Interesse ad impugnare: la Cassazione sul ricorso del coimputato
L’interesse ad impugnare costituisce un presupposto fondamentale per l’accesso ai gradi di giudizio superiori nel sistema penale italiano. Recentemente, la Suprema Corte di Cassazione ha affrontato un caso delicato riguardante i limiti di questo diritto, specialmente a seguito delle novità introdotte dalla Riforma Cartabia in materia di imputati irreperibili.
Il caso: ricorso contro il proscioglimento altrui
La vicenda trae origine da un provvedimento del Giudice dell’udienza preliminare che, applicando l’art. 420-quater c.p.p., aveva pronunciato sentenza di non luogo a procedere nei confronti di un imputato non rintracciabile. Un altro soggetto, coinvolto nel medesimo procedimento come coimputato e rinviato a giudizio, ha proposto ricorso in Cassazione lamentando una violazione di legge in merito a tale declaratoria di irreperibilità.
La nuova disciplina dell’art. 420-quater c.p.p.
La normativa vigente prevede che, qualora non sia possibile procedere per mancata conoscenza del processo da parte dell’imputato, il giudice emetta una sentenza di non luogo a procedere. Questo provvedimento non è definitivo nel senso classico, poiché apre un periodo di ricerche (pari al doppio dei termini di prescrizione) durante il quale il processo può essere riaperto in caso di rintracciamento del soggetto.
La decisione della Suprema Corte
I giudici di legittimità hanno stabilito che il ricorso presentato dal coimputato è inammissibile. La ragione risiede nel fatto che l’ordinamento non attribuisce a un soggetto terzo rispetto alla statuizione di irreperibilità la legittimazione a contestarla. Non sussiste, in sostanza, un interesse ad impugnare concreto e attuale, poiché la sentenza di non luogo a procedere definisce la posizione solo del destinatario irreperibile, che cessa di essere imputato in quel segmento processuale.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte chiariscono che la nuova previsione legislativa sostituisce il vecchio istituto della sospensione del processo. Poiché tale sentenza produce effetti limitati alla sfera giuridica del soggetto non rintracciabile, il coimputato non subisce alcun pregiudizio diretto dalla sua emissione. La carenza di un interesse giuridicamente protetto rende il ricorso privo di fondamento procedurale, portando inevitabilmente alla declaratoria di inammissibilità e alla condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Le conclusioni
Le conclusioni tratte dalla Cassazione confermano un orientamento rigoroso: il diritto di impugnazione non è assoluto ma deve essere sorretto da un vantaggio effettivo per chi lo esercita. In presenza di procedimenti con più parti, la separazione delle posizioni processuali dovuta all’irreperibilità di una di esse non può essere sindacata dagli altri coimputati, i quali devono concentrare la propria difesa esclusivamente sui fatti a loro direttamente contestati.
Può un imputato impugnare la sentenza di proscioglimento di un suo coimputato?
No, la Cassazione ha chiarito che manca l’interesse ad impugnare poiché tale sentenza riguarda esclusivamente la posizione processuale del soggetto irreperibile.
Cosa accade se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e solitamente al versamento di una somma tra i mille e i seimila euro alla Cassa delle Ammende.
Qual è la funzione della sentenza ex art. 420-quater c.p.p.?
Serve a definire il procedimento per gli imputati di cui non si ha certezza della conoscenza del processo, sostituendo la vecchia sospensione del dibattimento.