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Reato Permanente: La Tenuità del Fatto non Salva l’Imputata

Un’Imputata è stata condannata per reati di invasione e deturpamento. Ha presentato ricorso in Cassazione, sostenendo l’applicazione della non punibilità per particolare tenuità del fatto. La Corte d’Appello aveva già respinto questa richiesta. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Ha ribadito che la particolare tenuità del fatto non si applica ai reati permanenti, come nel caso di un’opera non demolita. Il reato era ancora in corso. L’Imputata deve pagare le spese processuali e una somma alla cassa delle ammende. Questo caso chiarisce il rapporto tra il reato permanente e tenuità del fatto.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 24525 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Introduzione: Il Reato Permanente e la Tenuità del Fatto

Il diritto penale italiano prevede diverse sfumature per valutare la gravità di un reato. Una di queste è la cosiddetta “particolare tenuità del fatto”, una condizione che può portare alla non punibilità. Tuttavia, questa possibilità incontra dei limiti precisi, specialmente quando si parla di reati permanenti. La Corte di Cassazione ha recentemente chiarito questo punto, ribadendo che la natura continuativa di un illecito impedisce l’applicazione di tale beneficio. Comprendere la relazione tra il reato permanente e tenuità del fatto è fondamentale per chiunque si trovi ad affrontare questioni legali.

Il Caso: Condanna per Invasione e Deturpamento

La vicenda riguarda un’Imputata, condannata per aver commesso reati di invasione di terreni o edifici e deturpamento di cose altrui. Questi illeciti sono disciplinati dagli articoli 633 e 639 del codice penale. La condanna iniziale è stata parzialmente riformata dalla Corte d’Appello, che ha dichiarato alcuni reati estinti per prescrizione. Nonostante ciò, la condanna principale è stata confermata.

Il Ricorso dell’Imputata: La Richiesta di Tenuità del Fatto

L’Imputata non ha accettato la decisione e ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione. Il suo difensore ha sostenuto che il caso rientrasse nella “particolare tenuità del fatto”, chiedendo l’applicazione dell’articolo 131 bis del codice penale. Questo articolo permette di escludere la punibilità quando l’offesa è di minima entità, considerando le modalità della condotta, l’esiguità del danno o del pericolo.

Perché la Tenuità del Fatto non si Applica al Reato Permanente

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso, ma lo ha dichiarato inammissibile. La ragione principale risiede nella natura del reato contestato. I giudici hanno spiegato che la richiesta di “particolare tenuità del fatto” era priva di specificità. Le motivazioni addotte dall’Imputata erano già state valutate e ritenute infondate dalla Corte d’Appello. La Cassazione ha sottolineato che un ricorso deve correlare le proprie argomentazioni con quelle della decisione impugnata, altrimenti risulta generico e non ammissibile.

Comprendere il Reato Permanente

Un reato permanente è un illecito la cui condotta si protrae nel tempo. Non si esaurisce in un singolo atto, ma continua a produrre i suoi effetti illeciti. Esempi tipici includono l’occupazione abusiva di un immobile o il sequestro di persona. La caratteristica distintiva è che l’azione illecita persiste finché non viene interrotta. Nel caso specifico, l’Imputata era stata condannata per un reato che implicava un’opera non demolita, rendendo l’illecito ancora in corso. Questa natura di “reato permanente” è cruciale per la decisione della Corte.

Le Motivazioni della Sentenza: L’Opera Non Demolita e il Reato Permanente

La Corte d’Appello aveva già chiarito che la “particolare tenuità del fatto” non poteva applicarsi. La motivazione era chiara: l’opera oggetto del reato non era stata demolita. Questo significava che il reato era ancora in corso, mantenendo la sua natura di reato permanente. Quando un reato è permanente, la sua offensività non è considerata “particolarmente tenue” perché la condotta illecita continua a manifestarsi nel tempo. La Cassazione ha pienamente condiviso questa interpretazione, confermando che la persistenza dell’illecito esclude il beneficio dell’articolo 131 bis del codice penale.

Le Conclusioni: Il Ricorso Inammissibile e le Conseguenze

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell’Imputata inammissibile. Questa decisione comporta conseguenze dirette per l’Imputata. Ella è stata condannata al pagamento delle spese processuali. Inoltre, dovrà versare una somma di tremila euro a favore della cassa delle ammende. Questa sanzione aggiuntiva è prevista dalla legge in caso di ricorsi dichiarati inammissibili, valutando i profili di colpa nella determinazione della causa di inammissibilità. La sentenza ribadisce l’importanza di valutare attentamente la natura del reato, specialmente quando si tratta di un reato permanente, prima di invocare la “particolare tenuità del fatto”.

Cos’è un reato permanente?
Un reato permanente è un illecito la cui condotta si protrae nel tempo, non si esaurisce in un singolo momento, ma continua a produrre i suoi effetti finché non viene interrotta.

Quando non si può applicare la particolare tenuità del fatto?
La particolare tenuità del fatto non si può applicare quando il reato è di natura permanente, cioè quando la condotta illecita è ancora in corso e non è stata interrotta, come nel caso di un’opera abusiva non demolita.

Quali sono le conseguenze di un ricorso inammissibile in Cassazione?
Un ricorso inammissibile comporta la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e, solitamente, al versamento di una somma di denaro a favore della cassa delle ammende.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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