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Danneggiamento: Ricorso Inammissibile, Condanna e Multa di 3000€

Un uomo, condannato per danneggiamento, presenta ricorso alla Corte di Cassazione contestando la ricostruzione dei fatti, la recidiva e il mancato riconoscimento di attenuanti. La Suprema Corte ha dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione. I giudici hanno stabilito che i motivi erano in parte volti a un non consentito riesame dei fatti e in parte troppo generici. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato a pagare le spese processuali e una sanzione di 3.000 euro alla Cassa delle ammende.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13562 Anno 2023
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Pubblicato il 2 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Ricorso in Cassazione: quando la forma è sostanza

Presentare un ricorso alla Corte di Cassazione è l’ultimo grado di giudizio nel nostro ordinamento, ma non è una terza occasione per ridiscutere l’intera vicenda. Una recente ordinanza della Suprema Corte lo ribadisce, dichiarando l’inammissibilità del ricorso per cassazione presentato da un uomo condannato per danneggiamento. Questa decisione sottolinea un principio fondamentale: l’appello all’ultimo grado di giudizio deve basarsi su precisi errori di diritto e non può essere un tentativo di ottenere una nuova valutazione dei fatti. Vediamo nel dettaglio cosa è successo e perché questa pronuncia è importante.

Il fatto: una condanna per danneggiamento

La vicenda ha origine da una condanna per il reato di danneggiamento. Un uomo viene ritenuto colpevole di aver rovinato o distrutto beni di proprietà altrui. Durante il processo, i giudici riconoscono anche la sua recidiva, ovvero il fatto che avesse già commesso altri reati in passato, e decidono di non concedergli le circostanze attenuanti generiche, quegli elementi che avrebbero potuto portare a una riduzione della pena.

I motivi del ricorso alla Suprema Corte

Insoddisfatto della sentenza di condanna, l’imputato decide di giocare la sua ultima carta: il ricorso alla Corte di Cassazione. I suoi avvocati presentano tre motivi principali. Con il primo, cercano di contestare la ricostruzione dei fatti così come accertata dai giudici nei gradi precedenti. In pratica, chiedono alla Cassazione di rivedere le prove e di giungere a una conclusione diversa. Con gli altri due motivi, criticano in modo generico la decisione dei giudici di considerarlo recidivo e di negargli le attenuanti.

I limiti del giudizio e l’inammissibilità del ricorso per cassazione

La Corte di Cassazione non è un ‘terzo tempo’ del processo. Il suo compito non è stabilire chi ha torto o ragione nel merito dei fatti, ma verificare che i giudici precedenti abbiano applicato correttamente la legge. Questo si chiama ‘giudizio di legittimità’. Non si possono portare nuove prove né chiedere di rivalutare quelle già esaminate. Proprio per questo, un ricorso che tenta di fare ciò è destinato a fallire. Inoltre, i motivi di ricorso devono essere specifici, chiari e pertinenti. Non basta lamentarsi della sentenza; bisogna indicare con precisione dove e perché il giudice ha sbagliato nell’interpretare o applicare una norma giuridica. Un ricorso vago e generico viene respinto senza nemmeno essere discusso nel merito, portando a una dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato respinto

La Suprema Corte ha analizzato i motivi e li ha ritenuti, appunto, inammissibili. Il primo motivo è stato bocciato perché chiedeva una nuova ‘ricostruzione fattuale’, un compito che, come spiegato, non spetta alla Cassazione. I giudici hanno chiarito che non potevano sostituire la propria valutazione a quella, logica e motivata, dei tribunali precedenti. Gli altri due motivi, relativi alla recidiva e alle attenuanti, sono stati giudicati ‘generici’. L’imputato non aveva spiegato in modo specifico perché la decisione dei giudici fosse sbagliata dal punto di vista legale, limitandosi a una critica superficiale. Questa mancanza di specificità ha reso anche questi punti inammissibili.

Le conclusioni: le conseguenze pratiche della decisione

L’esito è stato netto. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Questo significa due cose. Primo, la condanna per danneggiamento è diventata definitiva e non più contestabile. Secondo, l’imputato è stato condannato a pagare non solo le spese del procedimento, ma anche una somma di 3.000 euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione è prevista proprio per scoraggiare ricorsi presentati senza validi presupposti legali. La vicenda insegna che un’impugnazione, specialmente in Cassazione, deve essere preparata con estrema cura, focalizzandosi su vizi di legge concreti e non su speranze di un riesame generale.

Cosa succede se un ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
La sentenza impugnata diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una somma di denaro alla Cassa delle ammende.

Posso chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare come sono andati i fatti?
No, la Corte di Cassazione è un giudice di legittimità, non di merito. Non può fare una nuova valutazione dei fatti o delle prove, ma solo verificare la corretta applicazione della legge da parte dei giudici precedenti.

Perché un motivo di ricorso viene considerato ‘generico’?
Un motivo è generico quando non indica in modo specifico quale errore di legge avrebbe commesso il giudice precedente o non si confronta puntualmente con le motivazioni della sentenza che si sta impugnando.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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