Ricorso Inammissibile: La Cassazione Boccia l’Appello ‘Copia-Incolla’
Impugnare una sentenza non significa semplicemente ripetere le proprie ragioni, ma costruire una critica puntuale e argomentata contro la decisione del giudice. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito questo principio fondamentale, dichiarando un ricorso inammissibile perché si limitava a riproporre le stesse doglianze già respinte in appello, senza un reale confronto con le motivazioni della sentenza impugnata. Questo caso offre un’importante lezione sulla corretta tecnica di redazione degli atti di impugnazione.
I Fatti del Processo
La vicenda processuale ha origine con la condanna di un uomo in primo grado per il reato di tentato furto (artt. 56 e 624 c.p.). La pena inflitta era di tre mesi di reclusione e 100 euro di multa. La Corte d’Appello, in un secondo momento, confermava integralmente la decisione del Tribunale. Non ritenendosi soddisfatto, l’imputato, tramite il suo difensore, decideva di presentare ricorso per Cassazione, affidandosi a due specifici motivi.
I Motivi del Ricorso e la Tesi Difensiva
La difesa dell’imputato ha basato il proprio ricorso su due argomentazioni principali:
- Violazione di legge per improcedibilità dell’azione penale: Si sosteneva che il processo d’appello si sarebbe dovuto concludere entro un termine di due anni, come previsto dall’articolo 344-bis del codice di procedura penale. Il superamento di tale termine, secondo la difesa, avrebbe dovuto comportare l’improcedibilità dell’azione penale.
- Mancata derubricazione del reato: Si contestava la qualificazione giuridica del fatto, chiedendo che venisse ricondotto all’ipotesi meno grave di tentato furto lieve, lamentando una violazione di legge e un vizio di motivazione da parte della Corte d’Appello.
La Decisione della Corte: un Ricorso Inammissibile
La Corte di Cassazione ha rigettato completamente le argomentazioni della difesa, dichiarando il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno analizzato separatamente i due motivi, evidenziandone la palese infondatezza e l’errata impostazione tecnica.
Le Motivazioni
La decisione della Suprema Corte si fonda su un’analisi rigorosa dei requisiti processuali.
Per quanto riguarda il primo motivo, la Corte ha sottolineato che la norma sull’improcedibilità (art. 344-bis c.p.p.) non poteva essere applicata al caso di specie. La legge, infatti, non è retroattiva e si applica solo ai fatti commessi dopo la sua entrata in vigore. Poiché il tentato furto era stato commesso nel 2018, ben prima dell’introduzione della norma, la censura è stata giudicata manifestamente infondata.
Il cuore della decisione, tuttavia, risiede nell’analisi del secondo motivo. La Corte ha osservato che il ricorrente non si era confrontato in modo critico e costruttivo con le motivazioni della sentenza della Corte d’Appello. Al contrario, si era limitato a “reiterare le medesime considerazioni critiche espresse nel precedente atto impugnatorio”. La funzione tipica di un’impugnazione, chiarisce la Corte, è quella di una “critica argomentata” contro il provvedimento che si contesta. Un ricorso che si limita a riproporre le stesse lamentele, ignorando le risposte già fornite dal giudice precedente, perde la sua funzione e si destina all’inammissibilità. In pratica, non basta dire che la sentenza è sbagliata; bisogna spiegare perché, punto per punto, le argomentazioni del giudice non sono corrette.
Le Conclusioni
L’ordinanza in esame è un monito importante per chiunque si appresti a redigere un atto di impugnazione. Non è sufficiente avere delle buone ragioni, ma è indispensabile saperle esporre nel modo corretto. Un ricorso in Cassazione non è una terza istanza di merito, ma un giudizio di legittimità dove si valuta la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione. Riproporre passivamente le stesse argomentazioni, senza un confronto dialettico con la sentenza impugnata, equivale a presentare un atto vuoto, privo della sua funzione essenziale e, come in questo caso, destinato a essere dichiarato inammissibile, con conseguente condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile per due ragioni principali: il primo motivo era manifestamente infondato, in quanto invocava una norma non applicabile al caso specifico (un fatto del 2018); il secondo motivo era una mera riproduzione delle doglianze già presentate in appello, senza un confronto critico con la motivazione della sentenza impugnata.
È sufficiente riproporre in Cassazione gli stessi motivi dell’appello?
No, non è sufficiente. La Corte di Cassazione ribadisce che la funzione dell’impugnazione è quella di una critica argomentata al provvedimento che si contesta. Un ricorso che si limita a ripetere le stesse argomentazioni, senza confrontarsi specificamente con le ragioni esposte nella sentenza di secondo grado, è considerato inammissibile.
La norma sull’improcedibilità per decorso del termine di due anni in appello si applica a tutti i processi?
No. Come chiarito dalla Corte, la norma dell’art. 344-bis del codice di procedura penale non ha effetto retroattivo. Pertanto, non si applica ai procedimenti per reati commessi in data anteriore all’entrata in vigore della legge che l’ha introdotta (nel caso di specie, il fatto risaliva al 2018).