Un uomo finisce in prigione con l'accusa di far parte di un'associazione dedita allo spaccio di droga. L'Indagato fa ricorso. Egli sostiene di aver venduto la droga in modo autonomo, solo per guadagno personale, e di non far parte del gruppo criminale. Inoltre, ritiene inesistente il rischio di commettere nuovi reati, poiché i fatti risalgono a molti anni prima. La Corte di Cassazione respinge il ricorso. I giudici confermano il legame stabile con i capi del gruppo. L'uomo non solo compra e vende la droga, ma offre anche supporto logistico, mettendo a disposizione una villa per nascondere le sostanze. Questo dimostra il suo inserimento nell'organizzazione. Inoltre, per questo reato, la legge presume la necessità del carcere. L'Indagato perde la causa, resta in prigione e deve pagare le spese processuali più una multa di tremila euro.
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