Inammissibilità ricorso Cassazione: Quando i Motivi Sono Generici
L’inammissibilità ricorso Cassazione è uno degli esiti più comuni, e spesso frustranti, del giudizio di legittimità. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci offre l’occasione per analizzare uno dei motivi più frequenti di tale decisione: la genericità e la ripetitività dei motivi di ricorso. Il caso in esame riguarda un soggetto condannato per spaccio di lieve entità che ha visto il suo ricorso respinto senza un esame del merito, proprio perché non ha superato il vaglio preliminare di ammissibilità. Vediamo nel dettaglio cosa è successo e quali principi ha ribadito la Corte.
I Fatti del Processo: Dalla Condanna al Ricorso
Il ricorrente era stato condannato sia in primo grado che in appello alla pena di otto mesi di reclusione e 2.000 euro di multa per il reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, nella sua forma attenuata (art. 73, comma 5, D.P.R. 309/1990).
Non soddisfatto della decisione della Corte d’Appello, l’imputato ha proposto ricorso per cassazione, affidandosi a quattro distinti motivi:
- Errata valutazione della sua responsabilità penale, sostenendo che la droga fosse per uso personale e non per lo spaccio.
- Mancata applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.).
- Eccessività della pena inflitta.
- Intervenuta prescrizione del reato prima della sentenza d’appello.
L’Inammissibilità del Ricorso Cassazione per Genericità
Il fulcro della decisione della Cassazione risiede nel primo motivo. La Corte ha osservato che le argomentazioni presentate erano una mera riproposizione di quelle già sollevate con l’atto di appello e respinte, con adeguata motivazione, dai giudici di secondo grado.
La funzione tipica dell’impugnazione, e in particolare del ricorso per cassazione, non è quella di ottenere un terzo giudizio sui fatti, ma di sottoporre a critica argomentata il provvedimento impugnato, evidenziando specifici vizi di legge o di motivazione. Un ricorso che si limita a ripetere le stesse doglianze, senza confrontarsi criticamente con le ragioni esposte nella sentenza d’appello, perde la sua funzione e si destina inevitabilmente all’inammissibilità. Questo principio, consolidato in giurisprudenza, mira a garantire l’efficienza del sistema giudiziario, evitando che la Corte di Cassazione venga investita di questioni già adeguatamente risolte.
Analisi degli Altri Motivi di Ricorso Respinti
Anche gli altri motivi sono stati ritenuti infondati e, di conseguenza, inammissibili.
La Questione della Particolare Tenuità del Fatto (Art. 131-bis c.p.)
La Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero correttamente valutato i presupposti per l’applicazione della causa di non punibilità. Per escludere il reato per particolare tenuità del fatto, è necessario che l’offesa sia minima e che il comportamento dell’autore non sia abituale. La sentenza impugnata aveva fornito una motivazione congrua sul perché tali requisiti non fossero presenti nel caso di specie, e il ricorso non ha offerto elementi validi per contestare tale valutazione.
La Determinazione della Pena
In merito all’eccessività della sanzione, la Cassazione ha ricordato un altro principio fondamentale: una motivazione specifica e dettagliata sulla quantificazione della pena è richiesta solo quando questa si discosta significativamente dalla media edittale o si avvicina al massimo. Nel caso in esame, la pena inflitta era prossima al minimo previsto dalla legge, rendendo sufficiente un richiamo implicito ai criteri dell’art. 133 del codice penale. La scelta del quantum di pena rientra nella discrezionalità del giudice di merito e non è sindacabile in Cassazione se congruamente motivata.
Il Calcolo della Prescrizione
Infine, la doglianza sulla prescrizione è stata giudicata palesemente infondata. La Corte ha effettuato un calcolo preciso, stabilendo che, al momento della pronuncia della sentenza d’appello (8 aprile 2024), il termine di prescrizione per il reato (commesso il 21 giugno 2017) non era ancora maturato. Questo sarebbe avvenuto solo il 21 dicembre 2024.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
Le motivazioni della Corte si fondano su principi procedurali consolidati. La funzione della Corte di Cassazione non è quella di rivedere i fatti, ma di garantire l’uniforme interpretazione della legge e il rispetto delle norme processuali. Un ricorso, per essere ammissibile, deve contenere una critica specifica e puntuale alla decisione impugnata, dialogando con le argomentazioni del giudice precedente e dimostrando dove e perché esse siano errate. La semplice riproposizione dei motivi di appello svuota il ricorso della sua funzione essenziale, trasformandolo in un tentativo di ottenere un terzo grado di giudizio sul merito, cosa non consentita dalla legge. La declaratoria di inammissibilità, con la conseguente condanna al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria, rappresenta la sanzione processuale per questo uso non corretto dello strumento impugnatorio.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza ribadisce una lezione fondamentale per chiunque intenda adire la Suprema Corte: la redazione di un ricorso per cassazione richiede rigore tecnico e una profonda comprensione del suo ruolo. Non è sufficiente essere in disaccordo con la decisione precedente; è necessario individuare vizi specifici (violazioni di legge o difetti manifesti di motivazione) e articolarli in modo chiaro e pertinente, confrontandosi direttamente con la ratio decidendi della sentenza che si intende impugnare. In assenza di questi elementi, l’inammissibilità ricorso Cassazione è un esito quasi certo, con conseguente spreco di tempo e risorse.
Perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile principalmente perché i motivi presentati erano generici e si limitavano a ripetere le stesse argomentazioni già respinte dalla Corte d’Appello, senza un confronto critico e specifico con la motivazione della sentenza impugnata.
È possibile presentare in Cassazione gli stessi motivi dell’appello?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che un ricorso che si limita a riprodurre e reiterare i motivi già proposti in appello e motivatamente respinti è inammissibile. L’impugnazione deve consistere in una critica argomentata e puntuale al provvedimento che si contesta.
Come ha valutato la Corte la questione della prescrizione?
La Corte ha ritenuto il motivo sulla prescrizione inammissibile perché, sulla base di un calcolo preciso, ha accertato che il termine di prescrizione del reato non era ancora maturato alla data della sentenza d’appello, ma sarebbe scaduto solo diversi mesi dopo.