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Determinazione della pena: ricorso ripetitivo costa tremila euro

Il Ricorrente ha proposto ricorso in Cassazione contestando la mancata applicazione del minimo edittale. L’unico motivo di impugnazione riguardava il presunto vizio di motivazione dei giudici di merito sulla determinazione della pena. La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici hanno rilevato che il motivo di ricorso riproduceva semplicemente le stesse contestazioni già respinte in appello, senza muovere critiche specifiche alla decisione impugnata. Di conseguenza, la Corte ha condannato il Ricorrente al pagamento delle spese processuali e al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 7694 Anno 2022
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Pubblicato il 13 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

La determinazione della pena e il ricorso in Cassazione

La determinazione della pena rappresenta un momento cruciale del processo penale. Il giudice deve valutare la gravità del reato e la capacità a delinquere del colpevole per stabilire la sanzione più adeguata. Spesso i condannati sperano di ottenere il minimo edittale (la pena minima stabilita dalla legge per quel reato). Tuttavia, la scelta del giudice non può essere contestata in Cassazione se la decisione è motivata in modo logico e coerente. Un recente provvedimento della Suprema Corte chiarisce i limiti del ricorso quando si contesta la misura della sanzione applicata.

Nel caso in esame, il Ricorrente ha impugnato la sentenza della Corte di Appello. L’unico motivo di ricorso riguardava proprio la determinazione della pena. Il Ricorrente lamentava un vizio di motivazione (la mancanza di una spiegazione logica) da parte dei giudici di secondo grado. Secondo la difesa, la sentenza d’appello non spiegava a sufficienza i motivi per cui non era stata applicata la pena minima prevista dalla legge.

Il vizio di motivazione e la ripetizione dei motivi

La Corte di Cassazione ha analizzato attentamente il ricorso presentato dal difensore del Ricorrente. I giudici di legittimità hanno subito riscontrato un difetto fondamentale nell’atto di impugnazione. Il motivo presentato dalla difesa non conteneva elementi di novità. L’atto si limitava a riprodurre le medesime censure già sollevate davanti alla Corte di Appello.

La legge impone al ricorrente di confrontarsi direttamente con le motivazioni della sentenza impugnata. Non è possibile proporre in Cassazione una semplice copia dei motivi già discussi e respinti nei gradi precedenti. Questo comportamento rende il ricorso generico e privo di specificità. Quando il giudice di merito risponde alle critiche in modo logico, il ricorrente deve smontare quelle specifiche risposte e non limitarsi a ignorarle. La ripetizione meccanica degli argomenti difensivi non permette alla Cassazione di svolgere il proprio ruolo di controllo sulla legittimità della decisione.

Le motivazioni della Cassazione sulla determinazione della pena

Le motivazioni della Cassazione sulla determinazione della pena si basano sul principio di specificità dei motivi di ricorso. I giudici di legittimità hanno rilevato che la Corte di Appello aveva già esaminato la richiesta di riduzione della sanzione. I giudici di secondo grado avevano respinto la richiesta con argomenti giuridici corretti e con una motivazione del tutto logica.

Il Ricorrente non ha proposto alcuna critica mirata contro questa spiegazione della Corte di Appello. Egli si è limitato a ripetere le proprie lamentele iniziali. La Cassazione ha ribadito che il controllo sulla misura della pena spetta esclusivamente ai giudici di merito. La Suprema Corte può intervenire solo se la motivazione del giudice di merito è totalmente assente o palesemente illogica. Se la motivazione esiste ed è coerente, la decisione sulla determinazione della pena non è modificabile in sede di legittimità. Il ricorso che ignora le risposte del giudice d’appello viene quindi considerato inammissibile (privo dei requisiti legali per essere esaminato).

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico

Le conclusioni della Suprema Corte sul caso specifico hanno sancito la totale inammissibilità del ricorso. La Cassazione ha rigettato l’impugnazione senza entrare nel merito della vicenda. Questa decisione comporta conseguenze finanziarie immediate e severe per il Ricorrente.

Oltre alla perdita definitiva della possibilità di ottenere una riduzione della sanzione, il Ricorrente deve farsi carico delle spese del procedimento. La Corte lo ha condannato al pagamento delle spese processuali. Inoltre, i giudici hanno imposto al Ricorrente il pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa sanzione colpisce chi attiva la giustizia di legittimità con ricorsi manifestamente infondati o ripetitivi. La decisione conferma la necessità di formulare ricorsi estremamente precisi e mirati per evitare pesanti sanzioni economiche.

Cosa succede se si presenta un ricorso in Cassazione uguale a quello d’appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile perché non contesta in modo specifico le motivazioni della sentenza d’appello.

Chi decide la misura della pena nel processo penale?
La misura della pena viene decisa dal giudice di merito, mentre la Cassazione controlla solo la logicità della motivazione.

Quali sono le conseguenze economiche di un ricorso inammissibile?
Il ricorrente deve pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria che può arrivare a diverse migliaia di euro a favore della Cassa delle ammende.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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