Il DASPO fuori contesto e la sicurezza nelle piazze
Il concetto di prevenzione si estende oltre i confini degli stadi sportivi. La Corte di Cassazione ha recentemente affrontato il tema del DASPO fuori contesto (divieto di accedere alle manifestazioni sportive applicato per fatti non legati allo sport). La vicenda riguarda due manifestanti che hanno partecipato a una manifestazione non autorizzata. Durante l’evento, i soggetti hanno preso parte a scontri con le forze dell’ordine e hanno tentato di forzare un cordone di polizia. Il Questore ha emesso nei loro confronti un divieto di accesso alle manifestazioni sportive con obbligo di firma. Il Giudice per le Indagini Preliminari ha convalidato la misura. I due destinatari hanno proposto ricorso, sostenendo che i fatti non avevano alcun legame con eventi sportivi.
Quando si applica il DASPO fuori contesto
La difesa ha sostenuto che la misura fosse illegittima perché applicata a condotte del tutto estranee al mondo del calcio o di altre discipline. La legge prevede invece una specifica estensione della misura di prevenzione. L’articolo 6 della legge 401 del 1989 consente l’applicazione del divieto anche se il fatto non è stato commesso in occasione di manifestazioni sportive. Questa estensione si applica quando i soggetti vengono denunciati per reati gravi, come la devastazione o il porto di oggetti atti a offendere durante le manifestazioni pubbliche. Il legislatore vuole tutelare in anticipo la sicurezza pubblica. Chi dimostra una inclinazione alla violenza in contesti di disordine collettivo rappresenta un pericolo anche per gli stadi.
Il problema della durata e la finta recidiva
Un aspetto cruciale del processo ha riguardato la durata della misura applicata al Primo Manifestante. Il Giudice ha stabilito una durata di cinque anni, applicando il minimo edittale (la sanzione minima prevista dalla legge) per i soggetti recidivi (chi ha già subito un provvedimento simile in passato). Il Primo Manifestante era stato destinatario di un precedente divieto nel 2016. Tuttavia, la difesa ha dimostrato che quel vecchio provvedimento era stato revocato. L’autorità lo aveva annullato in seguito all’assoluzione del giovane con la formula per non aver commesso il fatto. Di conseguenza, il presupposto della recidiva era inesistente al momento della nuova decisione.
Le motivazioni della Cassazione sul DASPO fuori contesto
I giudici della Suprema Corte hanno chiarito che la misura di prevenzione è pienamente legittima anche per fatti estranei allo sport. La pericolosità sociale del soggetto giustifica la tutela anticipata della sicurezza dei cittadini. La Cassazione ha però riscontrato un grave vizio nella determinazione della durata per il Primo Manifestante. Il Giudice per le Indagini Preliminari non ha considerato la revoca del precedente divieto. Questo errore rende la motivazione sulla durata del tutto claudicante (invalida e priva di un solido fondamento logico). La durata di cinque anni non poteva essere applicata automaticamente sulla base di una recidiva inesistente.
Le conclusioni sul caso del DASPO fuori contesto
La Corte di Cassazione ha accolto parzialmente il ricorso del Primo Manifestante. I giudici hanno annullato l’ordinanza limitatamente alla durata della misura e hanno rinviato gli atti al Tribunale per un nuovo calcolo. Il Secondo Manifestante ha visto invece il proprio ricorso interamente rigettato ed è stato condannato al pagamento delle spese processuali. Questa sentenza conferma che il divieto di accesso agli stadi è uno strumento flessibile contro la violenza urbana, ma richiede una rigorosa verifica dei presupposti personali prima di stabilirne la durata.
Si può ricevere un DASPO anche per fatti non legati a eventi sportivi?
Sì, la legge consente l’applicazione del cosiddetto DASPO fuori contesto per reati gravi legati al disordine pubblico e alla violenza urbana, anche se commessi lontano dagli stadi.
Cosa succede se la durata del DASPO viene calcolata su un precedente provvedimento revocato?
La determinazione della durata diventa illegittima per mancanza del presupposto della recidiva, e il provvedimento deve essere riesaminato dal giudice per un nuovo calcolo.
Quali tutele ha il cittadino contro un provvedimento di DASPO?
Il destinatario può presentare ricorso davanti al giudice per le indagini preliminari e, successivamente, ricorrere in Cassazione per contestare la legittimità della misura o la sua durata.