita e bloccare le autrici. Una delle responsabili ha opposto una reazione energica, sbracciando e divincolandosi ripetutamente per guadagnare la fuga.

I giudici di merito hanno inflitto la condanna per furto aggravato in concorso e per l’opposizione violenta all’arresto. Gli imputati hanno presentato ricorso sostenendo la mancanza di lesioni fisiche a carico dei militari intervenuti e contestando l’applicazione dell’aumento di pena per i precedenti penali.

La dinamica dei furti e l’arresto in flagranza

Le imputate operavano all’interno di una fiera settimanale affollata, approfittando della calca per sottrarre beni e documenti personali ai clienti delle bancarelle. I carabinieri hanno monitorato i movimenti delle borseggiatrici, riscontrando la presenza di un piano coordinato e la divisione dei compiti tra le complici. I militari hanno assistito direttamente alla sottrazione della refurtiva e sono intervenuti identificandosi formalmente prima di procedere al blocco.

Una delle donne ha rifiutato di sottomettersi al controllo. La donna ha utilizzato la propria forza corporea per divincolarsi dalla presa del militare, riuscendo momentaneamente a liberarsi prima del blocco definitivo. La perquisizione ha consentito il recupero della refurtiva e dei documenti di identità delle vittime. La difesa ha cercato di derubricare l’accaduto a mera resistenza passiva, affermando che l’azione non aveva causato danni fisici agli operatori.

La violenza nella resistenza a pubblico ufficiale

La giurisprudenza distingue chiaramente la resistenza puramente passiva dall’opposizione attiva con forza fisica. Il semplice rifiuto di obbedire o l’inerzia corporea non integrano una violenza diretta. Al contrario, il divincolarsi energico costituisce una condotta attiva diretta a contrastare l’atto d’ufficio.

L’ordinamento penale non richiede la causazione di lesioni o ferite per punire l’opposizione al pubblico ufficiale. È sufficiente un impiego di forza fisica diretto a neutralizzare l’azione del pubblico ufficiale e a guadagnare l’impunità attraverso la fuga. La piena consapevolezza della qualifica dei militari, comunicata prima dell’intervento, esclude qualsiasi errore incolpevole sulla natura del controllo.

Le motivazioni sulla resistenza a pubblico ufficiale

La Corte di Cassazione ha evidenziato la piena correttezza logica e giuridica della sentenza di secondo grado. I giudici hanno chiarito che l’atto di divincolarsi con violenza supera i confini della reazione spontanea e istintiva. Tale comportamento costituisce un vero e proprio impiego di energia fisica volto a vanificare la presa degli operanti.

I giudici di legittimità hanno respinto le censure sull’aumento per la recidiva applicato all’altra complice. La Corte territoriale ha giustificato l’inasprimento sanzionatorio valorizzando i numerosi precedenti penali specifici e la professionalità dimostrata nell’organizzazione dei reati patrimoniali seriali.

Le conclusioni pratiche sulla resistenza a pubblico ufficiale

I giudici di legittimità hanno dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi presentati dalle imputate. La Corte ha condannato le ricorrenti al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di tremila euro ciascuna in favore della Cassa delle ammende.

La decisione consolida un principio fondamentale in materia penale. Chiunque impieghi la forza per sottrarsi all’arresto commette reato, a prescindere dal fatto che il pubblico ufficiale riporti lesioni fisiche.

Divincolarsi con forza durante un fermo costituisce reato penale?
Sì, l’uso di forza fisica per liberarsi dalla presa delle forze dell’ordine e fuggire integra il reato di resistenza a pubblico ufficiale.

Serve che il pubblico ufficiale subisca lesioni fisiche per configurare la resistenza?
No, non è necessaria alcuna lesione fisica o referto medico, poiché basta il compimento di atti violenti diretti a ostacolare l’attività di servizio.

Cosa rischia chi presenta un ricorso per cassazione inammissibile?
La persona che propone un ricorso privo di fondamento o inammissibile viene condannata alle spese legali e al pagamento di una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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