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Vincite on line e reddito di cittadinanza: la Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso di un cittadino condannato per non aver dichiarato le sue vincite on line nella domanda per il reddito di cittadinanza. La Corte ha stabilito che la mancata dichiarazione di un conto gioco e delle relative somme costituisce reato, anche se il richiedente sostiene che si trattasse di semplici storni e non di vere vincite.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 41432 Anno 2024
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Pubblicato il 9 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Vincite on line e Reddito di Cittadinanza: La Cassazione Conferma la Condanna

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 41432 del 2024, ha affrontato un caso di grande attualità, ribadendo la necessità di trasparenza totale nella richiesta di benefici assistenziali come il Reddito di Cittadinanza. La questione centrale riguarda l’obbligo di dichiarare tutte le somme percepite, incluse le vincite on line, pena l’integrazione di un reato. Questa pronuncia chiarisce che le giustificazioni basate sull’ignoranza della legge o sulla natura delle somme accreditate sul conto gioco non sono sufficienti a escludere la responsabilità penale.

I Fatti del Caso

Il procedimento nasce dal ricorso di un cittadino condannato in primo e secondo grado per il reato previsto dall’art. 7 del D.L. n. 4/2019. L’accusa era di aver omesso di indicare, nella domanda per il Reddito di Cittadinanza, i redditi derivanti da vincite on line accumulate su un conto gioco tra il 2017 e il 2019.

La difesa dell’imputato si basava su tre argomenti principali:

  1. Natura delle somme: L’imputato sosteneva che gli accrediti sul suo conto gioco non fossero vincite, ma semplici ‘storni’, ovvero riaccrediti di somme precedentemente spostate per partecipare a giochi ai quali aveva poi rinunciato.
  2. Mancanza di dolo: Si affermava che l’imputato avesse commesso un errore sul fatto e che si fosse limitato a firmare i moduli predisposti dal CAF, senza la piena consapevolezza dell’obbligo dichiarativo.
  3. Abrogazione della norma: La difesa invocava l’effetto abrogativo immediato della norma incriminatrice a seguito delle nuove leggi in materia, sostenendo l’applicazione del principio della lex mitior.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. I giudici hanno ritenuto le argomentazioni difensive generiche e manifestamente infondate, fornendo importanti chiarimenti su ciascuno dei punti sollevati.

Le Motivazioni: Analisi delle vincite on line e del Dolo

La Corte ha smontato punto per punto le tesi difensive.

In primo luogo, riguardo alla natura delle somme, i giudici hanno qualificato la tesi degli ‘storni’ come una deduzione ‘meramente labiale’, ossia una semplice affermazione verbale non supportata da alcun elemento concreto o prova documentale. La difesa non ha fornito alcuna dimostrazione dell’effettiva incidenza di questi presunti riaccrediti rispetto alle somme considerate vincite on line dall’accusa. In assenza di prove contrarie, la ricostruzione dei giudici di merito è stata ritenuta valida.

In secondo luogo, è stata respinta la tesi della mancanza dell’elemento soggettivo (dolo). La Corte ha richiamato un suo precedente orientamento, secondo cui l’errore sui requisiti necessari per ottenere il Reddito di Cittadinanza si risolve in un ‘errore su legge penale’ (art. 5 c.p.), che di norma non scusa. La normativa in materia non è stata ritenuta così ‘criptica’ o oscura da rendere inevitabile l’errore. L’imputato era pienamente consapevole di essere titolare di un conto gioco e ha omesso di dichiararlo: questa omissione consapevole è stata ritenuta sufficiente a integrare il dolo richiesto dalla norma.

Infine, per quanto riguarda l’abrogazione del reato, la Cassazione ha chiarito che la legge che ha soppresso il Reddito di Cittadinanza (L. 197/2022) ha espressamente fatto salve le sanzioni penali per i fatti commessi fino al termine di efficacia della disciplina. Questa è una deroga legittima e non irragionevole al principio di retroattività della legge più favorevole, volta a garantire la tutela penale fino a quando il beneficio è stato erogabile.

Le Conclusioni

La sentenza in esame offre una lezione chiara: nella richiesta di benefici statali, l’onere della trasparenza è massimo. Chiunque possieda un conto gioco e percepisca somme, anche se ritenute di modesta entità o di natura incerta, ha l’obbligo di dichiararle. Sostenere di non essere a conoscenza della legge o tentare di qualificare le entrate in modo diverso da vincite, senza fornire prove concrete, non è una strategia difensiva efficace. La consapevolezza di possedere un conto e di ometterne la dichiarazione è sufficiente per configurare il reato. La pronuncia conferma un approccio rigoroso volto a sanzionare ogni condotta fraudolenta che mini l’integrità dei sistemi di welfare.

Le somme riaccreditate su un conto gioco sono considerate vincite on line ai fini del reddito di cittadinanza?
Sì, a meno che il richiedente non fornisca prove concrete e documentali che dimostrino una natura diversa, come ad esempio degli storni per mancata partecipazione al gioco. In assenza di tali prove, le somme accreditate vengono considerate reddito da dichiarare.

Affermare di non sapere che le vincite da gioco andavano dichiarate può escludere la responsabilità penale?
No. Secondo la Corte di Cassazione, l’ignoranza o l’errore sui requisiti per ottenere il beneficio costituisce un ‘errore su legge penale’, che generalmente non esclude la colpevolezza. La normativa non è considerata così complessa da giustificare un’ignoranza inevitabile.

L’abrogazione della legge sul reddito di cittadinanza cancella i reati commessi in precedenza?
No. La legge che ha abrogato la disciplina ha specificamente previsto che le sanzioni penali continuino ad applicarsi per tutti i fatti commessi mentre la norma era in vigore. Si tratta di una deroga al principio della legge più favorevole per garantire la continuità della tutela penale.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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