\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Inammissibilità Ricorso Penale: Rissa Contestata, Fatti Non Riesaminati

Un Imputato è stato condannato per il reato di rissa. Ha presentato ricorso in Cassazione, contestando l’utilizzo di testimonianze “de relato” e la sussistenza stessa della rissa. La Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso penale. Ha ritenuto che le dichiarazioni della polizia giudiziaria fossero state usate correttamente, solo per i fatti osservati direttamente. Le contestazioni sulla rissa erano mere doglianze di fatto, non ammissibili in sede di legittimità. L’Imputato è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28043 Anno 2022
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale

L’Inammissibilità del Ricorso Penale: Quando la Cassazione non riesamina i fatti

Il mondo del diritto penale è complesso e spesso si scontra con la necessità di distinguere tra la valutazione dei fatti e l’applicazione della legge. Un recente caso ha evidenziato proprio questa distinzione, portando alla dichiarazione di inammissibilità del ricorso penale presentato da un Imputato. La decisione della Corte di Cassazione sottolinea l’importanza di comprendere i limiti del giudizio di legittimità, dove non è possibile chiedere un nuovo esame delle prove, ma solo verificare la corretta applicazione delle norme.

Il Caso di Rissa: La Condanna e il Ricorso dell’Imputato

Un Imputato ha ricevuto una condanna per il reato di rissa, come previsto dall’articolo 588 del Codice Penale. Questa condanna è stata confermata anche in appello. L’Imputato, non rassegnato, ha deciso di rivolgersi alla Corte di Cassazione, presentando un ricorso. Con questo ricorso, egli sperava di ribaltare la decisione, sollevando due punti principali di contestazione contro la sentenza che lo aveva ritenuto colpevole.

Il primo motivo di ricorso: la testimonianza “de relato”

Il primo punto contestato dall’Imputato riguardava l’utilizzo di testimonianze “de relato” (cioè, testimonianze basate su ciò che si è sentito dire da altri, non su quanto visto direttamente) da parte della polizia giudiziaria. L’Imputato sosteneva che queste testimonianze fossero inutilizzabili, ovvero non valide ai fini della decisione. Tuttavia, la Corte di Cassazione ha respinto questa obiezione. I giudici hanno chiarito che le dichiarazioni della polizia giudiziaria erano state usate solo per descrivere ciò che gli agenti avevano osservato direttamente, in particolare gli esiti della colluttazione. La ricostruzione dei fatti e l’identificazione dei responsabili si basavano invece sulle deposizioni dei testimoni oculati, raccolte durante il dibattimento processuale. Quindi, non c’era stata alcuna violazione delle regole sull’utilizzabilità delle prove.

Il secondo motivo di ricorso: la contestazione della rissa

Il secondo motivo di ricorso dell’Imputato metteva in discussione la sussistenza stessa della rissa e la sua partecipazione ad essa. In pratica, l’Imputato negava che ci fosse stata una rissa o che lui ne avesse fatto parte. Anche questo punto è stato ritenuto infondato dalla Cassazione. La Corte ha spiegato che queste contestazioni rappresentavano semplici “doglianze in punto di fatto”. Questo significa che l’Imputato chiedeva ai giudici di riesaminare le prove e di dare una nuova interpretazione ai fatti, cosa non consentita in sede di legittimità. Il ricorso in Cassazione, infatti, non serve a rivalutare i fatti, ma a verificare se la legge è stata applicata correttamente. Le lamentele dell’Imputato non individuavano specifici errori o travisamenti delle prove da parte dei giudici precedenti, ma chiedevano solo una diversa lettura degli eventi.

Le motivazioni: l’inammissibilità del ricorso penale

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso penale per diverse ragioni. In primo luogo, il ricorso presentava contestazioni che miravano a una rivalutazione dei fatti già accertati dai giudici di merito, cosa non permessa in sede di legittimità. La Cassazione non può riesaminare le prove o formulare una nuova ricostruzione degli eventi, ma deve limitarsi a verificare la corretta applicazione del diritto. Le doglianze dell’Imputato erano, in sostanza, un tentativo di riaprire il dibattito sui fatti, senza indicare vizi specifici nell’applicazione della legge o travisamenti probatori evidenti. Questo rende il ricorso inammissibile, poiché esula dalle funzioni proprie della Corte Suprema. La decisione ribadisce che il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio sui fatti.

Le conclusioni: l’esito per l’Imputato

L’esito per l’Imputato è stato negativo. La Corte di Cassazione ha dichiarato il suo ricorso inammissibile. Di conseguenza, l’Imputato è stato condannato a pagare le spese processuali sostenute dallo Stato. Inoltre, è stato condannato a versare una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. Questo significa che la condanna per rissa è diventata definitiva e l’Imputato ha dovuto sostenere anche i costi legati al suo tentativo, fallito, di impugnare la sentenza. La decisione serve da monito: un ricorso in Cassazione deve basarsi su specifici errori di diritto, non su una semplice richiesta di riesame dei fatti.

Cos’è una testimonianza “de relato” e perché è stata contestata?
Una testimonianza “de relato” è quando un testimone riferisce ciò che ha sentito dire da altri, anziché ciò che ha visto direttamente. L’Imputato l’ha contestata perché riteneva che non potesse essere usata come prova, ma la Corte ha chiarito che era stata usata solo per fatti direttamente osservati dalla polizia giudiziaria.

Quando un ricorso in Cassazione è inammissibile per “doglianze di fatto”?
Un ricorso in Cassazione è inammissibile per “doglianze di fatto” quando il ricorrente chiede alla Corte di riesaminare le prove e di dare una nuova interpretazione ai fatti già accertati dai giudici precedenti, anziché contestare errori nell’applicazione della legge.

Quali sono le conseguenze per chi vede il proprio ricorso dichiarato inammissibile?
Se un ricorso viene dichiarato inammissibile, la sentenza precedente diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e, in ambito penale, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati