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Falsa demolizione: condanna per tentato falso in atto pubblico

Un proprietario, per bloccare la demolizione di un’opera abusiva, presenta al Pubblico Ministero istanze che attestano falsamente l’avvenuto ripristino dei luoghi. La Cassazione conferma la sua condanna per tentato falso in atto pubblico. La Corte stabilisce un principio chiaro: anche una semplice istanza, se diretta a ingannare il PM nell’ambito di un procedimento esecutivo, ha rilevanza pubblica. L’intento di far emettere un provvedimento di archiviazione basato su dati falsi integra il tentativo di reato, rendendo irrilevante la presunta natura ‘privata’ del documento.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 21883 Anno 2023
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Pubblicato il 14 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Dichiarare il falso per bloccare una demolizione: la condanna è certa

Presentare documenti non veritieri alla Pubblica Amministrazione può avere conseguenze penali molto serie. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha confermato la condanna per tentato falso in atto pubblico a carico di un proprietario che aveva cercato di ingannare il Pubblico Ministero. L’uomo aveva attestato falsamente di aver demolito un’opera abusiva, con il solo scopo di ottenere l’archiviazione del procedimento a suo carico. Questa decisione ribadisce un principio fondamentale: la correttezza e la veridicità delle dichiarazioni rese a un’autorità giudiziaria sono un dovere inderogabile.

I fatti: una demolizione mai avvenuta

La vicenda ha origine da un ordine di demolizione per un’opera edilizia abusiva: una grande tettoia in ferro di circa 300 metri quadrati. Il proprietario dell’immobile, per evitare l’esecuzione del provvedimento, presentava al Pubblico Ministero, tramite il suo avvocato, due diverse istanze. In questi documenti, si dichiarava falsamente che l’opera era stata demolita e che lo stato dei luoghi era stato ripristinato. L’obiettivo era chiaro: trarre in errore il magistrato per fargli emettere un provvedimento di archiviazione e chiudere definitivamente la questione. Tuttavia, la realtà era ben diversa e l’abuso edilizio era ancora presente.

La difesa dell’imputato e il tentato falso in atto pubblico

L’imputato ha cercato di difendersi sostenendo che le istanze presentate fossero semplici atti di natura privata, non qualificabili come atti pubblici. Secondo la sua tesi, mancava una procedura formale e giurisdizionale che potesse elevare i suoi scritti a un livello di rilevanza pubblica. Inoltre, ha invocato la buona fede, affermando di aver confuso quel procedimento con un altro relativo a un diverso abuso edilizio. La difesa puntava quindi a sminuire la gravità della condotta, relegandola a un’iniziativa privata senza conseguenze penali per il reato di falso. Questa linea difensiva, però, non ha convinto i giudici.

Le motivazioni: perché l’istanza al PM è un atto pubblico

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi difensiva, confermando la condanna per tentato falso in atto pubblico. I giudici hanno chiarito che il procedimento gestito dal Pubblico Ministero per l’esecuzione di una demolizione ha natura giurisdizionale e non meramente amministrativa. Di conseguenza, ogni atto presentato con lo scopo di influenzare la decisione del magistrato assume rilevanza pubblica. Le istanze del proprietario erano ‘atti idonei e diretti in modo non equivoco’ a ingannare il PM e a fargli emettere un atto pubblico (l’archiviazione) basato su presupposti falsi. La Corte ha inoltre smontato l’argomento della buona fede, evidenziando l’enorme differenza tra le due opere abusive che rendeva impossibile una reale confusione.

Le conclusioni: la condanna per tentato falso in atto pubblico è definitiva

L’esito finale della vicenda è la dichiarazione di inammissibilità del ricorso. Questo significa che la condanna del proprietario diventa definitiva. Oltre al pagamento delle spese processuali, l’uomo è stato condannato a versare una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. La sentenza lancia un messaggio inequivocabile: non si possono usare sotterfugi o false dichiarazioni per eludere gli ordini della giustizia. Il tentativo di ingannare un’autorità pubblica, anche con un atto apparentemente semplice come un’istanza, costituisce un reato grave e viene punito severamente.

Cosa rischio se dichiaro il falso al Pubblico Ministero per evitare una demolizione?
Si rischia una condanna per il reato di tentato falso in atto pubblico, poiché si cerca di ingannare un’autorità pubblica per ottenere un provvedimento illegittimo, come un’archiviazione.

Un’istanza presentata al PM è considerata un atto pubblico?
Sì. Secondo la Cassazione, anche un’istanza apparentemente ‘privata’, se inserita in un procedimento giudiziario come quello per l’esecuzione di una demolizione, assume rilevanza pubblica e deve essere veritiera.

Perché si parla di ‘tentato’ reato se il documento è stato presentato?
Si parla di ‘tentato’ reato perché l’obiettivo finale, cioè ottenere il provvedimento di archiviazione dal PM basato sul falso, non è stato raggiunto. La sola presentazione del documento falso è sufficiente a configurare il tentativo.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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