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Particolare tenuità del fatto nell’evasione negata se si mente

Il Detenuto, condannato per evasione, ha proposto ricorso in Cassazione richiedendo l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto nell’evasione. Il ricorrente sosteneva che l’allontanamento fosse stato di brevissima durata e non abituale. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la decisione del giudice di merito. Quest’ultimo aveva escluso l’esimente a causa della durata apprezzabile dell’allontanamento ingiustificato e del fatto che il soggetto avesse mentito ai militari. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato anche al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 3496 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Il reato di evasione e la richiesta di non punibilità

Il reato di evasione scatta quando un soggetto sottoposto a restrizione della libertà si allontana senza autorizzazione. Nel caso in esame, Il Detenuto ha cercato di evitare la condanna invocando la particolare tenuità del fatto nell’evasione. Questa causa di non punibilità permette di non applicare la sanzione quando il danno è minimo e il comportamento non è ripetitivo. Tuttavia, la legge stabilisce limiti precisi per la sua concessione.

Il Detenuto si era allontanato dal luogo di custodia. Le forze dell’ordine lo hanno rintracciato e denunciato. Durante il processo, la difesa ha cercato di minimizzare l’accaduto. La tesi difensiva si basava sulla brevità dell’assenza e sulla mancanza di precedenti specifici. La difesa ha insistito sul fatto che la pena base era stata fissata al minimo edittale (la pena minima stabilita dalla legge per quel reato). Questo elemento, secondo i difensori, doveva spingere i giudici a concedere l’esimente. L’obiettivo era dimostrare l’assenza di una reale pericolosità sociale del soggetto.

Quando si applica la particolare tenuità del fatto nell’evasione

La particolare tenuità del fatto nell’evasione rappresenta una difesa comune nei processi per allontanamento non autorizzato. Per ottenere questo beneficio, la difesa deve dimostrare che la condotta ha offeso in modo minimo l’amministrazione della giustizia. La brevità del tempo trascorso fuori dal luogo di detenzione è un elemento importante ma non unico.

I giudici devono valutare tutte le circostanze concrete. Non basta che l’assenza sia durata pochi minuti o poche ore. Il comportamento complessivo del soggetto determina la decisione finale del tribunale. Se emergono elementi di gravità o di scarsa collaborazione, il beneficio viene negato. La valutazione del giudice di merito è sovrana se motivata in modo logico e coerente. La Cassazione non può ridiscutere i fatti, ma controlla solo la correttezza del ragionamento giuridico. La gravità del reato si misura anche attraverso l’atteggiamento psicologico dell’autore.

Le motivazioni della Cassazione sulla particolare tenuità del fatto nell’evasione

La Corte di Cassazione ha respinto la richiesta del ricorrente con motivazioni molto precise. I giudici di legittimità hanno confermato la decisione della Corte d’Appello. Il giudice di merito ha accertato che l’allontanamento ha avuto una durata apprezzabile e non minima.

Inoltre, Il Detenuto non ha fornito alcuna giustificazione credibile per il suo comportamento. Un elemento decisivo è stato il comportamento tenuto al momento del controllo. Il soggetto ha dichiarato il falso ai militari che lo hanno fermato. Questo comportamento dimostra la volontà di ingannare lo Stato e contrasta con la particolare tenuità del fatto nell’evasione. La menzogna esclude la possibilità di considerare il fatto come un episodio di lieve entità. I giudici hanno sottolineato che la condotta successiva al reato rivela la reale gravità dell’azione. Mentire alle autorità di controllo cancella ogni ipotesi di buona fede.

Le conclusioni sul caso di evasione

La decisione della Suprema Corte conferma una linea interpretativa molto rigorosa. Chi evade non può sperare nella particolare tenuità del fatto nell’evasione se aggrava la propria posizione con bugie o comportamenti non collaborativi. La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile.

Questa pronuncia comporta conseguenze pesanti per il ricorrente. Il Detenuto deve scontare la pena inflitta per il reato di evasione. Inoltre, la Corte lo ha condannato al pagamento delle spese del procedimento. Il ricorrente deve anche versare la somma di tremila euro alla Cassa delle Ammende (il fondo pubblico dove affluiscono le sanzioni pecuniarie) come sanzione per aver proposto un ricorso manifestamente infondato. Questa decisione scoraggia l’uso strumentale dei ricorsi giudiziari quando mancano i presupposti di legge. La giustizia richiede comportamenti lineari e trasparenti da parte di chi è sottoposto a misure restrittive.

Quando si configura il reato di evasione?
Il reato si configura ogni volta che un soggetto legalmente arrestato o detenuto si allontana dal luogo di custodia senza la necessaria autorizzazione.

Si può ottenere la particolare tenuità del fatto per l’evasione?
Sì, ma solo se l’allontanamento è di brevissima durata, se vi sono giustificazioni plausibili e se il comportamento complessivo del soggetto non dimostra gravità.

Cosa succede se si dichiara il falso alle forze dell’ordine dopo essere evasi?
La dichiarazione falsa ai militari esclude la possibilità di ottenere la particolare tenuità del fatto, poiché dimostra la gravità della condotta del soggetto.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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