Un imprenditore è stato condannato per aver messo in vendita prodotti con marcatura CE contraffatta. Inizialmente accusato di frode in commercio consumata, ha presentato ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha riqualificato il reato in tentata frode in commercio, specificando che la semplice detenzione della merce per la vendita, senza che questa sia stata effettivamente consegnata a un acquirente, costituisce solo un tentativo. Di conseguenza, la sentenza è stata annullata con rinvio alla Corte d'Appello per la sola rideterminazione della pena.
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