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Inammissibilità del ricorso per cassazione: la condanna raddoppia

Un cittadino, condannato per il reato di resistenza a pubblico ufficiale, ha proposto ricorso davanti alla Corte di Cassazione. Il ricorrente lamentava la mancanza di motivazione riguardo al diniego di un beneficio di legge, sostenendo che i giudici non avessero valutato la sua effettiva pericolosità sociale. La Suprema Corte ha rilevato che il beneficio in questione non era mai stato menzionato nella sentenza d’appello impugnata. Di conseguenza, i giudici hanno dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione a causa della sua assoluta genericità. L’imputato è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende, confermando in via definitiva la sua responsabilità penale.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 3495 Anno 2022
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Pubblicato il 10 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’inammissibilità del ricorso per cassazione nei casi di impugnazione generica

La presentazione di un ricorso davanti alla Suprema Corte richiede il rispetto di regole formali e sostanziali molto rigide. Quando un cittadino decide di impugnare una sentenza di condanna, deve contestare in modo preciso e dettagliato i punti della decisione precedente. In caso contrario, il rischio concreto è quello di incorrere nella inammissibilità del ricorso per cassazione. Questo principio garantisce che la Suprema Corte si esprima solo su questioni reali, concrete e già trattate nei gradi di giudizio precedenti, evitando la presentazione di ricorsi puramente dilatori o privi di fondamento logico.

Il fatto: la condanna per resistenza e la richiesta di benefici

La vicenda nasce dalla condanna di un cittadino per il reato di resistenza a pubblico ufficiale. Il Tribunale prima, e la Corte d’Appello poi, hanno ritenuto il soggetto responsabile della condotta illecita, applicando la relativa sanzione penale. L’imputato ha deciso di proporre ricorso per cassazione, lamentando un presunto difetto di motivazione da parte dei giudici di secondo grado. Secondo la tesi difensiva, i giudici d’appello avrebbero negato un beneficio di legge senza valutare adeguatamente la pericolosità sociale del soggetto. La difesa sosteneva che tale omissione rendesse la sentenza nulla o comunque viziata per mancanza di una motivazione logica e completa.

Il nodo della questione: contestare ciò che non esiste

Nel diritto processuale penale, ogni motivo di ricorso deve essere strettamente collegato al contenuto della decisione che si intende impugnare. Non è possibile lamentarsi del mancato riconoscimento di un beneficio se quel beneficio non è mai stato oggetto di discussione o di decisione nel provvedimento impugnato. Nel caso in esame, l’imputato ha basato la sua difesa su un elemento del tutto estraneo alla sentenza della Corte d’Appello. I giudici di secondo grado non avevano infatti negato alcun beneficio specifico, semplicemente perché la questione non era parte del giudizio o non era stata posta nei termini indicati dal ricorrente. Questo scollamento tra la realtà del provvedimento e le lamentele della difesa rende l’atto di impugnazione del tutto astratto.

Le motivazioni della Cassazione sull’inammissibilità del ricorso per cassazione

La Suprema Corte ha analizzato i motivi di ricorso e ha rilevato immediatamente la loro assoluta genericità. I giudici di legittimità hanno chiarito che un ricorso non può limitarsi a formule astratte o a contestazioni slegate dal testo della sentenza impugnata. Poiché il ricorrente lamentava il rigetto di un beneficio di cui non vi era alcuna traccia nella sentenza della Corte d’Appello, il ricorso è stato giudicato palesemente generico. La giurisprudenza stabilisce che la genericità dei motivi determina l’inammissibilità del ricorso per cassazione. La Corte non può e non deve integrare le lacune della difesa, né può esprimersi su questioni che non appartengono al perimetro della decisione impugnata.

Le conclusioni della Suprema Corte e la condanna alle spese

La decisione finale della Corte di Cassazione ha confermato l’inammissibilità del ricorso, ponendo fine alla vicenda giudiziaria. Oltre al rigetto dell’impugnazione, la Corte ha applicato le sanzioni previste dalla legge per chi propone un ricorso inammissibile. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese del procedimento e al versamento di una somma pari a tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione pecuniaria sottolinea l’importanza di un uso responsabile degli strumenti di impugnazione. La condanna definitiva per resistenza a pubblico ufficiale rimane quindi ferma, con l’aggiunta di un pesante esborso economico per il ricorrente.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione generico?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Si può contestare in Cassazione un beneficio non menzionato in appello?
No, i motivi di ricorso devono riguardare esclusivamente i punti trattati e decisi nella sentenza impugnata, altrimenti il ricorso è inammissibile.

Cos’è la Cassa delle ammende e quando si deve pagare?
Si tratta di una cassa statale a cui si versa una sanzione pecuniaria quando il ricorso per Cassazione viene dichiarato inammissibile o infondato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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