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Reingresso dello straniero espulso: no alla prescrizione facile

Un cittadino straniero, già espulso dall’Italia con divieto di rientro per cinque anni, è stato rintracciato a Bologna nel 2014. Condannato nei primi gradi di giudizio per il reato di reingresso dello straniero espulso senza autorizzazione, ha proposto ricorso in Cassazione eccependo la prescrizione del reato. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno chiarito che il reingresso dello straniero espulso è un reato permanente, poiché la condotta illecita si protrae per tutta la durata della permanenza non autorizzata sul territorio dello Stato. Di conseguenza, il termine di prescrizione inizia a decorrere solo dal momento dell’accertamento del fatto (nel caso di specie, il 21 settembre 2014) e non dal momento del mero reingresso fisico. Al momento della sentenza d’appello, il termine di prescrizione non era pertanto ancora decorso.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 12578 Anno 2022
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Pubblicato il 20 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reingresso dello straniero espulso e il calcolo della prescrizione

Quando uno straniero viene espulso dall’Italia, riceve un divieto di rientro per un determinato periodo di tempo. Se decide di violare questo divieto e rientrare senza l’autorizzazione del Ministero dell’Interno, commette un reato. È fondamentale stabilire il momento esatto in cui inizia a decorrere il tempo per la prescrizione di questo illecito. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato questo tema delicato, chiarendo le regole sul reingresso dello straniero espulso. Il caso specifico riguarda un cittadino straniero rintracciato sul territorio nazionale dopo essere stato precedentemente rimpatriato in modo coatto. La difesa sosteneva che il reato fosse ormai estinto per il decorso del tempo, ma i giudici hanno espresso un parere del tutto contrario.

La natura del reato e la condotta illecita

Il cittadino straniero era stato condannato nei primi gradi di giudizio alla pena di sei mesi di reclusione. La difesa ha proposto ricorso davanti alla Suprema Corte, sostenendo che il reato fosse ormai estinto per prescrizione (la perdita del diritto dello Stato di punire un illecito a causa del troppo tempo trascorso). Secondo la tesi difensiva, il tempo utile per la prescrizione doveva essere calcolato a partire dal giorno esatto del rientro fisico in Italia, collocato idealmente subito dopo l’espulsione. Questa interpretazione avrebbe azzerato la condanna, sollevando il ricorrente da ogni responsabilità penale. Tuttavia, la Suprema Corte ha smontato questa ricostruzione logica, focalizzandosi sulla reale natura giuridica della condotta contestata.

Le motivazioni della sentenza sul reingresso dello straniero espulso

I giudici della Corte di Cassazione hanno respinto la tesi della difesa, dichiarando il ricorso del tutto inammissibile (privo dei requisiti legali per essere esaminato). La Corte ha spiegato che il reingresso dello straniero espulso non è un reato istantaneo, che si consuma e si esaurisce nel momento esatto in cui si attraversa il confine dello Stato. Al contrario, si tratta di un reato permanente (un illecito in cui la condotta contraria alla legge si protrae ininterrottamente nel tempo per volontà del colpevole). L’obiettivo della norma è infatti quello di impedire sia l’ingresso illegale sia la successiva permanenza abusiva sul territorio nazionale. Per questa ragione, il termine di prescrizione non inizia a decorrere dal giorno del rientro fisico, ma dal momento in cui cessa la permanenza illecita. Nel caso specifico, la permanenza è cessata il giorno in cui le forze dell’ordine hanno accertato la presenza dello straniero in Italia. Da quella data di accertamento, il termine ordinario di prescrizione di sei anni e sei mesi non era ancora interamente decorso al momento della sentenza d’appello.

Le conclusioni della Cassazione sul reingresso dello straniero espulso

La decisione della Suprema Corte conferma una linea interpretativa rigorosa e consolidata nel panorama giuridico italiano. Chi rientra illegalmente in Italia dopo un’espulsione non può sperare di far franca la propria condotta semplicemente nascondendosi e attendendo il decorso del tempo dal momento del confine varcato. La permanenza illegale mantiene il reato costantemente in vita e impedisce il decorso dei termini di estinzione del reato. Di conseguenza, la Cassazione ha rigettato il ricorso e ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese del procedimento. Inoltre, lo straniero dovrà versare la somma di tremila euro alla cassa delle ammende (una sanzione pecuniaria prevista per chi presenta ricorsi manifestamente infondati o inammissibili). Questa pronuncia ribadisce l’importanza del rispetto dei provvedimenti di espulsione e definisce chiaramente i confini temporali della responsabilità penale per i cittadini stranieri non autorizzati.

Cosa si intende per reingresso dello straniero espulso?
Si tratta del reato commesso da un cittadino straniero che, dopo essere stato espulso e rimpatriato, rientra in Italia senza la necessaria autorizzazione del Ministero dell’Interno prima che siano decorsi cinque anni.

Quando inizia a decorrere la prescrizione per questo reato?
La prescrizione inizia a decorrere solo dal momento in cui cessa la permanenza illegale sul territorio dello Stato, che solitamente coincide con il giorno in cui le autorità accertano la presenza dello straniero.

Quali sono le conseguenze se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente perde la causa, la condanna precedente diventa definitiva e viene ordinato il pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria in favore della cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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