Pene Sostitutive: la Cassazione fissa i paletti temporali per la richiesta in appello
Con la recente sentenza n. 48073/2023, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale sui termini per richiedere l’applicazione delle pene sostitutive nel giudizio di appello, alla luce della Riforma Cartabia (D.Lgs. 150/2022). La pronuncia stabilisce un principio netto: la richiesta deve essere avanzata prima che la Corte d’Appello emetta la sua sentenza. Una volta definito il giudizio di secondo grado, la porta per questa opzione si chiude.
I Fatti di Causa
Il caso trae origine da una condanna per furto aggravato. In secondo grado, la difesa dell’imputata aveva raggiunto un accordo con la Procura Generale, il cosiddetto “concordato in appello”, ottenendo una riduzione della pena. La Corte d’Appello di Genova, accogliendo la richiesta, aveva rideterminato la pena in un anno e sei mesi di reclusione.
Successivamente alla pronuncia di questa sentenza, ma prima che scadessero i termini per impugnarla in Cassazione, la difesa presentava un’istanza alla stessa Corte d’Appello per ottenere la sostituzione della pena detentiva con una sanzione alternativa, come previsto dalla recente Riforma Cartabia. La Corte d’Appello, tuttavia, dichiarava l’istanza inammissibile, sostenendo che avrebbe dovuto essere presentata prima della definizione del giudizio.
La questione delle pene sostitutive e la decisione della Cassazione
Contro la decisione di inammissibilità, la difesa ha proposto ricorso per cassazione, lamentando un’errata applicazione della normativa transitoria della Riforma Cartabia. Secondo il ricorrente, poiché la sentenza di appello non era ancora passata in giudicato, il procedimento doveva considerarsi ancora “pendente” e, di conseguenza, la Corte avrebbe potuto e dovuto valutare la richiesta di applicazione delle pene sostitutive.
La Suprema Corte ha respinto questa tesi, giudicando il ricorso manifestamente infondato. Il fulcro della decisione ruota attorno all’interpretazione del concetto di “pendenza del procedimento” ai fini dell’applicazione delle norme più favorevoli introdotte dalla riforma.
Le Motivazioni: quando un processo è “pendente in appello”?
La Cassazione ha richiamato un principio consolidato, espresso dalle Sezioni Unite (sent. n. 47008/2009), secondo cui la fase di appello si conclude con l’emanazione della sentenza di secondo grado. Da quel momento, il procedimento non è più pendente davanti alla Corte d’Appello, ma inizia a pendere virtualmente dinanzi alla Corte di Cassazione, in attesa dell’eventuale impugnazione.
L’articolo 95 del D.Lgs. 150/2022 stabilisce che le nuove disposizioni sulle pene sostitutive si applicano ai procedimenti pendenti in primo o in secondo grado al momento della sua entrata in vigore. Poiché l’istanza dell’imputata è stata presentata dopo la pronuncia della sentenza d’appello, il giudizio non era più “pendente” in quel grado. La Corte territoriale, avendo già esaurito la sua funzione decisoria, non poteva più intervenire per applicare una sanzione diversa da quella stabilita in sentenza.
Le Conclusioni
La sentenza consolida un principio procedurale di grande importanza pratica: chi intende beneficiare delle pene sostitutive deve attivarsi tempestivamente. La richiesta deve essere formulata, al più tardi, nel corso dell’udienza di discussione in appello e prima che i giudici si ritirino in camera di consiglio per decidere. Attendere la pronuncia della sentenza significa perdere irrimediabilmente l’opportunità di accedere a queste misure alternative, anche se i termini per il ricorso in Cassazione non sono ancora scaduti. Questa decisione ribadisce la necessità di una strategia difensiva attenta e consapevole delle scansioni temporali imposte dal codice di procedura penale.
È possibile chiedere l’applicazione di pene sostitutive dopo la pronuncia della sentenza d’appello?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che la richiesta deve essere presentata al più tardi durante l’udienza di discussione in appello e comunque prima dell’emissione della sentenza, altrimenti è inammissibile.
Cosa si intende per ‘procedimento pendente in grado di appello’ ai fini dell’applicazione della Riforma Cartabia?
Si intende un procedimento per il quale la Corte d’Appello non ha ancora emesso la sentenza. Una volta pronunciata la sentenza, la fase di appello si considera conclusa e il procedimento non è più pendente in quel grado.
Qual è la conseguenza di una richiesta di pene sostitutive presentata tardivamente alla Corte d’Appello?
La richiesta viene dichiarata inammissibile. Il giudice d’appello, avendo già definito il giudizio con la sentenza, non ha più il potere di modificare la pena applicando sanzioni sostitutive.