Reddito di cittadinanza: la Cassazione conferma la punibilità dei falsi
Il tema del reddito di cittadinanza continua a occupare le aule di giustizia, specialmente in relazione alla sua recente riforma e alla presunta abolizione delle sanzioni penali. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce definitivamente che chi ha dichiarato il falso per ottenere il beneficio non può sperare in una cancellazione automatica della condanna.
Il caso e la contestazione
Un cittadino era stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione per aver violato l’art. 7 del d.l. n. 4 del 2019, omettendo o falsificando informazioni essenziali per percepire il sussidio. Il ricorrente ha impugnato la sentenza sostenendo che, a seguito della legge n. 197 del 2022, il reato fosse stato abrogato e che non vi fosse continuità con le nuove norme sull’assegno di inclusione.
La decisione della Suprema Corte
I giudici di legittimità hanno respinto fermamente questa tesi. La Corte ha stabilito che l’abrogazione della disciplina del reddito di cittadinanza decorre solo dal 1° gennaio 2024. Pertanto, tutti i fatti illeciti commessi prima di tale data restano punibili secondo la legge vigente al momento del fatto. Non si configura, quindi, un’ipotesi di abolitio criminis.
Le motivazioni
La Suprema Corte ha fondato la propria decisione sul principio della successione di leggi penali nel tempo. I giudici hanno evidenziato che l’art. 8 del d.l. n. 48 del 2023, che disciplina l’assegno di inclusione, punisce condotte identiche a quelle previste per il reddito di cittadinanza. Esiste dunque una chiara continuità normativa: il legislatore non ha voluto smettere di punire i falsi per ottenere sussidi pubblici, ma ha semplicemente cambiato la cornice normativa di riferimento. Di conseguenza, non può trovare applicazione il principio del trattamento più mite, poiché la struttura del reato e l’offesa al patrimonio pubblico rimangono invariate.
Le conclusioni
In conclusione, il ricorso è stato dichiarato inammissibile con la conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende. Questa pronuncia ribadisce che le riforme legislative non costituiscono un salvacondotto per chi ha commesso frodi ai danni dello Stato nel periodo di vigenza della precedente normativa. La stabilità delle sanzioni penali per il reddito di cittadinanza è garantita dalla persistenza dell’interesse protetto e dalla sovrapponibilità delle fattispecie incriminatrici vecchie e nuove.
Chi ha percepito indebitamente il sussidio prima del 2024 è ancora punibile?
Sì, la Cassazione ha stabilito che per tutti i fatti commessi fino al 31 dicembre 2023 la disciplina penale del reddito di cittadinanza resta pienamente applicabile.
La riforma del 2022 ha cancellato i reati precedenti?
No, la riforma ha disposto l’abrogazione delle norme solo a partire dal 2024, mantenendo la rilevanza penale per le condotte pregresse attraverso il principio di continuità normativa.
Qual è la differenza tra il vecchio reddito e il nuovo assegno di inclusione per la legge penale?
Sostanzialmente nessuna sotto il profilo sanzionatorio, poiché entrambe le leggi puniscono con la medesima struttura le false dichiarazioni per ottenere benefici statali.