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Profitto dell’autoriciclaggio: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47331/2023, ha stabilito un principio fondamentale in materia di sequestro. Quando il reato principale (presupposto) si estingue per prescrizione, il sequestro preventivo finalizzato alla confisca non può essere mantenuto per l’intero importo basandosi sul solo reato di autoriciclaggio. La Corte ha chiarito che il profitto dell’autoriciclaggio è un’entità giuridica distinta dal profitto del reato presupposto e deve essere autonomamente quantificato. La totale assenza di motivazione su questo punto da parte del tribunale di merito ha portato all’annullamento con rinvio dell’ordinanza.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 47331 Anno 2023
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Pubblicato il 21 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Profitto dell’Autoriciclaggio: Non è la Stessa Cosa del Reato Originario

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 47331 del 2023, interviene su una questione cruciale in materia di misure cautelari reali: la quantificazione del sequestro quando il reato presupposto si estingue per prescrizione. La decisione sottolinea una distinzione fondamentale tra il profitto dell’autoriciclaggio e quello del reato originario, imponendo ai giudici di merito un obbligo di motivazione specifica che non può essere eluso. Analizziamo insieme questa importante pronuncia.

I Fatti di Causa: Sequestro, Prescrizione e l’Appello in Cassazione

Due soggetti si trovavano destinatari di un’ordinanza di sequestro preventivo per equivalente su conti correnti e beni mobili e immobili. La misura era stata disposta in relazione a due tipologie di reato: una truffa aggravata (il cosiddetto reato presupposto) e diverse ipotesi di autoriciclaggio.

Successivamente, il reato di truffa veniva dichiarato estinto per intervenuta prescrizione. Di conseguenza, i difensori chiedevano la revoca del sequestro, sostenendo che la misura era stata calibrata sull’intero profitto della truffa, ormai non più perseguibile. Il Tribunale, tuttavia, confermava il sequestro per l’intero importo, ritenendolo ancora valido in relazione alle residue imputazioni di autoriciclaggio. Contro questa decisione, gli interessati proponevano ricorso in Cassazione.

Il Profitto dell’Autoriciclaggio e la Mancata Motivazione del Tribunale

Il nucleo del ricorso si concentrava su un punto essenziale: il Tribunale aveva omesso di motivare le ragioni per cui l’importo del sequestro, originariamente calcolato sul profitto della truffa, dovesse rimanere invariato anche dopo la prescrizione di tale reato. I ricorrenti sostenevano, correttamente, che il profitto dell’autoriciclaggio non può coincidere automaticamente con il profitto del reato presupposto. Si tratta di due vantaggi economici distinti: il primo deriva dalla commissione della truffa, il secondo dall’impiego dei proventi illeciti in nuove attività economiche.

Il giudice di merito, secondo i ricorrenti, avrebbe dovuto procedere a una nuova e autonoma quantificazione del valore da sottoporre a vincolo, riferendolo specificamente ai vantaggi economici derivanti dalle sole condotte di autoriciclaggio contestate.

Le Motivazioni della Suprema Corte di Cassazione

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, giudicandolo fondato. Gli Ermellini hanno rilevato una “totale assenza di motivazione” da parte del Tribunale sul punto sollevato dalla difesa. Sebbene il sequestro fosse stato originariamente disposto anche per i reati di autoriciclaggio, la prescrizione del reato di truffa imponeva al giudice un preciso onere.

Era necessario verificare la sussistenza di un profitto diverso e ulteriore rispetto a quello della truffa, specificamente riconducibile alle condotte di autoriciclaggio. Il Tribunale, invece, si era limitato ad affermare che il sequestro riguardava anche gli altri reati, senza spiegare perché l’importo dovesse essere confermato integralmente. La Cassazione ricorda che, in tema di autoriciclaggio, il profitto “non coincide con il denaro, i beni o le altre utilità provenienti dal reato presupposto, consistendo invece nei proventi conseguiti dall’impiego di questi ultimi in attività economiche, finanziarie, imprenditoriali o speculative”.

Di fronte alla declaratoria di prescrizione del reato presupposto, il giudice aveva l’obbligo di rideterminare l’ammontare del valore confiscabile, parametrando la misura esclusivamente ai fatti di autoriciclaggio contestati. Non avendolo fatto, il provvedimento impugnato risulta viziato da una violazione di legge.

Le Conclusioni: Annullamento con Rinvio e le Implicazioni Pratiche

In conclusione, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata e ha rinviato il caso al Tribunale per un nuovo giudizio. Il giudice del rinvio dovrà ora attenersi al principio di diritto espresso dalla Corte, procedendo a una nuova valutazione e, soprattutto, fornendo una motivazione puntuale sulla quantificazione dell’eventuale profitto confiscabile derivante esclusivamente dalle condotte di autoriciclaggio.

Questa sentenza ribadisce un principio di garanzia fondamentale: una misura cautelare reale deve sempre fondarsi su una motivazione specifica e attuale. Se le circostanze processuali mutano, come nel caso di una prescrizione, il giudice ha il dovere di riconsiderare la misura, adeguandola alla nuova situazione e spiegando nel dettaglio le ragioni della sua permanenza, anche solo parziale.

Cosa succede a un sequestro se il reato principale su cui si basa cade in prescrizione?
Il sequestro non decade automaticamente se è stato disposto anche per altri reati connessi, come l’autoriciclaggio. Tuttavia, il giudice ha l’obbligo di rivalutare la misura e di fornire una nuova e specifica motivazione che giustifichi il suo mantenimento in relazione ai soli reati residui.

Il profitto del reato di autoriciclaggio è uguale al profitto del reato da cui provengono i soldi?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che sono due entità distinte. Il profitto del reato presupposto (es. una truffa) è il vantaggio economico diretto ottenuto da quel crimine. Il profitto dell’autoriciclaggio, invece, è costituito dai proventi ottenuti dal successivo reimpiego di quel denaro o di quei beni illeciti in attività economiche o finanziarie.

Perché la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale?
La decisione è stata annullata per “totale assenza di motivazione”. Il Tribunale non ha spiegato perché l’importo del sequestro, originariamente calcolato sul profitto della truffa (ormai prescritta), dovesse rimanere invariato e fosse applicabile anche ai reati di autoriciclaggio. Mancava una quantificazione autonoma del profitto di quest’ultimo reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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