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Lucro di speciale tenuità: No allo sconto per 50 prodotti falsi

Un venditore viene condannato per aver messo in commercio oltre 50 prodotti con marchi falsi. In sua difesa, chiede uno sconto di pena sostenendo di aver agito per un lucro di speciale tenuità, cioè un guadagno minimo. La Corte di Cassazione respinge la sua richiesta e conferma la condanna. La Corte stabilisce un principio importante: per valutare il lucro di speciale tenuità non basta guardare al basso prezzo dei singoli articoli. È necessario considerare il quadro completo, incluso il guadagno potenziale dalla vendita di tutta la merce, la quantità dei prodotti e il danno complessivo. Una richiesta generica non è sufficiente per ottenere l’attenuante.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 18393 Anno 2026
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Pubblicato il 2 giugno 2026 in Giurisprudenza Penale

Vendita di merce falsa: quando si può ottenere uno sconto di pena?

La legge penale prevede sconti di pena per chi commette un reato spinto da un guadagno minimo. Questa attenuante, nota come lucro di speciale tenuità, è spesso invocata in casi di piccoli reati contro il patrimonio. Tuttavia, una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce che la sua applicazione non è automatica e richiede una valutazione attenta di tutti gli elementi del caso. La decisione riguarda un venditore condannato per aver messo in commercio un numero considerevole di prodotti contraffatti.

I fatti del caso: oltre 50 articoli contraffatti in vendita

La vicenda ha origine da un controllo che porta alla scoperta di un uomo in possesso di oltre 50 articoli di vario genere, tutti con marchi palesemente falsificati. L’uomo viene accusato e condannato per i reati di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi (articolo 474 del codice penale) e di ricettazione (articolo 648). Durante il processo, la sua difesa non contesta l’accaduto, ma si concentra su un punto specifico: la riduzione della pena.

La tesi difensiva e il concetto di lucro di speciale tenuità

L’imputato, tramite il suo avvocato, chiede al giudice di applicare la circostanza attenuante del lucro di speciale tenuità, prevista dall’articolo 62, numero 4, del codice penale. Secondo la difesa, l’uomo avrebbe agito per conseguire un profitto minimo, quasi irrisorio, vendendo la merce “per pochi euro”. Questa strategia mirava a ottenere una pena più mite, facendo leva sulla presunta scarsa offensività economica della sua condotta. La richiesta, però, viene presentata in termini generici, senza fornire elementi concreti a supporto della tesi del guadagno irrilevante.

La valutazione del lucro di speciale tenuità non si basa solo sul prezzo

La Corte di Cassazione, chiamata a decidere in via definitiva, respinge la tesi difensiva. I giudici sottolineano che la valutazione del lucro di speciale tenuità non può basarsi unicamente sul valore venale del singolo oggetto venduto. Per concedere questo beneficio, il giudice deve effettuare un’analisi molto più ampia e approfondita. Deve considerare non solo il profitto effettivamente realizzato, ma anche quello che l’imputato sperava di ottenere dalla vendita di tutta la merce a sua disposizione.

Le motivazioni: perché il lucro di speciale tenuità non è stato riconosciuto

La Corte spiega che, per applicare l’attenuante, è necessaria una verifica puntuale che tenga conto di più fattori. Tra questi, l’entità del lucro perseguito, la gravità complessiva del danno creato e il disvalore sociale della condotta. Nel caso specifico, la difesa si è limitata a un’affermazione generica, senza dimostrare con prove concrete che il vantaggio economico totale sarebbe stato minimo. I giudici hanno dato peso alla “non modica quantità di articoli” (oltre 50), ritenendo che un numero così elevato di prodotti impedisse di considerare il potenziale guadagno come ‘specialmente tenue’. In sostanza, vendere tanti oggetti, anche a basso prezzo, può generare un profitto complessivo non trascurabile.

Le conclusioni: la conferma della condanna

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna. L’esito del processo stabilisce che chi invoca l’attenuante del lucro di speciale tenuità ha l’onere di fornire elementi specifici a sostegno della propria richiesta. Non basta affermare di vendere a poco prezzo. Bisogna dimostrare che l’intera operazione criminale, nel suo complesso, era finalizzata a un guadagno davvero irrilevante. La sentenza ribadisce che la quantità della merce è un fattore decisivo che il giudice deve considerare per valutare la reale portata economica del reato.

Cosa significa esattamente ‘lucro di speciale tenuità’?
Significa che il profitto che una persona ha cercato di ottenere o ha ottenuto da un reato è di valore estremamente basso e quasi insignificante. Se riconosciuta dal giudice, questa circostanza può portare a una riduzione della pena.

Basta vendere un prodotto contraffatto a basso prezzo per ottenere lo sconto di pena?
No. Secondo la Cassazione, il prezzo del singolo articolo non è sufficiente. Il giudice valuta l’intera operazione, inclusa la quantità totale di merce e il potenziale guadagno complessivo, oltre al danno sociale causato.

Cosa deve fare chi vuole chiedere l’attenuante del lucro di speciale tenuità?
Non può limitarsi a una richiesta generica. Deve fornire al giudice elementi concreti e specifici che dimostrino come il vantaggio economico perseguito fosse, nel complesso, realmente minimo e trascurabile.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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