Reato Permanente e Continuazione: la Cassazione Annulla la Decisione Basata solo sul Tempo
Con la sentenza n. 34173 del 2024, la Corte di Cassazione torna a pronunciarsi su un tema cruciale in materia penale: l’applicazione della continuazione al reato permanente. Il caso riguarda un cittadino straniero condannato più volte per la violazione dell’obbligo di soggiorno sul territorio nazionale. La Suprema Corte ha chiarito che la semplice distanza temporale tra gli accertamenti del reato non è un elemento sufficiente per negare l’unicità del disegno criminoso, specialmente in presenza di un illecito che si protrae nel tempo.
I Fatti del Caso: Il Giudice di Pace e la Negata Continuazione
Un cittadino straniero si rivolgeva al Giudice di Pace di Ancona, in qualità di giudice dell’esecuzione, per chiedere il riconoscimento del vincolo della continuazione tra cinque diverse sentenze di condanna per il reato di soggiorno illegale (art. 10-bis D.Lgs. 286/1998).
Il Giudice di Pace accoglieva parzialmente la richiesta: unificava i reati commessi tra marzo e settembre 2021, rideterminando la pena in 10.000 euro di ammenda. Tuttavia, escludeva dalla continuazione un’ulteriore condotta, accertata nell’aprile 2023, motivando la decisione con la “mancanza di contiguità temporale”.
Insoddisfatto, l’imputato, tramite il suo difensore, proponeva ricorso in Cassazione, lamentando che la valutazione del giudice si fosse basata unicamente sul fattore tempo, ignorando la natura stessa del reato permanente.
Il Ricorso in Cassazione: Focus sulla Natura del Reato Permanente
Il ricorrente ha sostenuto due motivi principali:
- Violazione di legge: La giurisprudenza di legittimità ha più volte affermato che il mero decorso del tempo non osta al riconoscimento della continuazione. Nel caso specifico, la condotta di illegale presenza sul territorio non si era mai interrotta, rendendo evidente l’unicità del disegno criminoso.
- Vizio di motivazione: Il giudice non aveva considerato altri elementi sintomatici dell’unicità del piano, come l’omogeneità dei reati, la lesione del medesimo bene giuridico e la contiguità spaziale.
L’argomento centrale del ricorso si fonda sulla qualificazione del soggiorno illegale come reato permanente. Essendo una condotta che si protrae ininterrottamente, i diversi accertamenti nel tempo non rappresentano reati distinti, ma solo momenti di emersione di un’unica, continua violazione.
La Decisione della Suprema Corte e le sue Motivazioni
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondato il ricorso, annullando con rinvio l’ordinanza impugnata.
Le motivazioni
La Corte ha ribadito che il trattenersi illegalmente nel territorio dello Stato costituisce un reato permanente. Le diverse condanne, pur interrompendo giuridicamente la permanenza ai fini del giudicato, non spezzano necessariamente l’unicità del disegno criminoso originario. Il giudice dell’esecuzione, di fronte a più sentenze per un reato di questo tipo, ha il dovere di effettuare una valutazione più approfondita.
Non è sufficiente, secondo gli Ermellini, constatare la distanza temporale tra gli accertamenti per escludere la continuazione. Occorre invece verificare se tale distanza sia dovuta a un semplice ritardo nell’accertamento della condotta (che è rimasta invariata) oppure se dimostri l’insorgere di una nuova e autonoma deliberazione criminosa. La motivazione del Giudice di Pace è stata giudicata carente proprio perché si è fermata al primo, superficiale, indice temporale, omettendo di analizzare la sostanza della vicenda: la natura permanente del reato e la possibile persistenza di un unico disegno criminoso.
Le conclusioni
La sentenza stabilisce un principio di diritto chiaro: per escludere la continuazione in un reato permanente, non basta il tempo. Il giudice deve indagare se siano intervenuti fattori concreti capaci di interrompere il disegno criminoso iniziale, portando l’autore a formulare un nuovo proposito illecito. Annullando la decisione, la Cassazione ha rinviato gli atti al Giudice di Pace di Ancona, che dovrà riesaminare il caso attenendosi a questo principio, valutando con piena libertà tutti gli indici rilevanti (omogeneità delle violazioni, modalità della condotta, ecc.) e non solo il calendario.
Che cos’è un reato permanente secondo questa sentenza?
È un reato la cui condotta illecita si protrae continuativamente nel tempo, come l’illegale permanenza sul territorio dello Stato. I diversi accertamenti nel tempo non costituiscono necessariamente nuovi reati, ma possono essere manifestazioni di un’unica violazione.
La distanza temporale tra due reati è sufficiente a escludere la continuazione?
No. Secondo la Corte di Cassazione, specialmente in caso di reato permanente, la mera distanza temporale non è sufficiente. È necessario verificare se tale distanza rifletta l’insorgere di un nuovo e autonomo disegno criminoso o se sia solo il risultato di un ritardato accertamento.
Perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Giudice di Pace?
Perché la motivazione era carente. Il giudice si era limitato a considerare solo l’indice della contiguità temporale per escludere la continuazione, senza tenere conto della natura permanente del reato e senza valutare se l’originario disegno criminoso fosse stato interrotto da una nuova e autonoma deliberazione.