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Ordine di demolizione: vietata la multa per l’abuso totale

I proprietari di un immobile hanno realizzato un intero piano sopraelevato in totale assenza del permesso di costruire e all’interno di un’area sottoposta a vincolo paesaggistico. I giudici hanno quindi confermato l’ordine di demolizione della struttura abusiva. I ricorrenti hanno impugnato il provvedimento sostenendo che l’abbattimento avrebbe compromesso la stabilità sismica dell’intero edificio e chiedendo l’applicazione della sanzione pecuniaria sostitutiva. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso e ha confermato la demolizione forzata. I giudici hanno chiarito che i presunti rischi strutturali erano generici e privi di prove tecniche rigorose. Inoltre, la sostituzione della demolizione con una multa non si applica alle nuove volumetrie realizzate senza alcuna autorizzazione iniziale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 29785 Anno 2026
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Pubblicato il 2 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La contestazione contro l’ordine di demolizione

I proprietari di un edificio residenziale hanno impugnato l’ordine di demolizione emesso per un piano superiore costruito abusivamente. L’intervento edilizio consisteva in una sopraelevazione realizzata in cemento armato e muratura su un fabbricato preesistente di due piani. L’opera è sorta in assenza totale del prescritto permesso di costruire e all’interno di un’area protetta da vincoli paesaggistici. I responsabili dell’abuso hanno promosso un incidente di esecuzione dinanzi alla magistratura competente per ottenere la sospensione o la revoca del provvedimento repressivo.

I ricorrenti hanno basato la propria linea difensiva sulla presunta impossibilità tecnica di eseguire l’abbattimento. Secondo le relazioni tecniche depositate dalla difesa, la rimozione della sopraelevazione avrebbe generato un incremento della vulnerabilità sismica dell’edificio sottostante, mettendo a rischio la stabilità della porzione lecita. Parallelamente, i proprietari hanno domandato la sostituzione del ripristino dei luoghi con una sanzione pecuniaria attraverso l’istituto della cosiddetta fiscalizzazione dell’abuso.

I limiti tecnici opposti all’ordine di demolizione

La Corte di merito ha rigettato le argomentazioni difensive, ritenendo non provato il pericolo concreto per la staticità del fabbricato. I giudici hanno rilevato la carenza di saggi strumentali e di indagini di laboratorio essenziali per comprovare il rischio reale. La perizia dell’accusa ha dimostrato che le deduzioni dei privati contenevano soltanto ipotesi teoriche e valutazioni probabilistiche prive di un riscontro scientifico verificabile.

La giurisprudenza richiede prove rigorose e inconfutabili per bloccare un provvedimento ripristinatorio. Il mero disagio esecutivo o la maggiore onerosità degli interventi non giustificano la conservazione di un’opera illecita. Chi realizza una costruzione abusiva non può sottrarsi alle sanzioni invocando difficoltà tecniche superabili con adeguate cautele ingegneristiche.

Le motivazioni sulla legittimità dell’ordine di demolizione

I giudici di legittimità hanno esaminato la coerenza logica della decisione impugnata e hanno confermato integralmente il provvedimento. La Suprema Corte ha ribadito che la valutazione delle perizie tecniche spetta in via esclusiva ai giudici di merito. Il giudice di legittimità non effettua nuovi calcoli strutturali, ma controlla unicamente la razionalità e la completezza della motivazione adottata.

La Cassazione ha chiarito che l’impossibilità di abbattimento deve essere assoluta, oggettiva e dimostrata mediante accertamenti invasivi sul manufatto. Inoltre, il Collegio ha escluso categoricamente l’accesso alla sanzione pecuniaria sostitutiva. La legge riserva la monetizzazione dell’abuso soltanto agli scostamenti minimi o alle parziali difformità da un titolo edilizio valido. Tale istituto non trova applicazione quando il privato realizza nuovi volumi abitativi o interi piani in totale assenza di concessione e su territori vincolati.

Le conclusioni della Corte sull’ordine di demolizione

La Corte Suprema ha dichiarato l’inammissibilità totale dei ricorsi proposti dai proprietari. Il verdetto ha condannato i responsabili al pagamento delle spese di giudizio e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per colpa processuale.

L’ordine repressivo mantiene piena efficacia e impone la distruzione coattiva del manufatto sopraelevato. La decisione ribadisce la prevalenza della tutela del territorio rispetto agli interessi economici del privato. Chi edifica senza licenza deve procedere al ripristino dello stato dei luoghi a proprie spese, anche qualora le opere di abbattimento richiedano cantieri complessi e onerosi.

Quando si può evitare la demolizione pagando una sanzione pecuniaria?
La sanzione pecuniaria alternativa alla demolizione è consentita solo per opere eseguite in parziale difformità dal titolo edilizio, quando l’abbattimento danneggerebbe la parte lecita dell’edificio. Non si applica mai alle costruzioni realizzate in totale assenza di permesso.

Cosa serve per dimostrare l’impossibilità tecnica di abbattere un manufatto abusivo?
Occorre presentare perizie tecniche approfondite, supportate da saggi sui materiali e prove strumentali di laboratorio che certifichino l’impossibilità assoluta e oggettiva di demolire senza causare il crollo delle porzioni regolari.

Quali conseguenze comporta un ricorso dichiarato inammissibile in Cassazione?
L’inammissibilità del ricorso rende definitiva la decisione precedente, obbliga il ricorrente a pagare le spese processuali e comporta il versamento di una somma di denaro alla Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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