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Falso in atto pubblico ed edilizia: la Cassazione decide

La committente di alcune opere edili ha accusato il direttore dei lavori e l’appaltatrice di aver falsificato la sua firma su atti comunali e contratti. La Corte d’Appello ha assolto gli imputati, revocando i risarcimenti civili per insussistenza del fatto. La donna ha impugnato l’assoluzione sostenendo la configurabilità del reato di falso in atto pubblico. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della committente confermando l’assoluzione degli imputati. I giudici hanno chiarito che le semplici comunicazioni edilizie private indirizzate al Comune non possiedono natura di atto pubblico né valore di autocertificazione formale, restando scritture private senza pubblica fede.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 37864 Anno 2022
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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La natura della comunicazione edilizia e il reato di falso in atto pubblico

Un cittadino che commissiona opere edili può contestare la firma apposta a suo nome sui documenti presentati in Comune. Tuttavia, per configurare il delitto di falso in atto pubblico, la legge richiede requisiti formali precisi. Non ogni documento inoltrato alla pubblica amministrazione acquisisce automaticamente valore di atto pubblico. La Corte di Cassazione ha chiarito la linea di confine tra semplici comunicazioni informative e documenti dotati di efficacia probatoria privilegiata (ossia con piena garanzia di verità legale).

Nel caso analizzato, una committente sosteneva che l’impresa appaltatrice e il direttore dei lavori avessero falsificato la sua firma sulla comunicazione di inizio lavori e su atti di subappalto. La donna riteneva che tali depositi integrassero una falsità documentale grave ai danni del Comune. I giudici di merito hanno assolto i responsabili del cantiere, escludendo sia la prova certa della falsità grafica sia la qualifica pubblicistica delle comunicazioni.

Comunicazioni edilizie e scritture private nel cantiere

I privati presentano spesso istanze, segnalazioni o lettere informative agli uffici tecnici comunali. Questi atti assolvono il compito di notiziare l’amministrazione sull’avvio o sull’evoluzione dei cantieri. La loro funzione primaria resta quella di consentire le verifiche ispettive e i controlli di conformità urbanistica.

La giurisprudenza esclude che una scrittura privata diventi atto pubblico per il solo fatto di essere inserita in un fascicolo amministrativo. Il semplice collegamento tra la comunicazione del cittadino e il procedimento edilizio non muta l’essenza dell’atto. Il documento conserva la propria natura privatistica priva di pubblica fede.

Allo stesso modo, la dichiarazione con cui si comunica l’ingresso di una nuova ditta esecutrice non equivale a un atto notorio formale. L’assenza di documenti di identità allegati o di firme autenticate impedisce la trasformazione della comunicazione in una dichiarazione sostitutiva certificata.

Le motivazioni: i presupposti del reato di falso in atto pubblico

I giudici di legittimità hanno respinto le tesi della committente confermando la decisione assolutoria d’appello. La Suprema Corte ha precisato che la comunicazione di inizio lavori è un atto del privato privo di valenza probatoria privilegiata. Il Comune può e deve verificare sul campo la veridicità di quanto dichiarato, controllando il rispetto dei titoli edilizi.

Inoltre, la parte accusatrice non ha richiesto alcuna perizia grafica durante il processo di merito per attestare la falsificazione materiale delle firme. La sola dichiarazione di disconoscimento non basta a superare gli elementi fattuali che dimostravano la piena consapevolezza della committente sui lavori in corso.

La Cassazione ha chiarito che non sussiste alcuna dichiarazione sostitutiva di atto notorio se mancano i requisiti dell’articolo 38 del Testo Unico sulla documentazione amministrativa. La mancata allegazione del documento identificativo esclude la tutela penale rafforzata tipica degli atti pubblici.

Le conclusioni: conferma dell’assoluzione e rigetto del ricorso

La Corte di Cassazione ha rigettato integralmente il ricorso della parte civile e l’ha condannata al pagamento delle spese processuali. La pronuncia stabilisce che l’invio di un modulo privato al Comune non genera responsabilità penale per falsità in atti pubblici.

L’esito del giudizio tutela chi opera nel settore edile da contestazioni penali infondate basate su mere comunicazioni prive di forza certificativa. Chi intende denunciare una contraffazione documentale deve fornire prove peritali certe e verificare la reale qualificazione giuridica dell’atto depositato.

Una comunicazione di inizio lavori inviata al Comune costituisce atto pubblico?
No, la comunicazione di inizio lavori inoltrata dal privato resta una scrittura privata senza fede privilegiata e serve solo ad agevolare i controlli tecnici dell’ente pubblico.

Come si prova in giudizio la falsità di una firma su un documento?
La parte interessata deve richiedere una perizia grafica per dimostrare scientificamente che la sottoscrizione non appartiene al soggetto apparente.

Cosa serve affinché una dichiarazione al Comune abbia valore di atto notorio?
La dichiarazione deve rispettare i requisiti di legge, tra cui la firma apposta davanti al dipendente addetto oppure l’allegazione della copia del documento di identità del sottoscrittore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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