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Danneggiamento: ricorso generico, condanna confermata

Un uomo, condannato per il reato di danneggiamento, ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione lamentando il mancato riconoscimento di alcune circostanze attenuanti. La Corte ha però dichiarato l’inammissibilità del ricorso per cassazione. I motivi presentati dall’imputato sono stati giudicati troppo generici e privi della specificità richiesta dalla legge. L’appello non contestava in modo puntuale le ragioni della Corte d’Appello, che erano invece ampie e ben motivate. Di conseguenza, la condanna è diventata definitiva e l’uomo è stato anche condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende per aver presentato un ricorso infondato.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 15882 Anno 2023
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Pubblicato il 6 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

L’importanza di un ricorso specifico

Presentare un ricorso in Cassazione non è una semplice formalità. La legge richiede precisione e rigore, pena una dichiarazione di inammissibilità del ricorso per cassazione. Questo significa che i giudici non entreranno nemmeno nel merito della questione. Una recente ordinanza della Suprema Corte ci offre un esempio pratico di come la genericità di un atto possa portare alla conferma di una condanna, con l’aggiunta di ulteriori spese. Un ricorso mal formulato equivale a una sconfitta certa, indipendentemente dalle ragioni sostanziali che si intende far valere.

I fatti: una condanna per danneggiamento

La vicenda ha origine da una condanna per il reato di danneggiamento, previsto dall’articolo 635 del codice penale. Un uomo è stato ritenuto colpevole nei primi due gradi di giudizio. La sua difesa, non condividendo la decisione dei giudici di merito, ha deciso di tentare l’ultima strada possibile: il ricorso alla Corte di Cassazione. L’obiettivo era ottenere una revisione della pena, contestando in particolare la gestione delle circostanze attenuanti, ovvero quegli elementi che possono portare a una riduzione della sanzione finale.

Le ragioni del ricorso: la critica alle attenuanti

Nel suo ricorso, l’imputato ha sollevato due questioni principali. La prima riguardava le cosiddette attenuanti generiche. Secondo la difesa, i giudici non le avevano valutate correttamente nel bilanciamento con la recidiva (la condizione di chi ha già commesso altri reati in passato). La seconda critica era rivolta al mancato riconoscimento dell’attenuante del danno di speciale tenuità, sostenendo che il pregiudizio causato fosse minimo. In sostanza, l’imputato chiedeva alla Cassazione di riconsiderare questi aspetti per ottenere una pena più mite.

Il verdetto: l’inammissibilità del ricorso per cassazione

La Corte di Cassazione, tuttavia, ha respinto il ricorso senza nemmeno analizzare a fondo le questioni sollevate. Il motivo è puramente procedurale e si basa sull’articolo 581 del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce che i motivi di ricorso devono essere specifici. Non basta esprimere un generico dissenso con la sentenza precedente. È necessario indicare con precisione quali parti della motivazione si contestano e perché, fornendo argomentazioni giuridiche puntuali. Nel caso specifico, i giudici hanno ritenuto le lamentele dell’imputato delle semplici ‘deduzioni generiche’, incapaci di confrontarsi con la motivazione, ampia e corretta, della sentenza impugnata.

Le motivazioni: perché il ricorso era generico

La Corte ha spiegato che la sentenza di secondo grado aveva motivato in modo esauriente sia sul bilanciamento tra le attenuanti e la recidiva, sia sulla non particolare tenuità del danno, considerando anche il danno morale. Di fronte a una motivazione così strutturata, l’imputato si è limitato a riproporre le sue tesi in modo vago, senza spiegare dove e perché i giudici di merito avessero sbagliato nel loro ragionamento giuridico. Questo atteggiamento non consente al giudice dell’impugnazione di individuare i punti critici e di esercitare il proprio controllo. La mancanza di specificità ha quindi reso il ricorso inattaccabile, portando direttamente alla sua inammissibilità.

Le conclusioni: condanna definitiva e sanzioni aggiuntive

L’esito finale è stato sfavorevole per il ricorrente su tutta la linea. La dichiarazione di inammissibilità ha reso la sua condanna definitiva. Ma non solo. La Corte, ravvisando una colpa nella presentazione di un ricorso palesemente infondato, lo ha condannato al pagamento delle spese processuali. In aggiunta, ha disposto il versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sanzione serve a scoraggiare ricorsi presentati in modo superficiale o dilatorio, che appesantiscono inutilmente il lavoro della giustizia. La vicenda insegna che la forma, nel diritto, è sostanza.

Cosa significa quando un ricorso viene dichiarato ‘inammissibile’?
Significa che il ricorso viene respinto senza che i giudici ne esaminino il contenuto, perché manca dei requisiti formali richiesti dalla legge, come la specificità dei motivi.

Posso presentare un ricorso in Cassazione solo perché non sono d’accordo con la sentenza?
No, non è sufficiente. È obbligatorio indicare in modo preciso e dettagliato le ragioni giuridiche per cui si ritiene che la sentenza precedente sia sbagliata, citando le norme violate.

Cosa rischio se il mio ricorso in Cassazione è dichiarato inammissibile?
Oltre alla conferma della condanna, si viene condannati al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria a favore della Cassa delle ammende, il cui importo è deciso dal giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, e Benevento.

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