\n
LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Inammissibilità ricorso Cassazione: la motivazione

La Corte di Cassazione dichiara l’inammissibilità del ricorso di due imputati condannati per furto. La decisione si fonda sulla correttezza e logicità della motivazione della Corte d’Appello, sia riguardo alla determinazione della pena, sia sulla valutazione della responsabilità. La Corte ribadisce che il giudizio di legittimità non può trasformarsi in una nuova valutazione dei fatti, confermando così l’importanza di una motivazione adeguata da parte dei giudici di merito. L’esito sottolinea la rigidità dei criteri per l’ammissibilità del ricorso in Cassazione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 38101 Anno 2025
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 3 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Inammissibilità Ricorso Cassazione: Quando la Motivazione è Inattaccabile

L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio dei rigorosi paletti che delimitano il giudizio di legittimità, culminando in una pronuncia di inammissibilità del ricorso in Cassazione. Il caso riguarda due persone condannate in concorso per plurimi episodi di furto, la cui sentenza era stata confermata dalla Corte d’Appello. Analizziamo come la Suprema Corte ha respinto le loro doglianze, fornendo importanti principi sulla valutazione della motivazione e sui limiti del proprio sindacato.

I Fatti del Processo e i Motivi del Ricorso

Due soggetti, condannati per furto, decidevano di impugnare la sentenza della Corte d’Appello di Roma dinanzi alla Corte di Cassazione. I motivi del ricorso erano distinti:

  • Il primo ricorrente lamentava un difetto di motivazione riguardo al trattamento sanzionatorio. A suo dire, i giudici di merito non avevano adeguatamente considerato il suo buon comportamento processuale per concedergli una riduzione di pena.
  • La seconda ricorrente sollevava due questioni: in primo luogo, una motivazione apodittica (cioè assertiva e non argomentata) sulla sua responsabilità penale per uno dei capi d’imputazione; in secondo luogo, un difetto di motivazione sulla pena, identica a quella del coimputato, nonostante le censure mosse in appello.

La Decisione della Corte: l’Inammissibilità Ricorso Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili entrambi i ricorsi, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende. La decisione si basa su principi consolidati che meritano un’analisi approfondita.

La Valutazione del Trattamento Sanzionatorio

Per quanto riguarda il primo ricorrente, la Corte ha stabilito che la motivazione della Corte d’Appello era tutt’altro che carente. I giudici di merito avevano infatti posto l’accento sulla gravità dei fatti, desunta sia dalle modalità di compimento delle azioni delittuose sia dall’intensità del dolo. La Cassazione ha colto l’occasione per ribadire un principio fondamentale: il suo compito non è quello di effettuare una nuova valutazione sulla congruità della pena. Un simile giudizio è precluso in sede di legittimità, a meno che la determinazione della pena non sia frutto di mero arbitrio o di un ragionamento palesemente illogico, circostanze non riscontrate nel caso di specie.

Responsabilità Penale e Condotta Sovrapponibile

Riguardo alla seconda ricorrente, la Corte ha smontato entrambe le doglianze. Sul tema della responsabilità, ha evidenziato come le argomentazioni della difesa, pur presentate come un vizio di legittimità, mirassero in realtà a una ricostruzione e valutazione del fatto e del materiale probatorio. Questa attività è di esclusiva competenza dei giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello), i quali, secondo la Cassazione, avevano fornito una motivazione “congrua e adeguata”, esente da vizi logici.

Sulla questione della pena identica a quella del coimputato, la Corte ha ritenuto che la Corte d’Appello avesse fornito una giustificazione logica e non censurabile: la condotta della ricorrente era stata giudicata “sovrapponibile” a quella dell’altro imputato. Di conseguenza, era del tutto ragionevole escludere che meritasse un trattamento sanzionatorio più benevolo.

Le Motivazioni della Corte

La decisione si fonda su alcuni capisaldi della procedura penale. In primo luogo, la Corte di Cassazione non è un “terzo grado” di giudizio dove si possono rivalutare le prove. Il suo ruolo è quello di verificare la corretta applicazione della legge e la coerenza logica della motivazione della sentenza impugnata. Qualsiasi ricorso che tenti, anche in modo mascherato, di ottenere una nuova valutazione dei fatti è destinato all’inammissibilità.

In secondo luogo, in tema di determinazione della pena, l’obbligo di motivazione del giudice di merito è adempiuto quando vengono indicati gli elementi ritenuti rilevanti secondo i criteri dell’art. 133 del codice penale. Una motivazione che evidenzia la gravità del reato, come nel caso di specie, è considerata sufficiente e non può essere messa in discussione se non per manifesta illogicità.

Conclusioni

Questa ordinanza riafferma con forza i limiti del sindacato della Corte di Cassazione. Per gli operatori del diritto, insegna che un ricorso per cassazione ha speranze di successo solo se si concentra su vizi di legittimità puri: violazioni di legge o difetti motivazionali gravi, come la manifesta illogicità o la contraddittorietà. Tentare di rimettere in discussione l’apprezzamento delle prove o la congruità della pena, quando la motivazione del giudice di merito è logicamente strutturata, conduce quasi inevitabilmente a una declaratoria di inammissibilità del ricorso in Cassazione, con conseguente condanna alle spese e a una sanzione pecuniaria.

Quando un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Un ricorso viene dichiarato inammissibile quando, tra le altre cose, non denuncia un vizio di legittimità (come un’errata applicazione della legge o un difetto logico di motivazione), ma tenta di ottenere una nuova valutazione dei fatti e delle prove, attività che è di esclusiva competenza dei giudici di primo e secondo grado.

Come deve essere motivata la determinazione della pena per essere considerata valida dalla Cassazione?
La motivazione è valida quando il giudice indica gli elementi che ha ritenuto rilevanti, come la gravità dei fatti, le modalità dell’azione e l’intensità del dolo. Non è necessario un dettaglio analitico di ogni singolo criterio dell’art. 133 c.p., purché il ragionamento non sia arbitrario o manifestamente illogico.

Due coimputati possono ricevere la stessa identica pena?
Sì, è possibile che due coimputati ricevano la stessa pena se il giudice ritiene, con una motivazione logica, che la loro condotta sia stata “sovrapponibile”, ovvero sostanzialmente identica in termini di partecipazione e gravità. In tal caso, non sussiste l’obbligo di differenziare il trattamento sanzionatorio.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati