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Molestia in luogo privato: telecamera sul vicino non è reato

Un uomo installa una telecamera sul muro di confine, inquadrando il cortile e le finestre del vicino. Viene condannato per il reato di molestia. La Corte di Cassazione, tuttavia, annulla la sentenza. Il principio sancito è che non si configura il reato di molestia se l’intera azione si svolge tra due proprietà private. La legge (art. 660 c.p.) richiede che il fatto avvenga in un luogo pubblico o aperto al pubblico, o che almeno una delle persone coinvolte si trovi in tale luogo. Poiché la vicenda era confinata tra due spazi privati, la cosiddetta ‘molestia in luogo privato’ non integra questo specifico reato, facendo mancare un suo presupposto fondamentale. L’imputato viene quindi assolto perché il fatto non sussiste.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 15302 Anno 2026
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Pubblicato il 8 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Telecamera sul vicino: non è reato di molestia se tutto avviene tra privati

L’installazione di una telecamera di sorveglianza può generare tensioni tra vicini, sfociando talvolta in aule di tribunale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce un punto fondamentale: non si può essere condannati per il reato di molestia se l’azione si consuma interamente tra due proprietà private. Il caso analizzato riguarda proprio una presunta molestia in luogo privato, che secondo i giudici non rientra nella fattispecie prevista dall’articolo 660 del codice penale.

La vicenda: una telecamera di troppo

Un Cittadino installava una telecamera a infrarossi sul proprio muro perimetrale. Il dispositivo, controllabile da remoto, inquadrava il cortile interno e le finestre del bagno e della camera da letto dell’abitazione del Vicino. Quest’ultimo, sentendosi invaso nella propria privacy e turbato, sporgeva querela. Nei primi gradi di giudizio, il proprietario della telecamera veniva ritenuto responsabile del reato di molestia o disturbo alle persone, previsto dall’articolo 660 del codice penale. La condanna si basava sull’invasività della condotta e sul turbamento arrecato alla famiglia del Vicino.

Il reato di molestia e il requisito del luogo pubblico

Il reato di molestia ha lo scopo di proteggere la quiete e la tranquillità pubblica. Per questo motivo, la legge stabilisce dei paletti precisi. L’articolo 660 del codice penale punisce chi, in un luogo pubblico o aperto al pubblico, oppure col mezzo del telefono, reca a taluno molestia o disturbo. L’elemento chiave è il ‘luogo’. La norma richiede che l’azione avvenga in un contesto pubblico (una piazza, una strada) o aperto al pubblico (un negozio, l’androne di un condominio). In alternativa, è sufficiente che uno dei due soggetti, il molestatore o la vittima, si trovi in uno di questi luoghi. Ad esempio, commette reato chi da una finestra privata infastidisce un passante sulla pubblica via.

La molestia in luogo privato non è reato (art. 660 c.p.)

Il punto centrale della decisione della Cassazione è proprio questo. Nel caso specifico, l’intera dinamica si è svolta tra due ambiti di esclusiva pertinenza privata. L’Imputato ha installato la telecamera sulla sua proprietà e questa inquadrava un’altra proprietà privata. Nessuno dei due soggetti si trovava in un luogo pubblico o aperto al pubblico. Mancava quindi il presupposto oggettivo del ‘luogo’ richiesto dalla norma. Di conseguenza, non si può parlare di reato di molestia ai sensi dell’articolo 660 del codice penale. La molestia in luogo privato, in questo specifico contesto, non è penalmente rilevante per questa figura di reato.

Le motivazioni: perché la Cassazione ha annullato la condanna

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’Imputato, annullando la condanna ‘perché il fatto non sussiste’. I giudici hanno spiegato che i tribunali precedenti avevano sbagliato a concentrarsi solo sull’invasività della condotta e sul turbamento della vittima. Pur riconoscendo questi elementi, hanno trascurato il requisito spaziale imposto dalla legge. L’interferenza si è consumata interamente tra ambiti privatistici. Mancando il presupposto del luogo pubblico o aperto al pubblico, il fatto, per come è stato contestato, non può essere qualificato come reato di molestia. La Corte ha anche osservato che la condotta potrebbe, in astratto, rientrare in un’altra fattispecie di reato, quella di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.), ma tale reato non era stato contestato.

Le conclusioni: la differenza con le interferenze illecite

La sentenza stabilisce un principio chiaro: per il reato di molestia, il contesto è tutto. Se l’azione si svolge esclusivamente tra due proprietà private, non si applica l’articolo 660 del codice penale. Questo non significa che spiare il vicino sia lecito. Significa solo che non è il reato di molestia. Esistono altre norme, come quella sulle interferenze illecite nella vita privata, che tutelano la privacy all’interno del domicilio. Tuttavia, per quel reato è necessario provare che l’autore si sia procurato indebitamente immagini o notizie sulla vita privata altrui, un elemento non contestato in questo processo. La decisione finale è stata quindi l’assoluzione piena dell’Imputato per il reato di molestia.

Posso installare una telecamera che inquadra la proprietà del mio vicino?
No. Anche se non si tratta del reato di molestia (art. 660 c.p.), inquadrare spazi di vita privata altrui, come cortili, finestre o balconi, può costituire il più grave reato di interferenze illecite nella vita privata (art. 615-bis c.p.).

Cosa si intende per ‘luogo aperto al pubblico’ nel reato di molestia?
È un luogo privato a cui può accedere un numero indeterminato di persone, ma a determinate condizioni di tempo o modo. Esempi tipici sono un cinema, un ristorante, un negozio durante l’orario di apertura o le scale e l’androne di un condominio.

Se il mio vicino mi spia con una telecamera, cosa posso fare?
È fondamentale raccogliere le prove e rivolgersi a un avvocato per valutare la situazione. Potrebbe essere possibile sporgere querela per il reato di interferenze illecite nella vita privata e richiedere la rimozione del dispositivo e il risarcimento del danno.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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