Pene sostitutive e Riforma Cartabia: la decisione della Cassazione
L’introduzione delle pene sostitutive nel nostro ordinamento, operata dal d.lgs. n. 150 del 2022, ha sollevato diverse questioni interpretative riguardanti la fase transitoria. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce definitivamente come e quando sia possibile richiedere queste sanzioni alternative per i processi già in corso.
Il caso e la richiesta di pene sostitutive
La vicenda riguarda un soggetto condannato per reati legati al traffico di stupefacenti di lieve entità. L’imputato aveva proposto ricorso per cassazione deducendo come unico motivo la mancata applicazione dell’art. 95 del d.lgs. n. 150/2022, che disciplina l’accesso alle sanzioni sostitutive della detenzione breve. La difesa sosteneva che la pendenza del giudizio di legittimità dovesse permettere l’immediata valutazione di tali benefici.
La decisione della Suprema Corte
I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso manifestamente infondato. La Corte ha precisato che la pronuncia della sentenza d’appello in data antecedente al 30 dicembre 2022 (data di entrata in vigore della riforma) determina una situazione processuale specifica. In tali circostanze, la pendenza del giudizio in Cassazione non abilita il giudice di legittimità a trasformare la pena detentiva in una delle nuove sanzioni previste dalla legge.
Il ruolo del giudice dell’esecuzione
Secondo l’orientamento consolidato, il meccanismo previsto dall’art. 95 della Riforma Cartabia deve essere attivato dinanzi al giudice dell’esecuzione. Questo significa che l’imputato non può utilizzare il ricorso in Cassazione come strumento per ottenere la sostituzione della pena, ma deve attendere che la sentenza diventi definitiva.
Le motivazioni
La Corte ha fondato la propria decisione sul dato letterale della norma transitoria. Poiché la sentenza impugnata era stata emessa prima dell’entrata in vigore della riforma, il diritto a richiedere le pene sostitutive non può essere esercitato direttamente nel giudizio di cassazione. La legge prevede infatti un procedimento specifico: l’istanza di parte deve essere presentata al giudice dell’esecuzione entro il termine perentorio di trenta giorni dalla data in cui la sentenza diventa irrevocabile. La manifesta infondatezza del motivo di ricorso ha comportato non solo il rigetto dell’istanza, ma anche la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.
Le conclusioni
In conclusione, per i processi in cui la sentenza di secondo grado è stata pronunciata prima del 30 dicembre 2022, la via corretta per accedere alle pene sostitutive non è il ricorso per cassazione, bensì l’incidente di esecuzione. È fondamentale che i difensori e gli imputati monitorino con estrema attenzione il passaggio in giudicato della sentenza per non far decorrere inutilmente il termine di trenta giorni previsto dalla normativa. Questa interpretazione garantisce la coerenza del sistema processuale, evitando che la Cassazione venga investita di valutazioni di merito che spettano, per natura, alla fase esecutiva o al giudice della cognizione.
Si possono chiedere le pene sostitutive direttamente in Cassazione?
No, se la sentenza d’appello è precedente al 30 dicembre 2022, la richiesta va presentata al giudice dell’esecuzione dopo che la condanna è diventata definitiva.
Qual è il termine per presentare l’istanza al giudice dell’esecuzione?
L’istanza deve essere presentata entro trenta giorni dal momento in cui la sentenza diventa irrevocabile.
Cosa rischia chi presenta un ricorso inammissibile sulle pene sostitutive?
Il ricorrente rischia il rigetto del ricorso e la condanna al pagamento delle spese processuali, oltre a una sanzione pecuniaria verso la Cassa delle ammende.