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Fine di profitto nel furto: condannato per gelosia e non restituzione

Un uomo strappa il cellulare alla sua ex compagna per cancellare delle foto che lo ritraggono, spinto dalla gelosia. Nonostante il movente non fosse economico, non restituisce il telefono. La Corte di Cassazione ha confermato la sua condanna, stabilendo un principio chiave sul **fine di profitto nel furto**. I giudici hanno chiarito che il profitto non deve essere per forza economico e che la mancata restituzione del bene, dopo aver raggiunto lo scopo iniziale, dimostra la volontà di trarne un’utilità. L’imputato perde quindi il ricorso e viene condannato a pagare le spese processuali.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 11520 Anno 2023
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Pubblicato il 30 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Rubare per gelosia è reato? Il caso del cellulare non restituito

Un gesto impulsivo dettato dalla gelosia può trasformarsi in un reato grave come il furto con strappo. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso emblematico, facendo luce su un concetto fondamentale del diritto penale: il fine di profitto nel furto. La vicenda riguarda un uomo che, alterato dopo aver visto una foto della sua ex compagna con un’altra persona, le ha strappato di mano il cellulare con lo scopo dichiarato di cancellare le loro foto insieme. Questo gesto, però, è stato seguito da violenze e minacce e, soprattutto, dalla mancata restituzione del telefono.

La difesa dell’imputato: un gesto senza scopo di lucro

L’uomo ha cercato di difendersi sostenendo che la sua azione non era un furto. A suo dire, mancava l’elemento essenziale del reato: il fine di trarre un profitto. Egli affermava di aver agito solo per un impulso di rabbia e gelosia, con l’unico obiettivo di eliminare le immagini che lo ritraevano con la donna. Secondo questa linea difensiva, non c’era alcuna intenzione di arricchirsi o di ottenere un vantaggio economico dal possesso del cellulare, che valeva circa 150 euro. La sua intenzione era legata a una sfera puramente emotiva, un dispetto o una vendetta, non a un interesse patrimoniale.

La differenza tra furto con strappo e rapina

Prima di analizzare il nucleo della decisione, i giudici hanno chiarito un punto importante. L’azione è stata qualificata come ‘furto con strappo’ e non come ‘rapina’. La differenza è sottile ma cruciale. Nel furto con strappo, la violenza è esercitata direttamente sull’oggetto che si vuole sottrarre (il cellulare strappato di mano). Nella rapina, invece, la violenza è usata contro la persona per vincerla, intimidirla e costringerla a consegnare il bene. In questo caso, lo strappo del telefono è avvenuto prima delle successive aggressioni fisiche, quindi la violenza iniziale era diretta alla cosa e non alla persona per ottenere la consegna.

Le motivazioni: il fine di profitto nel furto e la mancata restituzione

Il punto centrale della sentenza è la definizione del fine di profitto nel furto. La Corte ha smontato la tesi difensiva con un ragionamento logico e giuridicamente solido. I giudici hanno spiegato che il ‘profitto’ non deve essere necessariamente economico. Può consistere in qualsiasi utilità, vantaggio o soddisfazione che l’autore del reato intende ottenere, anche di natura non patrimoniale. Tuttavia, in questo caso specifico, un elemento ha reso la condanna inevitabile: la mancata restituzione del telefono. L’uomo, anche dopo aver avuto tutto il tempo per cancellare le foto, ha tenuto per sé il cellulare. L’apparecchio è stato recuperato solo grazie a una perquisizione delle forze dell’ordine. Questo comportamento, secondo la Corte, dimostra in modo inequivocabile l’intenzione di trarre un’utilità dal bene sottratto, trasformando il movente iniziale di gelosia in un vero e proprio profitto illecito.

Le conclusioni: la condanna definitiva

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso dell’uomo inammissibile. La sua condanna a un anno e sei mesi di reclusione (con pena sospesa) e al risarcimento del danno è diventata definitiva. La sentenza ribadisce un principio fondamentale: nel momento in cui ci si impossessa di un bene altrui, anche per motivi futili o personali, e poi si decide di non restituirlo, scatta il fine di profitto nel furto. L’intenzione di tenere per sé un oggetto di valore economico, negandolo al legittimo proprietario, costituisce di per sé un profitto. L’uomo è stato quindi condannato anche al pagamento di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Se prendo un oggetto a qualcuno solo per dispetto e non per venderlo, è furto?
Sì, può essere considerato furto. La legge non richiede che il profitto sia economico. Anche il solo fatto di voler trarre una soddisfazione personale o danneggiare altri, trattenendo l’oggetto, può integrare il ‘fine di profitto’ richiesto per il reato.

Cosa significa esattamente ‘fine di profitto’ in un furto?
Significa che chi ruba deve agire con lo scopo di ottenere un qualsiasi vantaggio, per sé o per altri, dalla cosa rubata. Come chiarito dalla sentenza, questo vantaggio non è solo il denaro, ma anche il semplice utilizzo o il possesso del bene sottratto.

Qual è la differenza tra furto con strappo e rapina?
Nel furto con strappo la violenza è usata direttamente sull’oggetto per portarlo via (es. strappare una borsa). Nella rapina, la violenza o la minaccia sono rivolte alla persona per costringerla a consegnare l’oggetto. La rapina è un reato considerato più grave.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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